Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Mon, 25 Mar 24 Lectio Divina - Year B

…e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”.

È delle scene più belle e significative del Vangelo di Giovanni, quella della liturgia di oggi: la presa di coscienza che Gesù non è dentro il sepolcro! forse l’hanno portato via… chissà dove. E scoprire poi che questo Gesù è stato “portato” dentro ognuno di noi: oggi celebrando la Pasqua, la Risurrezione del Signore, si celebra la vita che rinasce, che acquista un nuovo significato, perché la grazia di Dio in questo giorno è sovrabbondante… C’è la salvezza che arriva nel silenzio e nel mistero di un sepolcro vuoto.

Quanto ci lascia turbati questo sepolcro vuoto!?

Proviamo a entrare nel cuore degli apostoli:

Ormai ci eravamo messi l’anima in pace: Gesù, il maestro, non era quel messia che credevamo, che pensavamo fosse “l’invincibile”... invece è stato crocifisso sul Calvario, in quel luogo detto del Cranio, in mezzo a due ladroni; sconfitto di fronte a tutti, anzi di fronte a pochi, visto che molti di noi se ne eravamo andati pieni di paura… Che delusione! Speravamo in lui, e invece… Peccato, perché sembrava un tipo giusto: ma come può il Figlio di Dio subire un trattamento del genere, dove sono andati a finire i suoi superpoteri?

Ed ecco che quel sepolcro vuoto riaccende la speranza, e forse anche un po’ la paura: la speranza che la morte non ha avuto la meglio, la paura che qualcuno abbia voluto eliminarlo definitivamente, quasi a farlo scomparire per sempre.

La Pasqua ci coglie davvero tutti impreparati, ed è meraviglioso scoprirsi ogni volta così vulnerabili di fronte alla grandezza e alla potenza di Dio; del Figlio che, fatto a Sua immagine e somiglianza, scende a condividere l’umanità dell’uomo, le fragilità, le paure, i limiti, la passione della vita e la passione della morte. Dio, con la resurrezione del Figlio, viene a dirci che la morte non avrà mai l’ultima parola, che il suo amore per gli uomini suoi fratelli non si fermerà nemmeno di fronte alla chiusura dei nostri cuori, anche se sprangati con chiavistelli e serrature a dodici mandate…

Che bello, nel Vangelo di oggi, vedere i due amici, Simon Pietro e Giovanni, correre verso il sepolcro vuoto, a voler verificare con i loro occhi la scoperta fatta da Maria di Màgdala. Difficile entrare dentro il sepolcro, per paura di accettare quella triste verità: Giovanni non ce la fa, arriva per primo ma, vedendo i teli posati là, aspetta fuori e decide di non entrare.

Pietro invece appena arriva al sepolcro entra e osserva i teli e il sudario che era stato sul capo di Gesù. Solo a quel punto anche Giovanni sceglie di entrare... vide e credette.

Quanti di noi si sentono come Giovanni?

Troppe volte la nostra fede appare titubante, dubbiosa, incerta, diffidente di fronte al Cristo Risorto! Tante volte ci passa accanto nelle nostre giornate e non lo vediamo, incapaci di accorgerci del suo passaggio. Eppure è lì davanti a noi, spesso nascosto in quegli individui scomodi o “invisibili” che attraversano le nostre strade; a volte è dentro le nostre case o affacciato a una finestra lì vicino; a volte lo incontriamo sul pullman per andare al lavoro... un Cristo Risorto che prende le sembianze di un bambino che corre, di un anziano che brontola, di una mamma che abbraccia, di un drogato che piange, di un prete che prega, di un papà che lavora...

Sta lì, il nostro Cristo Risorto! guardiamoci intorno, non andiamo a cercarlo soltanto dentro una chiesa o davanti a un tabernacolo, cerchiamolo anche fuori dalle liturgie festive e dalle processioni patronali. Cerchiamolo nell’ordinario, nel santo della porta accanto…

E allora festeggiamo la Pasqua da cristiani, facendo memoria di un “Dio fatto uomo” che ci spiazza con la forza della sua debolezza: sembra un paradosso, ma è così. Dio mostra la sua potenza in un sepolcro vuoto... sempre alla ricerca della piccolezza, della fragilità, potremmo dire del “nulla” come il vuoto di quel sepolcro; e noi siamo chiamati a riempire quel vuoto di fede, di speranza, di vita.

Ecco la meraviglia di un Dio che lascia all’uomo la possibilità di credere nella risurrezione, di pensare che si possa vivere in eterno per Cristo, con Cristo e in Cristo; niente false illusioni, ma la certezza che quel Cristo Risorto può cambiarti la vita! Si tratta di provarci, di sperimentarlo, di starci un po’ insieme.

In questo giorno di festa, lasciamoci interrogare dalla domanda che nasce di fronte a quel sepolcro vuoto: che fine ha fatto Gesù?

Che fine ha fatto dentro di noi…

Che fine ha fatto nelle nostre giornate…

Che fine ha fatto dentro le nostre famiglie…

Che fine ha fatto nelle nostre città… nelle scuole… negli ospedali… nel lavoro…

Poniamoci questa domanda. Non importa rispondere subito, nell’immediato; impariamo dalla pazienza di Dio, prendiamoci il tempo necessario per stare un po’ con noi stessi, nel silenzio della nostra camera interiore, girovagando per i sentieri della nostra anima alla ricerca di piccoli segnali…

Gesù, che fine hai fatto?

Siamo venuti al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e abbiamo visto che la pietra era stata tolta dal sepolcro… Signore, dove sei?

 

Il Signore è davvero risorto. Alleluia.

A lui gloria e potenza nei secoli eterni.