Preghiamo con i Salmi

I salmi sono quella parte della Bibbia che accompagnano la nostra preghiera di ogni giorno. Il Salterio è l’unico libro della Bibbia che e stato dato da Dio al suo popolo, solo ed esclusivamente perché servisse per pregare. Non per informazione o per altro tipo di insegnamento, ma solo per imparare a pregare. E’ parola di Dio che ci viene data perché noi la possiamo pregare, perché è essa stessa preghiera. Quindi noi quando preghiamo con i salmi, non usiamo parole degli uomini, ma quelle di Dio stesso. Avviene come quando un bambino incomincia a pronunciare le prime parole: mamma, papa. Prima le ha pronunciate la mamma, sono scese nel suo intimo, fino a incontrarsi con un istinto che le stava aspettando, che quasi le riconosce e le fa rimbalzare di nuovo fuori. Quanto è difficile capire il bambino (infante=senza parola). Di che cosa si lamenta? dove gli fa male? che cosa chiede? che senso ha il suo sorriso, il suo pianto? Ma quando il bambino impara il linguaggio materno, può farsi capire.

“Come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te” (Dt. 8,5). Parte essenziale di questa correzione e educazione del popolo, consiste nell’insegnargli a parlare per capirsi con Dio. Non manca all’uomo un certo istinto che risponde confusamente a Dio; con esso arriva ad emettere lamenti inarticolati da infante. Dio stesso gli insegna il linguaggio perché possa spiegarsi con Dio; perché sappia lamentarsi in modo articolato, dire dove gli fa male e di che cosa ha bisogno; perché sappia dar ragione del suo sorriso e della sua gioia; perché possa unirsi ai suoi fratelli in un cantico all’unisono; perché sappia, a tu per tu con Dio, effondere in parole lo sfogo del cuore.

“Israele è il mio figlio primogenito” (Es. 4,23). Israele come popolo ascoltò la parola di Dio, che parlava per bocca dei profeti e dovette imparare a rispondere. Fu un lento apprendistato, durato tutta la sua vita. Dovette passare attraverso diverse situazioni per imparare in esse, le parole giuste con le quali lamentarsi, chiedere o ringraziare. Dio insegnò a Israele il suo linguaggio nella concretezza della vita, non in astratto: quando Israele prega, le parole gli escono dall’intimo; non ripete a memoria la lezione. Per questo la sua risposta suona con tanta vitalità.

Quando Israele prende la parola davanti a Dio, lo fa con due atteggiamenti fondamentali: lode o riconoscenza e petizione o supplica s’accompagnano ora col giubilo, ora al dolore e alla fiducia. Molto importante è l’atteggiamento penitenziale dell’uomo che chiede perdono a Dio.

Un numero sconosciuto di scrittori diedero voce e forma all’esperienza religiosa del popolo e alla sua risposta di fronte a Dio. Tutti adottarono la forma poetica, ciascuno seguendo la sua ispirazione personale. “Tutte queste cose sono state scritte per ammonimento nostro”(1 Cor. 10,11). Benché non lo sapessero, secondo il piano di Dio, essi stavano vivendo e scrivendo per noi. Vivendo per darci un esempio e una lezione; scrivendo per prepararci un linguaggio. Come se tutta la loro vita e storia fosse stata una sacra rappresentazione: per essi vita, dolore e gioia nella carne viva; per noi rappresentazione, presenza, rivelazione. Come se scrivessero il repertorio di preghiere per la posterità, provandolo in se stessi perché non fosse né suonasse coma una cosa falsa o stonata.

Ora tocca a noi prendere queste parole e fare di esse l’espressione della nostra esistenza cristiana. Presteremo attenzione all’uomo che parla nei salmi aprendoci ai suoi sentimenti: luce e tenebre, sete e acqua, terra e via, aromi e frescura, solitudine e assenza, patria ed esilio ecc. Questi simboli possono trovare una facile e profonda risonanza nella nostra esperienza umana e cristiana, e possono così trasformarsi in un linguaggio per la nostra preghiera.

 

SALMO

II termine di origine greca indica una composizione poetica che veniva cantata con l’accompagnamento di uno strumento a corde. Nel 11° sec. a.C. i traduttori greci dell’A.T., hanno introdotto nel mondo mediterraneo la raccolta degli Inni del Popolo di Dio dell’Antico Patto, originariamente denominata “LODI” e l’hanno chiamata “SALMI” o “LIBRO DEI SALMI”.

I SALMI SONO 150 con una numerazione diversa nella tradizione greco-latina, rispetto a quella ebraica:

Ebraico                                  Greco-latino

1-8                                        1-8

9 e 10                                    9

11-113                                 10-112

114 – 115                             113

116                                       114 – 115

117 – 146                             116 – 145

147                                       146 e 147

148-150                                148 – 150

 

DIVISIONE

II libro dei salmi si divide in 5 parti o libretti:

1-41

42 – 72

73 – 89

90 – 106

107 – 150

Poiché si tratta di un testo moltissimo usato e ricopiato, nonostante le conquiste compiute dalla critica testuale, il testo dei salmi rimane, in molti passi, oscuro e difficile.

 

GENERI LETTERARI PRINCIPALI: 1) Salmi di lode; 2) Salmi di fiducia; 3) Lamentazioni; 4) Salmi sapienziali; 5) Canti delle ascensioni o graduali, 6) salmi liturgici; 7) Salmi di ringraziamento; 8) Salmi regali o messianici; 9) Cantici di Sion; 10) Salmi del Regno di Yahvé.

Questa classificazione non è rigida e molti salmi potrebbero appartenere a due diverse categorie. Un salmo di ringraziamento può divenire facilmente un canto di lode; una supplica può terminare in azione di grazie.