Domenica delle Palme

Domenica delle Palme

Fri, 22 Mar 24 Lectio Divina - Year B

Con la “Domenica delle Palme” entriamo, insieme a Gesù, nella città santa per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Inizia la Settimana Santa, sette giorni in cui accompagneremo Gesù nella sua ultima tappa, la più difficile, la più dolorosa, la più buia, fino ad entrare nella nuova luce della Pasqua di Risurrezione.

L’ingresso a Gerusalemme si mostra coerente con lo stile di Gesù: un semplice e umile puledro lo accompagna dentro la città santa, accolto e osannato dalla gente: le folle degli Ebrei lungo la strada stendevano i mantelli, e acclamavano a gran voce: Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore; e agitando rami di palma, preannunciavano la risurrezione del Signore della vita.

Anche noi, oggi, secondo la tradizione, torneremo a casa con il nostro ramoscello d’ulivo benedetto e a lo custodiremo nelle nostre famiglie, perché porti serenità e pace. Attenzione però a non confondere il ramoscello d’ulivo con un “cornetto portafortuna”... non facciamo diventare la fede una sorta di rito superstizioso con oggetti magici capaci di tenere lontano le avversità della vita… Quel “ramo di palma” è un segno che deve suscitare in noi una “memoria”: guardandolo, possiamo continuare la meditazione e la contemplazione di quegli eventi che portarono Gesù a trasformare il suo silenzio e la sua morte in un’esplosione di vita e di rinascita.

La Liturgia della Parola ci propone il racconto esteso della Passione di Gesù, quest’anno secondo la versione dell’evangelista Marco. Leggere questa narrazione è qualcosa di più che una lettura asettica di una serie di eventi storici; sono pagine talmente dense e forti da destabilizzare la nostra pace interiore, le certezze, i parametri vitali. Leggere la Passione di Gesù suscita emozioni, immagini, ricordi, partecipazione emotiva: con questo coinvolgimento personale la lettura diventa meditazione e contemplazione del mistero che ci redime e ci salva.

Quante volte ci siamo rivisti e identificati nei personaggi della storia di queste pagine? Quel Giuda che si vende per trenta denari, disposto a tradire un’amicizia utilizzando il bacio come strumento di morte… oppure quei discepoli amici del maestro che, mentre Gesù prega nell’orto del Getsèmani, si addormentano e non riescono a vegliare neanche per un’ora… Chi non ricorda “prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai”? Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto, e scoppiò in pianto...

Ognuno di noi può trovare il suo “io” nelle persone che abitano queste pagine di Vangelo! Sono pagine che parlano proprio a noi, uomini e donne del terzo millennio. Nessuno si senta escluso da questa partecipazione personale alla Passione di Gesù; ancora oggi sono tanti i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio di turno, pronti a condannare il Cristo. Occorre vigilare e non cedere alle tentazioni di chi prova a portarci su strade alternative che non contemplano la solidarietà, l’amore gratuito, la giustizia e la pace da costruire.

Quella di Gesù è una “memoria” da tenere costantemente viva, uno sguardo sul mondo in cui l’Amore con la “a” maiuscola non accetta compromessi, di alcun genere. Un amore che arriva al limite massimo, proposto e attuato da Gesù: offrire la vita per i propri amici. La morte che diventa liberazione, luce, nuova vita… Le tenebre non prevarranno.

È proprio così il paradosso del Cristianesimo: la morte infamante di Gesù diventa il momento più alto del riconoscimento della sua divinità.

Gesù, dando un forte grido, spirò: a queste parole, la lettura della Passione di Gesù raggiunge il culmine del dolore e del sacrificio. Veramente si fece buio su tutta la terra!

Viene spontaneo il silenzio, la genuflessione, la contemplazione…

Poi prende la parola il centurione pagano, quel soldato che si trova dentro ognuno di noi e che, avendolo visto spirare in quel modo, ha il coraggio di dire: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” Un punto esclamativo che si trova nella Pagina, non un punto interrogativo; un segno ortografico di punteggiatura che evidenzia una meraviglia, un fatto incredibile, un’assurdità. Quell’uomo così silenzioso, così mite, dall’aspetto fragile e dimesso che ha espresso la sua grandezza in quel gesto folle di un amore immenso che non conosce misura… manifesta l’amore del Padre, l’amore di Dio!

E allora facciamoci aiutare dalla “Passione di Gesù” per affrontare la Settimana Santa con lo sguardo “innalzato” verso di Lui. Avremo ancora tanti eventi da vivere con il Maestro, nei prossimi giorni, alla scoperta di un Dio-amico, felice di piegarsi sull’uomo, sulle sue fragilità, per condividere la nostra umanità e farci sperimentare la grandezza di un Padre buono e misericordioso che non fa selezioni: ci ama e basta.

Buona Settimana Santa!