Domenica di Pasqua

Domenica di Pasqua

Mon, 06 Apr 20 Lectio Divina - Year A

È Pasqua!

Il Signore vincitore del peccato e della morte ci trascina nella sua Vittoria.

Il Padre convoca tutti noi alla vita procurataci dal Risorto, come primogenito di tutti i dormienti (1Corinti 15,20). Rispondere nella libertà a questa chiamata, a mezzo delle scelte intraprese sotto la guida dello Spirito, pur nel chiaroscuro della nostra esistenza, implica entrare nel regno della luce, della gioia e della pace.

La Pasqua non è il ritorno al carnevale dopo i rigori penitenziali della Quaresima. Implica una gioia del tutto diversa; è legata alla via di una santità conformata all’esistenza storica di Cristo, che passa per la croce e si rende palese come il trionfo dell’amore.

Si tratta di lasciarsi avvolgere dalla gloria di Cristo; di amare Cristo per se stesso nella sua condizione reale e perpetuamente attuale di Signore risorto, assiso alla destra del Padre.

In questo percorso siamo guidati dall’evangelista Giovanni. Il brano proposto dalla Liturgia si articola in due movimenti: Maria Maddalena, dopo essere andata al sepolcro, viene a dire a Pietro e all’altro discepolo che hanno portato via il Signore dal sepolcro (vv. 1-2). Poi i due discepoli vi si recano a loro volta correndo (vv. 3-8) . Si aggiunge un’interpretazione (v. 9).

Le due parti della narrazione finiscono in forma simile dal punto di vista della conoscenza (vv. 2 e 9): «non sappiamo dove lo posero» (20,2); «infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (20,9).

 

v.1 «Il primo giorno della settimana»: nella tradizione della Chiesa sarà individuato come il «giorno del Signore» (Ap 1,10), quello del trionfo pasquale che, nello stesso tempo, era il «giorno» escatologico annunciato dai profeti e da Gesù (Isaia 52,6; Giovanni 14,20; cf. 8,56; 16,23.26). Sarà il giorno in cui la comunità cristiana si radunerà per la celebrazione dell’Eucaristia, come viene testimoniato da Atti 20,7: «Il primo giorno della settimana eravamo radunati per spezzare il pane». Per i cristiani i tempi escatologici sono iniziati dalla risurrezione di Cristo: ogni domenica celebrata è una Pasqua in cui c’è la pienezza di contatto con Cristo risuscitato.
Il primo giorno ci riporta a Genesi 1: infatti una nuova creazione ha avuto inizio.

«Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino»: la prima parte della domenica comincia al mattino, quando il sole non è ancora sorto. Maria raggiunge con sollecitudine il sepolcro, mentre è ancora buio. I sinottici ci raccontano che stava insieme ad altre donne, ma il quarto vangelo ci parla solo di lei. 
«Quando era ancora buio»: tale dettaglio si trova solo in questo vangelo e ha un valore fortemente simbolico. In Marco 16,2 leggiamo che «il sole si levava»; in Matteo 28,1 si dice che «il primo giorno della settimana cominciava a spuntare»; in Luca 24,1 si sottolinea: «all’aurora». L’evangelista Giovanni, utilizzando il termine «tenebra» per indicare il «buio», vuole evidenziare l’impreparazione totale in cui si trovavano i discepoli, cioè la notte spirituale in cui erano immersi prima dell’esperienza che avrebbero fatto presso il sepolcro. È un dettaglio per mettere in risalto il cammino di fede faticoso e difficile che va dall’assenza di Gesù alla presenza del Risorto.

«Vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro»: Giovanni semplifica il racconto; infatti «vedere la pietra rimossa dal sepolcro» implica il constatare che esso è vuoto. 

v.2 Maria Maddalena vede la pietra ribaltata e non capisce; cerca subito una spiegazione naturale. Non riesce a vedere il significato di ciò che sta succedendo; però corre subito dagli altri. Nel buio, nella mancanza dei segni visibili del Signore, non rimane inerte. Tale atteggiamento ci consegna un prezioso insegnamento, perché ci fa capire che quando si sperimenta l’assenza, non si deve rimanere paralizzati, ma è necessario muoversi, correre, cercare. Non solo non c’è Gesù vivo, ma non c’è neppure il suo corpo. Maria Maddalena non soltanto cerca, ma corre a comunicare quell’assenza totale, quel «nulla completo» per quanto riguarda la presenza di Gesù.

«Andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava»: la tradizione riconosce in Giovanni, l’evangelista, «il discepolo che Gesù amava».

«Portarono via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo posero»: quest’insistenza da parte dell’evangelista sull’ignoranza dei primi testimoni vuole mostrare come i discepoli non erano assolutamente preparati all’avvenimento; non si aspettavano la risurrezione. Tale situazione iniziale di impreparazione radicale, di «cecità», presente nei primi testimoni della Risurrezione è fondamentale, perché sottolinea la realtà dell’intervento divino. La fede pasquale è stata per i primi testimoni come un risveglio. Lo sperimentare questo «buio totale», inizia un cammino che porta a capire in contesto di fede che Gesù è vivo, a un livello di vita superiore, perché lo aveva detto prima della risurrezione: ormai è il Gesù innalzato nella gloria che sale al Padre. 

v.3 L’annuncio di Maria Maddalena sconvolge i discepoli, che si recano senza indugi al «luogo dell’avvenimento».

v.4 «Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro»: è un particolare realistico, di cronaca, che si presta anche ad un secondo livello di lettura. Giovanni corre e arriva prima rispetto a Pietro: questo dettaglio narrativo suggerisce una certa precedenza. Il discepolo che accetta in pieno «l’amore» «l’agapē» di Gesù come tipo e modello di ogni discepolo, corre prima e arriva prima. Giovanni riesce a vedere «prima» i segni della risurrezione che ambedue cercano: il corpo non c’è, ma le bende sono lì, giacenti. 

