Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Fri, 02 Dec 22 Lectio Divina - Year A

La solennità dell’Immacolata è tra le feste mariane più sentite dal popolo di Dio. Il fascino dell’Immacolata ci attrae perché possiamo contemplare in Lei la persona umana riuscita secondo il progetto di Dio. Maria è stata liberata fin dal primo istante della sua vita, nel momento del suo concepimento, dalle reti del maligno: questo la Chiesa crede fermamente e il Beato Pio IX lo ha dichiarato solennemente, proclamando l’8 dicembre 1854 il Dogma dell’Immacolata Concezione.

La liturgia odierna celebra con gioia la bellezza incontaminata di Colei che è stata chiamata ad essere la Madre di Dio. Con Lei tutta la Chiesa gode per questo dono esclusivo che la Trinità Santa Le ha fatto, in vista dei meriti di Cristo.

L’antifona di ingresso pone sulle labbra della Vergine le parole del profeta Isaia (61,10) che raccontano l’esultanza di Israele: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio: mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come una sposa si adorna di gioielli”.

La nudità dei progenitori è stata coperta in Maria con vesti regali; Lei ha riallacciato la relazione con Dio che essi avevano infranto e non ha dovuto portare il terribile peso che Adamo ci ha consegnato: il peccato originale; l’esperienza amara dei progenitori che disgraziatamente tutti noi ripetiamo, cioè la diffidenza verso Dio, non l’ha mai sfiorata e le è del tutto sconosciuta.

Tra Lei e il maligno, come afferma il libro della Genesi nel brano scelto per la prima lettura, non ci sarà alcuna complicità; non è possibile che Colei che è in piena comunione con Dio ceda alle lusinghe del male: viene anzi preannunciata la vittoria definitiva della “sua stirpe”, Gesù, contro il tentatore (3,15).

La Liturgia a questo punto ci coinvolge con l’invito che apre il salmo responsoriale (Salmo 97/98): Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie!

Il prodigio dell’Immacolata concezione ci apre alla contemplazione di quanto Egli vuole fare, anzi, ha già fatto anche per noi. Ce lo racconta in modo mirabile il brano della Lettera agli Efesini (1,3-6.11-12) scelto come seconda lettura.

L’autore della Lettera inizia con una solenne benedizione al Padre, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo... Una benedizione che si estende a tutti i battezzati.

Con stupore e riconoscenza veniamo a conoscere che anche noi, come Maria, siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità! Anche noi, come Lei, siamo stati predestinati a essere per Lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà.

Questa lieta notizia, questa inaudita dignità che il Padre ci elargisce, ci abilita ad entrare con Maria nel disegno splendido che il Padre ha sognato per noi, riservandoci anche la preziosa eredità di essere lode della sua gloria.

La via speciale ed unica aperta per Maria è spalancata anche per tutti coloro che nel Figlio di Maria sono stati resi figli e che, sulle orme della Madre, vogliono assumere con gratitudine la responsabilità di collaborare al grande progetto di salvezza dell’intera umanità.

Ecco la missione della Chiesa, affidata a ciascuno dei suoi figli!

Per questo nel Prefazio siamo invitati a rendere grazie al Padre non soltanto perché la Vergine è stata preservata dal peccato per essere la degna Madre del Figlio, ma anche perché il mistero dell’Immacolata segna l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza.

La Chiesa, rispecchiandosi in Maria, scopre la sua dignità originaria e la sua sponsalità: un rapporto nuziale che la abilita a condivider in tutto la sorte dello Sposo.

Il Vangelo della solennità (Luca 1, 26-38) si apre proprio presentandoci Maria come promessa sposa, donna responsabile che ha già un progetto per la sua vita insieme a Giuseppe e che, raggiunta dal messaggero celeste che le parla da parte di Dio, si sente rivolgere un saluto inaudito: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”.

Su questo versetto 29 vogliamo soffermarci in particolare, perché attraverso di esso ci viene rivelato il mistero che stiamo celebrando.

Fin dall’antichità queste parole dell’Angelo sono state oggetto di studio, meditazione, contemplazione da parte di Padri della chiesa, scrittori, esegeti, santi, fedeli.

Il saluto dell’Angelo a Maria ha un carattere conciso e solenne. S. Girolamo nella Vulgata l’ha tradotto con “Ave, gratia plena” (Ti saluto, piena di grazia, che utilizziamo tradizionalmente nella preghiera dell’Ave Maria). In greco però risuona con un significato molto più intenso: chàire (=rallègrati) è un invito alla gioia; la motivazione di tale gioia deriva dal fatto che la Vergine è piena di grazia: kekaritomene in greco; e per rendere con più esattezza la sfumatura del verbo, non si dovrebbe dire semplicemente "piena di grazia", bensì "resa piena di grazia" o "colmata di grazia", per indicare meglio che si tratta di un dono fatto da Dio alla Vergine.

Infatti la “grazia”, in greco chàris, viene da charitόo, un verbo “causativo”, in quanto indica un’azione che realizza qualcosa; il saluto kecharitoméne manifesta che, nella persona di Maria, l’azione della grazia di Dio ha già operato un cambiamento, anche se non ci viene detto come ciò sia avvenuto; essenziale è l’affermazione che Lei è stata trasformata dalla grazia di Dio.

La festa di oggi rivela proprio la gratuità piena di bontà del Donatore, il nostro Dio, che vuole cominciare una nuova storia con l’uomo, la sua creatura ribelle e fuggitiva.

Per fare questo ha bisogno di un cuore umano che sappia rispondere e accogliere il dono. Così Egli sovranamente lo crea in Maria, dal primo istante dell’esistenza di Lei nel grembo materno: da allora, e per sempre, il Signore è con Lei, come afferma l’angelo Gabriele.

Gesù, il sole di giustizia, irradia in anticipo sulla Madre Maria il suo riflesso salvifico e agisce già in Lei, unendola a Sé come prima cellula del corpo della Chiesa. Il privilegio donato a Maria non la chiude in se stessa e non la separa da noi; la Grazia riversata su di Lei è dono fatto anche a tutta l’umanità destinataria della Salvezza.

Domande per la riflessione personale:

  • Sono consapevole che il Battesimo mi ha reso capace di essere “immacolato e santo nell’amore”?
  • So gioire come Maria per l’immenso dono della salvezza?
  • Il suo grande Sì ispira i miei piccoli sì quotidiani in risposta all’amore del Padre?