Maria Santissima Madre di Dio

Maria Santissima Madre di Dio

Sun, 31 Dec 23 Lectio Divina - Year B

La solennità di Maria Santissima Madre di Dio è ricca di contenuti vitali; anzitutto ci aiuta a contemplare Maria con il titolo che è a fondamento della sua missione verso il Figlio divino e tutti noi; segna inoltre l’inizio del nuovo anno nel calendario civile; infine, è la Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace.

La ricchezza di questi temi ci spinge a rivolgerci a Lei dal profondo del cuore, affidandole questo nuovo anno e ponendolo sotto la Sua protezione, affinché la Pace di Dio possa trionfare giorno dopo giorno ovunque, specialmente nei Paesi ancora afflitti dalla violenza e dalla guerra.

 

Il titolo “Madre di Dio” deriva dal greco “Theotokos” (genitrice di Dio) e con la celebrazione di questo ineffabile mistero la Chiesa vuole ricordarci il ruolo speciale di Maria nel disegno della Salvezza.

La solennità può essere fatta risalire al concilio di Efeso nel 431; ufficialmente fu celebrata per la prima volta in Portogallo come festa della divina maternità di Maria nel 1575, con l’approvazione di Papa Benedetto IV.

Nel 1931 Pio XI estese la festa a tutta la chiesa; infine, nel 1974, San Paolo VI la stabilì nel primo giorno dell'anno.

 

Il testo evangelico ci presenta personaggi particolarmente umili, gente abituata a vegliare nell’oscurità: sono i pastori, che nella loro estrema semplicità sono però capaci di ascoltare, con l’intensità di chi, vegliando nella notte, percepisce ogni rumore, ogni soffio di vento o crepitio di fuoco. Essi nel buio fitto si sono trovati improvvisamente avvolti di luce, hanno udito voci angeliche che li hanno impauriti e insieme rassicurati con un annuncio di gioia.

E i pastori si mettono in cammino, senza indugio, affrettandosi. La fretta è la risposta che caratterizza il tragitto di coloro che avvertono l’irrompere della vicinanza di Dio; l’affrettarsi è segno di grande disponibilità a dar credito alla Parola ascoltata. È un piccolo Esodo, che si realizza nel trovare il Bambino, come è stato loro annunciato.

v. 17 - E, dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. I pastori sono i primi a condividere la Parola di Dio, i primi «missionari» di tutto il Nuovo Testamento. Esprimono così la loro riconoscenza, la gratitudine per la straordinaria esperienza che stanno vivendo. I pastori che vanno di corsa e trovano Maria e Giuseppe con il Bambino adagiato nella mangiatoia; ricevono la rivelazione dell'identità del Bambino che le voci angeliche hanno annunciato come Salvatore e Messia.

Esisteva un giudizio ambivalente e complesso sui pastori: da un lato erano simbolo dell'ascendenza davidica, perché Davide era pastore e faceva il pastore quando fu scelto come re di Giuda e d'Israele; perciò la loro stessa presenza visualizza la discendenza davidica di Gesù. D’altro canto erano socialmente emarginati, specialmente dal punto di vista religioso. Ebbene, una volta che hanno trovato Gesù, essi diventano annunciatori di ciò che hanno visto e sentito; messaggeri e apostoli della Buona Novella. Anticipano il ministero fondamentale degli Apostoli e di tutti i battezzati, chiamati ad annunciare, testimoniare e rendere visibile l’Evangelo del Signore!

v.19 - E Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. Ecco l’istantanea che l’evangelista Luca ci offre sulla Madre di Dio, servendosi di due verbi intensi: conservare e meditare. Il primo suggerisce l’azione di custodire gelosamente, in un luogo sicuro, un tesoro di grande valore; il secondo richiama l’attitudine meditativa che gli antichi amavano chiamare “ruminatio”, cioè il tornare con il cuore e il pensiero su quanto accadeva.

Nell’antropologia ebraica la parola cuore indica l’intimità della persona: intelligenza, volontà, sentimenti. Maria appunto è continuamente impegnata a custodire gelosamente nella parte più intima della sua persona tutto ciò che sente e osserva, tutti gli avvenimenti e i gesti che accadono intorno a Gesù.

Troviamo la stessa espressione in Genesi 37,11, dove, parlando dei sogni di Giuseppe, si dice che Giacobbe meditava su tutto ciò. È l’azione di chi vuole entrare nel mistero e assimilarlo. Come Giacobbe, Maria vuole trovare il significato di tutto ciò che Gesù fa e dice. Perciò Lei è madre e maestra dei discepoli di Gesù - di tutti noi - immersi in un mondo poco abituato ad ascoltare, e ancor meno abituato a custodire la Parola di Dio.

v.20 - I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. L’evangelista ritorna a focalizzare l’attenzione sui pastori, che nel tornare indietro lodano e glorificano Dio. Lo stesso movimento di ritorno e di lode a Dio lo ritroveremo alla fine del vangelo, dove Luca dirà che i discepoli, dopo aver adorato Gesù, «tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio» (24,52-53). E prima, nel racconto della morte di Gesù, aveva segnalato che il centurione, «visto ciò che era accaduto, glorificava Dio» (23,47).

I pastori glorificano Dio per quello che hanno udito e visto: questa è la forza e l’umiltà della Parola, la forza e l’umiltà dei poveri. Nel corso del vangelo coloro che glorificano Dio sono le persone guarite da Gesù: il paralitico (5,25), la dona ricurva (13,13), il samaritano lebbroso (17,15), il cieco di Gerico (18,43), insieme alla folla, testimone dei miracoli (5,26; 7,16; 18,43).

Ma per ciascuno di noi cristiani, cosa significa glorificare Dio? Vuol dire vivere da figli che si sentono abitati, nonostante la propria piccolezza, dalla grandezza di Dio Padre che agisce nella storia, per quanto assurda ci possa sembrare, con tutto quello che accade... La gloria di Dio, che rifulge pienamente sul volto di Cristo (cfr. 2Cor 4,6), è la traccia del suo passaggio come creatore e salvatore degli uomini, il luogo privilegiato della sua presenza nella quotidianità degli incontri e delle relazioni.

Agostino ci interroga: «Sei coi pastori che glorificano e lodano, sei con Maria che conserva e medita oppure sei solo con chi si stupisce? Beati sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 11,28)».

v.21 - Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. Il testo evangelico prosegue menzionando il rito della circoncisione, attraverso il quale il Bambino è inserito ufficialmente nel popolo di Dio con l’imposizione del nome: “Gli fu messo nome Gesù”.

Il nome, nella Bibbia, dice l’identità e la missione di chi lo porta. Gesù, infatti, nella lingua ebraica significa Dio salva. Dio si è fatto Bambino, Dio con noi! Lo contempliamo tra le braccia di sua Madre.

Diceva Benedetto XVI: «Il segno di Dio è la semplicità. Il segno di Dio è il bambino. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo per noi… Egli viene come bambino, inerme e bisognoso del nostro aiuto. Non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza.

Egli chiede il nostro amore: perciò si fa bambino. Nient’altro vuole da noi se non il nostro amore… Dio si è fatto piccolo, affinché noi potessimo comprenderlo, accoglierlo, amarlo».

Maria, Madre di Dio, continua a donarcelo e ad insegnarci come accoglierlo.