v.5 «Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò»: Giovanni vede i lini; ma non entra nel sepolcro, per rispetto a Pietro. Con questo atteggiamento riconosce il primato di Pietro, secondo quando disposto da Gesù. 

v.6 Per la seconda volta l’evangelista ci presenta «le bende giacenti»; si tratta dunque di un particolare importante: questi «teli» si trovano «giacenti», cioè in posizione di afflosciamento. 

v.7 Il sudario era una specie di gran fazzoletto che si metteva sul volto. Il sudario non era «giacente» con le bende, come uno si aspetterebbe. Infatti, se non c’è più il corpo di Gesù, anche tutto quello che lo avvolgeva dovrebbe trovarsi appiattito; così dovrebbe essere anche il sudario, che era legato addirittura alla testa di Gesù. Pietro nota che il sudario non sta con le altre bende, ma a parte, arrotolato su se stesso. L’evangelista suggerisce che il «soudarion» era arrotolato, quasi in cerchio, cioè nella forma che aveva quando stava intorno alla testa del defunto. Egli nel raccontarci quanto Pietro sta osservando intorno a sé, vuole che lo sperimentiamo anche noi lettori. 

v.8 Nel vedere le bende così, Giovanni si ricorda delle parole di Gesù sulla sua risurrezione e comincia a credere. Il credere ha un suo cammino di ricerca: di cercare e di trovare. Il testo non ci dice come reagisce Pietro; non viene formulata alcuna critica nei suoi confronti; egli è presentato come un capo dalla riconosciuta autorità. Resta il fatto, già suggerito, che il discepolo che accetta in pieno l’amore di Gesù arriva prima in senso cronologico, ma tale precedenza implica anche quella del cammino di fede.

C’è un aspetto di questo brano, che è importante sottolineare, cioè il rapporto tra «vedere» e «credere». Quello che vede il discepolo all’interno del sepolcro è la stessa realtà già costatata da Pietro, entrato per primo. Lo stesso discepolo vi aveva gettato uno sguardo dall’esterno senza riuscire a verificare niente. Ora vede anch’egli quel particolare del sudario che sta in disparte, ancora avvolto. Tutto questo non è semplicemente la prova che il corpo di Gesù non è stato sottratto; per il discepolo questo è un «segno»: perciò il suo vedere sbocca nel credere.

A cosa crede il discepolo giunto in precedenza? L’evangelista sembra guidare il lettore verso quest’interpretazione: «egli crede di trovarsi davanti a un mistero dell’azione di Dio; ma non comprende, non sa ancora che il Signore è risuscitato». I segni della sepoltura del suo corpo morto sono rimasti intatti nella tomba. Il discepolo che vede questo segno approda immediatamente alla fede. Si tratta di un’adesione a Gesù come il Messia, il Signore, il Figlio di Dio, il Vivente, sebbene non si capiscano i particolari della risurrezione. Il «discepolo credente» è il prototipo di tutti quelli che approdano alla fede anche senza vedere la realtà del corpo di Gesù risorto, e verificarne l’identità.

Questa prima scena del racconto della risurrezione ambientata presso il sepolcro, è una specie di paradigma dell’intero processo che va dal vedere al credere. Maria vede la pietra tolta dal sepolcro aperto e pensa che il corpo di Gesù è stato sottratto. Pietro vede le bende e il sudario all’interno del sepolcro, ma non ci viene detto nulla circa la sua reazione. Solo del discepolo si sottolinea «vide e credette». C’è dunque una progressione tra i momenti di quest’itinerario: dal semplice guardare, osservare, al «vedere» vero e proprio, illuminato dalla fede. 

v.9 Questo versetto è un commento dell’evangelista, che fa riflettere sul cammino di fede, dal punto di vista della ricerca dei segni. Sembra che il commento vada indirizzato non al discepolo, che ha già creduto, ma agli altri discepoli che ancora non credono; infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Qui «comprendere» la Scrittura è da intendersi nel senso di «conoscerla a fondo», «capirla nel senso più completo».

«Non conoscevano, infatti, ancora la Scrittura»: è un’indicazione dell’importanza della Scrittura nella comprensione dei segni della presenza di Dio nel mondo. Il testo ci vuol dire che se il discepolo avesse veramente capito la Scrittura, sarebbe bastato pochissimo, forse già il primo accenno di Maria Maddalena, per intuire la presenza del Signore: avrebbe avuto già un quadro dell’opera di Dio, del modo con cui Dio si manifesta nella storia. La Scrittura è dunque un mezzo potente per essere sensibilizzati alla presenza di Dio nelle diverse situazioni della nostra vita e della storia; la Scrittura dovrebbe aiutarci a rifare questo discernimento dei segni, a vedere come in tante piccole cose, che ci erano sfuggite, la presenza del Risorto si sta manifestando.

In conclusione i vv. 8 e 9 insieme evocano il duplice processo del credere: la fede pasquale che si fonda sul «vedere» viene formulata in modo completo e cioè diventa «professione di fede» alla luce della Scrittura profetica relativa alla risurrezione.

Il discepolo ideale, quello che Gesù amava, è arrivato alla fede, che sorge dall’amare. Il «credere» del discepolo amato non è un credere in maniera distaccata, ma egli crede perché ama. Non è ancora la fede completa nella risurrezione, bisognerà ancora che il discepolo si apra all’intelligenza delle Scritture; è necessario che il discepolo veda il Signore in persona, cioè, che abbia un’esperienza personale di lui, e da lui riceva il dono dello Spirito Santo. A questa condizione solamente egli raggiungerà la pienezza della fede pasquale.