La Celebrazione Eucaristica "passo passo", tra segni e simboli -  L’Ambone

La Celebrazione Eucaristica "passo passo", tra segni e simboli - L’Ambone

Mon, 16 Aug 21 Liturgical formation

I cristiani hanno sempre custodito come libro prezioso la Sacra Scrittura, che incastona i Vangeli tra l’Antico Testamento e gli Scritti Apostolici (Atti, Lettere, Apocalisse). La Bibbia dovrebbe essere considerata il libro più prezioso nella casa di ogni cristiano.

Nell’ambito propriamente liturgico, quando i fedeli si riuniscono in assemblea, specialmente con la presenza del Vescovo, usano un libro di grande formato e riccamente ornato, chiamato Evangeliario; nelle celebrazioni ordinarie si usa invece il Lezionario: è il libro della Parola, indispensabile per far nascere e nutrire la comunità.

La Parola di Dio durante le celebrazioni non deve essere letta sottovoce: va proclamata in modo chiaro e comprensibile a tutti. Per fare questo nelle nostre chiese c’è un luogo appositamente designato, l’ambone, parola che deriva dal verbo greco «anabaino», che significa “salire”. Si tratta infatti di un luogo alto, su cui si sale e da cui la Parola discende su di noi.

 

Un po’ di storia…

L'ambone ha una storia che parte da lontano; ne troviamo testimonianza già nell’Antico Testamento, nel libro di Neemia, scritto tra la fine del IV e la metà del III secolo a.C., dopo il ritorno degli Ebrei dall’esilio in Babilonia. Ecco il suggestivo racconto biblico:

"Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l'orecchio a sentire il libro della legge. Esdra lo scriba stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo. Come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: "Amen, amen", alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore" (Ne 8, 2.5-6).

È una vera e propria liturgia della Parola quella che viene descritta, in cui per la prima volta si pone in risalto questa tribuna alta, quasi come una torre, dalla quale viene annunciata la Parola che scende sul popolo radunato: un’assemblea recettiva, alla quale viene spontaneo applicare la bella profezia di Isaia:

"Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata" (Is 55,10s).

È una Parola che scende dal cielo sul popolo riunito per operare la sua conversione attraverso l'ascolto del Signore che parla.

In tutte le sinagoghe di Israele la Parola veniva proclamata da una tribuna alta; e nel Vangelo vediamo Gesù che nella sinagoga di Nazaret “si alzò a leggere le Scritture” (Lc 4,16-30).

Quando i primi cristiani si riunivano nelle case per l'Eucaristia certamente il luogo non permetteva di avere uno spazio specifico per la proclamazione della Parola; dopo l'editto di Milano, emanato dall'imperatore Costantino nel 313, le comunità poterono costruire i loro edifici di culto e probabilmente presero dall’uso sinagogale l’utilizzazione di una tribuna di legno per la lettura delle Scritture. Costruirono così i primi amboni, come “luoghi alti” su cui bisognava salire per proclamare la Parola di Dio.

L'ambone pertanto è il luogo privilegiato per l'annuncio della Parola, della buona notizia, dell'Evangelo.

Quando si proclamano le Scritture si annuncia il Cristo e il suo mistero pasquale; il contenuto di ogni celebrazione liturgica è sempre la Pasqua, culmine di tutta la storia della salvezza.

Se nella celebrazione si fa memoria della Pasqua del Signore e l'annuncio è quello della Pasqua, l'ambone richiama alla mente la tomba vuota di Gesù (monumentum in latino), dalla quale l’angelo (nella celebrazione liturgica questa funzione è ricoperta dal diacono) dà il kerygma: annuncia cioè la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, e la tomba stessa diventa testimonianza di questa vittoria del Signore.

Questo lieto annuncio viene dato anzitutto alle donne: non per nulla l’iconografia dell’angelo e delle donne mirofore (cioè che portano profumi) è ricorrente negli antichi amboni, insieme con altri temi relativi alla Risurrezione, come quello di Giona.

Guardando l'ambone si può perciò “vedere” il giardino dove c'era una tomba nuova che al mattino del primo giorno della settimana le donne hanno trovata vuota; si può “vedere” Giovanni, l'unico evangelista testimone oculare del sepolcro vuoto. Per questo negli amboni antichi - e qualche volta anche in quelli moderni - vediamo l'aquila, simbolo di questo evangelista, che arrivò al sepolcro e con Pietro “vide e credette”; si possono “incontrare” le donne mirofore che assieme ai loro profumi sono portatrici di un grande annuncio: "Cristo è risorto!"; e nel ministero del diacono si ascolta ancora una volta il grande annuncio dell'angelo il mattino di pasqua: "Non cercate tra i morti colui che è vivo. È risorto!".

 

Il giardino

Il Beato Angelico ha fissato in modo mirabile, collocandola nel “giardino del risorto”, la scena del Noli me tangere (Non mi trattenere!). Il Cristo profuma della freschezza dell'amore che nella morte ha fatto trionfare la vita. Chi è venuto a trovare Maria Maddalena è Dio, lo stesso che ha incontrato Eva-umanità nella brezza della sera, nei giorni della creazione. Il giardino è lo stesso. Ma la pianta del frutto proibito non sta più in primo piano. Visibilissima invece è la caverna del sepolcro: il “buco nero” che è la morte, radice ultima di ogni tentazione, è scoperto; il Nazareno l'ha abitato ma ora vive, perché vive la sua Parola che chiama: «Maria!». Egli riunisce e manda in missione i dodici e a tutti dice: «Non abbiate paura». Parola che sa di pane, di speranza, di tenerezza filiale. Ormai il Risorto abita il mondo. Come non correre a dirlo a tutti?

