Che cosa significa "Alleluia"?

Che cosa significa "Alleluia"?

Tue, 13 Apr 21 Liturgical formation

Nella nostra tradizione cristiana abbiamo ereditato molte cose dai nostri fratelli maggiori, gli ebrei. Una di queste preziose eredità è il mantenimento nelle nostre celebrazioni liturgiche di tre parole ebraiche: Amen, Osanna, Alleluia. Ci soffermiamo ora in particolare sull’Alleluia.

ALLELUIA è un'acclamazione liturgica che compare nell'Antico Testamento 21 volte nel libro dei Salmi e 1 in quello di Tobia (13,18); la troviamo anche nel Nuovo Testamento 4 volte nel capitolo 19 dell'Apocalisse, nel contesto della descrizione che San Giovanni fa della sua visione della liturgia celeste. Infine, questa parola unisce lungo i secoli i fedeli cristiani in Oriente e Occidente.

Per approfondire il significato della parola "Alleluia" dobbiamo partire dall'originale ebraico הללויה. La prima premessa è che l'ebraico viene letto da destra a sinistra, quindi la prima cosa che vediamo all'inizio è: Allel, che significa lode.

L'Allel definisce anche un gruppo di sei Salmi (dal 113 al 118) che vengono cantati durante il rituale della Pasqua ebraica. Questo insieme di Salmi riceve questo nome perché sono tutti un elogio costante a Dio per tutto ciò che ha fatto, a partire dalla creazione. Gesù stesso cantò questi Salmi nei suoi pellegrinaggi annuali per la Pasqua e in particolare nella sua ultima Cena, come indicano i Vangeli di Matteo e Marco: "Dopo aver cantato l'inno andarono sul Monte degli Ulivi" (Mt 26,30; Mc 14,26). Questo "inno" è precisamente la sequenza dei 6 salmi dell'Allel.

La consonante successiva che compone la parola è la "U", che è un imperativo plurale in seconda persona; quindi HALLELÚ significa: lodate. Infine YAH, l'abbreviazione dell’impronunciabile nome di Dio. ALLELUIA significa dunque: "Lodate Dio".

Anche se, come abbiamo appena verificato, l'origine del termine ebraico vuole spingere il popolo a "lodare Dio", questa parola è stata identificata anche con la gioia. La lode del Signore infatti provoca letizia e godimento interiore. Sant'Agostino lo spiega molto bene: cantare "cum jubilo" significa esprimere ciò che si porta nel cuore e che per la sua intensità non può essere espresso soltanto con le parole.

"Canta a lui una nuova canzone, canta a lui con maestria" (Sal 32.3). Cantare a Dio con maestria consiste in questo: cantare con gioia. Cosa significa cantare con gioia? Comprendere e non saper spiegare a parole cosa canta il cuore. Coloro che cantano durante la mietitura o la vendemmia, o durante qualsiasi lavoro intenso, notano prima il piacere causato dalle parole della canzone, ma immediatamente, quando l'emozione cresce, sentono di non poterlo più esprimere a parole e poi si abbandonano ad esso. Solo modulazione di note. Chiamiamo questa canzone con "gioia". La gioia è una certa canzone o suono con cui si intende che il cuore ha dato alla luce ciò che non può esprimere o dire" (Sant'Agostino. In Sal. 32, Enarr. II, Sermo I, 8)

Quel rapimento che Agostino chiama "giubilo" viene identificato nel canto gregoriano con i lunghi melismi che si estendono su una sola sillaba; principalmente, nell'Alleluia, sulla sillaba "YA", l'abbreviazione ebraica del nome Dio. Questo "giubilo" significa canto libero, gioia di cantare a Dio che si manifesta non con parole o ragionamenti, ma con il gioioso, prolungato cantare al Signore, espresso in un linguaggio quasi trascendentale, dove le parole non sono più necessarie.

In ogni celebrazione eucaristica (escluso il tempo quaresimale) l'Alleluia ha un posto privilegiato come acclamazione al culmine della Liturgia della Parola, poco prima della proclamazione del Vangelo. Nell’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR, n. 37) si afferma che questa acclamazione costituisce in sé un rito o un atto con cui i fedeli accolgono e salutano il Signore che rivolgerà a loro la sua parola. Si descrive così: tutti si alzano, l'Alleluia viene cantato, l'incenso viene messo nel turibolo, il diacono chiede la benedizione e poi, prendendo il Vangelo dall'altare, si reca in processione, con candele e incenso, all'ambone, tavola della Parola, verso la quale tutti i fedeli rivolgono gli occhi, perché è lo stesso Cristo che parlerà a loro.

Infine, può essere utile ricordare alcune indicazioni più pratiche:

  1. Il significato profondo dell’Alleluia è sottolineato in particolare all’inizio del periodo pasquale, nella Veglia, con la solenne intonazione subito dopo l'Epistola. In tutto il tempo pasquale si dà la possibilità di sostituire l'antifona del salmo responsoriale con l’Alleluia; il congedo del popolo viene fatto con il doppio Alleluia, sia durante l'ottava di Pasqua che il giorno di Pentecoste. Anche nella Liturgia delle Ore durante il periodo pasquale l’Alleluia viene aggiunto alle antifone e ai responsori.
  2. Il canto dell'Alleluia, per il suo carattere gioioso, consiste proprio in questo cantare ripetutamente e con gioia la parola, senza aggiungere altro.
  3. L'acclamazione "Alleluia" è seguita dal versetto del giorno, che, come l'Alleluia, se non si canta, sarebbe preferibile omettere (cfr. OGMR n. 63c; OLM= Ordinamento delle letture della Messa, n. 23). Da ciò si deduce che sia l'Alleluia che il verso devono essere cantati, per il loro carattere festivo; e infatti le 17 volte in cui l’Alleluia viene menzionato nell'OGMR (nn. 37, 43, 61, 62, 63, 64, 131, 132, 175, 212, 261) è sempre accompagnato dall'espressione: si canta.
  4. L' Alleluia è cantato durante tutto l'anno liturgico, tranne la Quaresima, sia nel canto prima del Vangelo sia per introdurre ogni celebrazione della Liturgia delle Ore.
  5. Ai funerali l'Alleluia deve essere cantato perché è l'espressione gioiosa della nostra fede in Cristo risorto, che ha vinto la morte.

Libera traduzione
Originale: Oscar Valado (http://elcientoporuno.blogspot.com/)