Epifania del Signore

Epifania del Signore

Mon, 01 Jan 24 Lectio Divina - Year B

Epifania significa manifestazione; pertanto l’Epifania del Signore indica la manifestazione del Signore... a chi? ai Magi venuti da lontano, che raffigurano la totalità degli uomini ancora immersi nelle tenebre.

Siamo all’azimut del Tempo del Natale, alla manifestazione piena e totale del piccolo Bambino di Betlemme al mondo intero, rappresentato dai Magi sapienti che non hanno esitato a intraprendere un lungo e faticoso cammino ascoltando il proprio cuore al di là di ogni logica umana, per andare in cerca di ciò che la stella additava loro… Sentivano il bisogno di incontrare e adorare il Bambino Gesù, il Principe della Pace, che Maria, sua Madre, offriva loro in semplicità a gioia.

Oggi come allora altri fratelli giungono da lontano, affrontando pericoli e disagi di ogni genere, ascoltando il suggerimento e il sogno del loro cuore, che parla anche a loro di pace…

Non ci farebbe male provare ad accostare queste due immagini, a sovrapporre questi volti… scopriremmo tesori nascosti, ci accorgeremo con meraviglia che anche l’immigrato più povero e meno piacevole ha qualcosa di prezioso da donarci per la nostra maggiore serenità.

Ma mettiamoci in ascolto della Parola che la Liturgia spezza per noi oggi.

Il profeta Isaia ci invita ad alzarci e rivestirci di luce, a camminare nella luce.

Alzarci da dove, da cosa? Di quale luce rivestirci e camminare in essa?

Per assaporare la presenza di Gesù dobbiamo risollevarci da tutte le chiusure che ci imprigionano e oscurano il nostro sguardo interiore; a uscire fuori da tutte le nostre false sicurezze, da tutte le nostre paure che, come per Erode, ci paralizzano, ci impediscono di vedere l’immensità di Dio nella piccolezza di un neonato, non ci permettono di riconoscere nell’altro un fratello né di ascoltare la voce del Signore che parla al nostro cuore.

Se faremo tutto il possibile per non porre ostacoli alla luce, potremo essere inondati dalla Grazia, che nutre in noi il desiderio di Dio e ci dona nuove energie per il cammino.

Allora sapremo permettere – come ci invita san Paolo nella II Lettura – al ministero della grazia di Dio di operare efficacemente in noi e di condurci ad adorare Dio, guidandoci in un percorso simile a quello fatto dai Magi.

I Magi, arrivati a Betlemme dai più lontani confini della terra, si sono mossi dal loro habitat naturale seguendo la luce di una stella. Solo la luce di una stella!

Sappiamo che le stelle non brillano di luce propria, ma riflettono la luce ricevuta dal sole: camminare perciò alla luce di una stella significa per noi oggi seguire le indicazioni, i suggerimenti che riceviamo dalla testimonianza dei discepoli di Gesù, con i quali veniamo in contatto giorno dopo giorno.

Le indicazioni, certo, spesso sono frammentarie, non comprensibili subito, ma bisogna avere il coraggio di partire e chiedere man mano, durante il percorso, aiuto e chiarimenti. Così hanno fatto i Magi. E quando sono arrivati da Erode il Signore è corso ai ripari affinché non assecondassero le sue richieste, poiché Egli sa che cosa c’è nel cuore di ciascuno.

Usciti dalla reggia di quel re crudele, pieno di paura perché temeva che il proprio potere potesse scricchiolare alla nascita di un nuovo re, la stella è apparsa nuovamente in cielo e li ha guidati fino alla Grotta, sino al Bambino e a Maria, sua Madre: «Videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra».

Anche a noi è chiesto di riconoscere il Signore Gesù nei panni di un piccolo bambino, riconoscere il Signore Gesù nelle vesti umane di ogni persona che incontriamo, riconoscerlo nella piccolezza di chi dipende totalmente da altri, come un neonato dalla sua mamma.

E anche noi possiamo, anzi dobbiamo, offrigli i nostri doni:

  • l’oro: la preziosità della nostra amicizia e fratellanza, della nostra disponibilità ad un aiuto gratuito ed amorevole;
  • l’incenso: il profumo della nostra carità, che non attende nulla in cambio se è spinta da vero amore;
  • la mirra: l’unguento della nostra cura delicata delle ferite altrui, della nostra compassione e misericordia verso fragilità ed errori che cerchiamo di lenire senza troppo indagare.

E abbiamo doni da ricevere. Sì, perché anche ciascuno dei nostri fratelli e sorelle che giungono da noi con la ricchezza delle loro diversità, sono un dono prezioso che sconvolge le nostre abitudini, la nostra routine, e risveglia in noi la gioia del Vangelo.

Facciamo qualche esempio:

  • I cristiani innanzitutto, ma anche quanti vivono con fede sincera la loro appartenenza religiosa, ci richiamano a confidare maggiormente nel Signore e nella Sua Provvidenza; e i cattolici spesso rivitalizzano le nostre assemblee con la freschezza dei loro canti e delle loro musiche, con la loro preghiera che coinvolge e si esprime utilizzando tutto il corpo.
  • Tutti ci testimoniano la forza della speranza, una speranza che non viene meno neppure nei momenti più difficili e bui.
  • Ci contagiano con la loro solidarietà e lo spirito di clan che interroga seriamente la nostra indifferenza, l’anonimato dei nostri condomini. Chi di noi, ad esempio, sarebbe partito di corsa da Nizza e Marsiglia per raggiungere Treviso, dove un bimbo del proprio clan, caduto da una finestra del III piano, era ricoverato in rianimazione? Lo ha fatto un gruppo di Rom, passando due notti all’addiaccio finché non hanno avuto notizie rassicuranti.

E allora, quando saremo capaci di vivere così, sarà reale, concreto anche per noi quel che proclama l’antifona di ingresso: «È venuto il Signore nostro re: nelle sue mani è il regno, la potenza e la gloria». In Lui il Padre «ci hai rinnovati con la gloria dell’immortalità divina» e ci rende capaci di vivere e agire da risorti, come il Risorto che continua a passare in mezzo a noi sanando e beneficando tutti.

Non a caso si proclama solennemente oggi, al termine del Vangelo, l’annuncio della Pasqua: poiché l’Epifania ha il suo culmine nella Pasqua, nel Risorto; poiché in Lui e grazie a Lui anche noi possiamo e siamo chiamati a vivere da risorti, con l’aiuto della Vergine Maria e di tutti i Santi che già popolano l’universo celeste.