Giovedì Santo - Messa nella Cena del Signore

Giovedì Santo - Messa nella Cena del Signore

Mon, 25 Mar 24 Lectio Divina - Year B

Li amò sino alla fine”: con questa semplice e sublime frase potremmo riassumere il Vangelo di Giovanni di questo Giovedì Santo, parole che esprimono l’amore portato fino all’estremo limite… Amore che Giovanni rappresenta nella lavanda dei piedi e i Sinottici raccontano nell’istituzione dell’Eucaristia.

Il gesto particolare e specifico della Messa in Coena Domini è proprio il rito della lavanda dei piedi: si tratta di un momento celebrativo di grande significato. Infatti è importante notare come il celebrante, prima di chinarsi a lavare i piedi, si spogli delle vesti liturgiche, rimanendo soltanto con il camice, per seguire l’esempio di Gesù che, come ci ricorda il Vangelo, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita.

Un invito a “spogliarsi” per lavare i piedi... nella celebrazione e nella vita; per uscire dai ruoli e farsi vicino all’altro: piegarsi su di lui, che sia per asciugare i piedi o per curare ferite sanguinanti.

Con questo gesto Gesù compie un servizio che era tipico degli schiavi quando il padrone riceveva ospiti; un gesto umile, che diceva attenzione e accoglienza. Gesù, in questo modo, vuole abbassarsi al livello degli ultimi, spogliarsi della sua divinità, farsi servo degli uomini per accoglierli nella sua vita divina.

Non tutti i discepoli capiscono il suo gesto, anzi Pietro rifiuta esplicitamente questo “abbassamento” di Gesù; tuttavia il Maestro insiste e per convincerlo si appella al desiderio profondo che l’Apostolo ha di stare sempre con Lui: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. È una lezione molto chiara: in quel momento il discepolo deve accettare di non essere lui a servire il Maestro ed aprirsi a ricevere da lui il servizio; è un invito alla partecipazione e alla comunione per raggiungere insieme la salvezza eterna.

Dio chiede a Pietro, e a ciascuno di noi, soltanto di lasciarci amare da Lui…

Riprese le vesti, Gesù conclude la sua lezione di vita con un comando, che diventa un’istituzione per la Chiesa: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.

Vediamo ancora una volta che Gesù riesce sempre a toccare il cuore dei suoi discepoli e i nostri cuori con gesti concreti, con esempi di vita quotidiani; difficilmente si mette in cattedra o su qualsiasi altro piedistallo a “fare teoria”. Il Dio che si fa uomo sceglie il linguaggio delle mani, dei piedi, del lavoro, della strada, della casa; è un Dio attento ai particolari, sempre pronto a non lasciarsi sfuggire niente; un Dio che sa accettare anche il rifiuto, la rassegnazione, la delusione, l’abbandono di chi lo aveva seguito.

Gesù, a tavola con i suoi amici, sa e non nasconde che “Non tutti siete puri”; ed è capace di accettare perfino il tradimento. Quanto ci spiazza questo Gesù!? Quanto è difficile seguire il suo esempio… eppure il Vangelo di oggi ci dice in modo molto chiaro proprio questo: … perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Il gesto della lavanda dei piedi pertanto ci apre a tre dimensioni su cui dobbiamo riflettere:

la memoria, l’esempio, la promessa.

La memoria: la lavanda è un gesto da ricordare sempre, perché ci aiuta a passare da una “rappresentazione scenica”, all’interno della celebrazione, alla vita e alla realtà concreta del servizio quotidiano; il gesto celebrativo della lavanda dei piedi non può rimanere come una sorta di “teatrino del Giovedì Santo”. Nella Prima Lettura, tratta dall’Esodo, ascoltiamo: “Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione. Lo celebrerete come un rito perenne”: come a dire che l’evento della Pasqua deve essere celebrato in ogni famiglia ogni anno, una “memoria” che non è semplice ricordo di una storia di tanto tempo fa, ma una attualizzazione…

L’esempio: il gesto della lavanda dei piedi, come l’Eucaristia, è vero atto fondativo per la comunità dei discepoli… Infatti, il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. La Chiesa deve vivere nell’imitazione di Cristo; e attraverso l’Eucaristia si educa all’accoglienza reciproca non soltanto dei suoi membri, ma anche degli “esterni”.

La promessa: al versetto 17 del brano evangelico si legge: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”. Una “beatitudine” che Gesù ci offre attraverso la lavanda dei piedi; vi è una vera beatitudine nel servizio e nell’accoglienza: non in virtù dello sforzo e della fatica che questi comportano, ma per la conformazione a Cristo.

Il vero scopo del cristiano, potremmo dire, sta quindi nel vivere una vita “a imitazione di Cristo”, in un cammino che mette al centro il valore della libertà: Gesù ha vissuto la piena libertà di scegliere l’amore, sempre e comunque; non ha accettato di scendere a patti con nessuno, anche quando questo ha messo in pericolo la sua stessa vita. In fondo l’aveva detto proprio lui: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Questo è l’amore perfetto di Dio.