III Domenica di Pasqua

III Domenica di Pasqua

Sat, 13 Apr 24 Lectio Divina - Year B

Il brano di oggi segue quello molto noto dei discepoli di Emmaus, i quali – tornati a Gerusalemme – raccontano del loro incontro lungo la via con Gesù Risorto. Siamo ancora nel giorno di Pasqua. Le testimonianze si sono susseguite incalzanti: le donne per prime hanno dato l’annuncio del fatto incredibile; alcuni sono corsi a verificare; i due di Emmaus, tornati di fretta a Gerusalemme, raccontano la stupenda esperienza appena vissuta.

Ed è in questo contesto che Gesù si fa presente in mezzo a loro. Non è un caso che questi incontri avvengano sempre quando la comunità è riunita. Anche l’incontro con Tommaso avviene alla presenza di tutti gli altri discepoli, che pure lo avevano già visto. Questo perché l’incontro con il Signore è sempre mediato e confermato dalla relazione con i fratelli.

E dunque, mentre raccontano, ecco che appare Gesù Risorto in persona. In realtà è proprio così che si è trasmessa lungo i secoli la fede cristiana: da bocca a orecchio, raccontando l’incontro con il Signore nella nostra vita. Non un fantasma! ma uno che, come vedremo, mangia e beve con noi.

Nel brano possiamo riconoscere due parti distinte:

  • la prima dà conto dell’apparizione del Risorto nella sua reale corporeità;
  • la seconda contiene le parole di spiegazione che Gesù rivolge agli undici e le istruzioni per la testimonianza che dovranno dare.

Che è come dire che l’esperienza viene prima della conoscenza!

La prima parola che Gesù rivolge agli Apostoli è: “Pace a voi”. Non ha parole di rimprovero per la loro fuga al momento del suo arresto, nemmeno per Pietro che lo ha rinnegato; non dice nemmeno nulla sul fatto che sono in undici perché Giuda, il traditore, non c’è più.

No, dice: “pace”, “non abbiate paura”.

Infatti, ora che Gesù si rende visibilmente presente, stupore e spavento assalgono i discepoli! e non vale il suo invito a toccarlo a dissipare timori e dubbi... Durante l’esistenza terrena di Gesù gli apostoli avevano già assistito a morti restituiti da Lui alla vita; ma quei fatti straordinari consistevano nel restituire la persona alla sua vita di prima, allo stesso contesto umano.

Ora invece si tratta di tutt’altra cosa. Colui che è apparso in mezzo a loro è lo stesso Gesù con cui avevano vissuto per tre anni e allo stesso tempo è diverso. È entrato in una dimensione nuova, della quale l’uomo non ha esperienza. La presenza del Risorto, quindi, non suscita un’immediata reazione gioiosa, l’accoglienza non è delle migliori...

Gesù è entrato senza bussare: se lo avesse fatto, probabilmente avrebbe trovato una porta sprangata dalla paura e dai dubbi. Ma l’amore apre tutte le porte e con delicatezza Gesù si fa ri-conoscere. Per questo scopo sarà necessario, come vedremo, che egli stesso “apra la loro mente all’intelligenza delle Scritture”, perché la luce si faccia lentamente strada in loro e disveli il mistero di quella tomba vuota.

Siamo davanti alla fatica del credere, fatica che fa parte della fede stessa, come anche i dubbi, che non sono nemici della fede, se si ha il coraggio di affrontarli.

Eppure, malgrado le sue parole e l’ostensione del suo corpo martoriato, i discepoli “per la gioia non credevano ancora”. Provano cioè un’emozione di gioia, ma non giungono alla fede.

Gesù, paziente, offre allora una seconda parola e un secondo gesto. Chiede se hanno qualcosa da mangiare ed essi gli offrono il cibo che abitualmente mangiavano insieme quando vivevano in Galilea.

Che bello questo Risorto così poco etereo, che si mette a mangiare pesce arrostito con i suoi, pur di convincerli che è veramente Lui, quel Gesù che avevano conosciuto, seguito e amato da vivo, ma con il quale tutto sembrava finito male, molto male... Ciò non sembra ancora sufficiente per condurli alla fede, perché i discepoli restano muti. E Gesù continua con pazienza a volersi far riconoscere, superando i loro dubbi, le loro paure, il loro stupore.

Per renderli veramente credenti riprende la sua predicazione, ricorda le parole dette mentre era con loro: Parola di Dio che si doveva avverare. E così opera il vero miracolo, quello di aprire alla comprensione delle Scritture e all’accoglienza dell’annuncio della Risurrezione, le menti di coloro che pure avevano vissuto con Lui, lo avevano amato e ascoltato ma non avevano compreso. Si rivolge ai discepoli come aveva fatto sulla via per Emmaus: spiega il senso della Scritture.

Ed è allora che essi -e noi con loro- lo ri-conoscono e capiscono che il disegno salvifico di Dio si è compiuto nella passione, morte e resurrezione del loro Signore; e che questo è il fondamento della loro e nostra fede.

È accaduto proprio quello che le Scritture indicavano: Gesù rivela non un Dio potente e distante, un Dio “altro” dall’umano, ma un Dio che si affianca ai nostri passi tristi e a volte delusi; e che scalda così tanto i nostri cuori da farci correre indietro ad annunciare la grande notizia che Egli è vivo!

E non solo: Gesù non si limita a dare ai discepoli un comodo attestato di partecipazione a quanto hanno visto; consegna loro un mandato missionario, quello di stare in comunità con gioia e speranza rinnovate e con un compito nuovo di testimonianza; quello di dire chi è veramente il Dio di Gesù Cristo.

È proprio ciò che accade al termine di ogni celebrazione eucaristica: “Andate e portate a tutti la gioia del Signore Risorto”. Non ci viene chiesto semplicemente di andare a casa, ma di portare a tutti la luce del Vangelo, per rischiarare il cammino dell’umanità.