L’immagine del giardino della risurrezione è richiamata da numerosi amboni dell’antichità: spesso vi troviamo i simboli dei quattro evangelisti e l’angelo della risurrezione; angelo che può essere riconosciuto anche nel diacono vestito di bianco che sale all'ambone e fa precedere il canto dell'Alleluia alla lettura del brano evangelico. Questa tipologia va dal periodo paleo-cristiano all'anno mille circa (alla vigilia del romanico). A Roma vi sono alcuni esempi, come S. Sabina o S. Clemente, dove l’ambone è inserito all’interno della cantoria, che si presenta come un giardino, perché le balaustre di pietra sono decorate con alberi, piante, uccelli…

 

Il sepolcro isolato

Ma nello scorrere dei secoli si sono affermate altre tipologie.

Con il romanico (XII sec) e soprattutto con il gotico (XIII sec) assistiamo alla sparizione del giardino. L’ambone però continua a trasmettere un chiaro messaggio pasquale: tende verso l’alto ed è sostenuto da colonne che poggiano sulle bestie del male («Camminerai sulla vipera e sul serpente; calpesterai il leone e il drago», dice il Salmo 90,13); talvolta è sormontato da una cupola (come mini‑chiesa). E mentre il romanico si accontenta di mettere il simbolo degli Evangelisti sulla parte alta e più in basso il bestiario del male (così da farlo calpestare dal diacono e dal sacerdote occupanti l'ambone), con il gotico il sepolcro diventa una narrazione scolpita della vita di Cristo.

Il leggio tende a scomparire; ora è la scultura stessa a farsi parola sempre più espressiva e commovente. Stiamo andando verso la riscoperta dell'umanità del Cristo (tragicamente sofferente in croce e gioioso nel suo apparire risorto) e dell'umanità dei nostri sentimenti. La severità della liturgia cede alle emozioni; la parola diventa visione; l'annuncio diventa secondario rispetto alla predica.

 

Il pulpito

La costruzione del pulpito segna la scomparsa dell'ambone. Nato da esigenze acustiche (farsi sentire da tutti in una chiesa immensa) all'epoca dei grandi ordini predicatori, viene collocato in mezzo alla chiesa, normalmente addossato alla parete di un pilastro. Trionfa a partire dal Concilio di Trento. È ancora alto, vi si arriva talvolta da una scaletta invisibile scavata nel muro; spesso ha di fronte un altro pulpito; da lassù due predicatori talvolta intessono un dialogo “tra il saggio e l'ignorante” che avvince, diverte, spaventa e convince.

Il Vangelo, letto o cantato dal sacerdote nel presbiterio, in latino, viene solo citato qualche volta per confermare una tesi.

 

L’ambone dopo il Concilio Vaticano II

Il Vaticano Il ha ridato all'ambone la sua dignità di luogo privilegiato di annuncio della Parola, facendo riscoprire l’importanza della liturgia della Parola e la presenza di Cristo nella Parola proclamata.

È uno degli elementi essenziali per la celebrazione. Deve essere fisso, visibile, sopraelevato, unico; fa da cerniera tra il presbiterio e la navata. Accanto ad esso può stare il cero pasquale, simbolo del Cristo, Parola viva del Padre. Vi devono salire il lettore, il salmista, il diacono, il sacerdote. Sopra di esso si pongono il Lezionario e l'Evangeliario.

I vari ministri devono essere visti dall'assemblea e vederla; vi si può tenere l'omelia e la preghiera dei fedeli.

Si prevede un'altra collocazione per chi intona i canti o propone brevi didascalie.

 

Purtroppo però le indicazioni del Vaticano II non sempre sono state accolte e nelle nuove chiese spesso ci si trova di fronte a semplici leggii, totalmente privi di arte e che non veicolano in modo adeguato il messaggio dell’annuncio pasquale.

Occorre quindi imparare a valorizzare l’ambone e a curarne attentamente l’utilizzo.

Non meno importante è la figura del lettore, che deve essere anzitutto un buon uditore della Parola di Dio, per diventarne un convinto annunciatore. Dovrebbe essere preferibilmente una persona che proclama l'evangelo nella vita ordinaria: un adulto, un genitore, un catechista‑animatore… Sarebbe auspicabile che in ogni parrocchia ci fosse un gruppo che svolga sistematicamente questo ministero.

Più si affinerà la capacità del lettore di proclamare la Parola e più si potrà fare a meno dei foglietti, sussidi preziosi che però dovremmo considerare come stampelle… dalle quali occorre liberarsi al più presto possibile, per sostenersi da soli. 

 

Per approfondire:

V. GATTI, Il Luogo della Parola, in id., Liturgia e Arte. I luoghi della celebrazione, EDB Bologna 2001.

CEI, Commissione Episcopale per la Liturgia, Nota pastorale, La progettazione di nuove Chiese, (18 febbraio 1993)

CEI, Commissione Episcopale per la Liturgia, Nota pastorale, L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica, (7 giugno 1996).