Giovedì Santo - Messa in Cena Domini

Giovedì Santo - Messa in Cena Domini

Thu, 02 Apr 20 Lectio Divina - Year A

La liturgia odierna propone alla nostra meditazione il brano del capitolo 13 del vangelo di Giovanni, conosciuto come la lavanda dei piedi. I capitoli 13 - 17 del Vangelo di Giovanni sono il testamento di Gesù, dove Egli parla del suo “andarsene” e dell’inizio di una nuova presenza. Gesù viene presentato come Colui che vuole amare fino all’estremo, fino alla fine (eis télos: 13,1).

Saliamo anche noi al piano superiore (cfr Marco 14,15 e Luca 22,12) dove si trova la stanza preparata per la cena e ci facciamo vicini agli amici più cari che Gesù aveva: li aveva scelti (Marco 3,14) ed erano ormai con Lui da qualche anno. È una cena tra amici, c’è familiarità e intimità. Gesù sa quello che dovrà accadere nelle prossime ore: lì con Lui c’è chi lo tradirà, chi lo rinnegherà… e nel momento più doloroso saranno tutti a fuggire...

Verso la fine della cena Gesù compie un rito che un padrone di casa, nel momento dell’accoglienza dell’ospite, non faceva mai personalmente e lo affidava agli schiavi. Era ritenuto un gesto di umiliazione estrema, che poteva essere chiesto soltanto allo schiavo che non era ebreo. Con questo gesto Gesù vuole mostrare ai suoi discepoli fino a che punto è possibile amare: fino al dono della vita. Un dono che i Vangeli sinottici esprimono riferendo l’istituzione dell’Eucaristia; Giovanni invece lo fa raccontando la lavanda dei piedi, cioè come si deve vivere l’Eucaristia: è servizio e amore fraterno.

 

v.1 - Gesù sa che cosa succederà e vuole che questo accada. Ciò a cui va incontro, la croce, è la rivelazione di Lui come Figlio di Dio: è giunta l’Ora della croce, l’Ora della gloria. Il passaggio di Gesù da questa vita al Padre diventa per noi testimonianza del suo passaggio alla vita piena, dimostrando con i fatti l’amore con cui ci ama.

 

vv.2-5 – è la cena della comunità riunita per la Pasqua. In un momento così familiare, Giuda purtroppo lascia che il suo cuore sia guidato dal diavolo. Chissà come avrà vissuto quel momento tra amici, con il cuore che era invece pronto a tradire...

Gesù, con la consapevolezza di essere il Figlio del Padre e di essere da Lui amato, vuole dimostrare la sua libertà di amare fino all’ultimo: l’amore non ha misure. Ecco allora che si alza (è il verbo che sarà usato poi per indicare la sua risurrezione) e si spoglia delle sue vesti. È il segno di ciò che avverrà nella crocifissione: dà la vita, si spoglia, si svuota per riceverla nuovamente dal Padre. Denudato come uno schiavo, si pone ai piedi dei suoi per lavarli, perché siano abilitati a camminare come Lui ha insegnato: è il servizio dell’amore che mai deve finire.

 

vv.6-11 – Anche la peccatrice e Maria di Betania avevano lavato i piedi di Gesù in una infinità di amore. Avrà imparato questo gesto da loro? Ora Pietro rifiuta che il Signore gli lavi i piedi. Pietro è ancora lontano da Gesù, non lo capisce ancora. Come può il Signore servire e lavare i piedi come uno schiavo? Per Pietro è Gesù che deve essere servito, a cui si deve ogni riguardo. Gesù però sconvolge le concezioni che abbiamo su Dio. “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1Giovanni 4,19). Occorre accettare che Gesù dia la sua vita per noi, occorre anche lasciarsi lavare i piedi, lasciarsi amare. Non accogliere il suo servizio è respingere Lui e l’amore stesso del Padre. Accettare che ci lavi i piedi ci rende capaci di amare e di vivere della stessa vita del Figlio.

Pietro desidera essere con Gesù, per questo poi accetta e chiede anche che siano lavate le sue mani e il capo: il suo agire e il suo pensare saranno nuovi. Il Battesimo ci introduce nella novità di vita (fare il bagno); la penitenza (lavare i piedi) è aiuto per camminare nella strada che il Signore ci ha indicato.

Questo semplice gesto lo possiamo fare anche noi. L’amore cristiano non è fatto di grandi sentimenti, è un lavoro artigianale su di sé. Io lavo i piedi a te, se, pur vedendo il tuo peccato, so non tenerne conto; se non mi lascio tentare dalla prepotenza credendomi superiore.

 

vv.12-15 – Gesù stesso ora spiega il significato del suo gesto. Lui che lo ha compiuto conosce Dio, il Padre, ed è il Maestro: conosce e vive l’amore immenso del Padre, rivelandoci così com’è Dio. È fondamentale, se vogliamo diventare come Lui, fare esperienza dell’amore con il quale siamo amati e farci umili. Gesù si è rivelato come Colui che serve (Luca 22, 27). Solo se siamo capaci di un servizio scambievole partecipiamo alla sua stessa vita, entriamo nell’amore della Trinità. Non il potere e il dominio ma il servizio reciproco è lo stile del cristiano.

L’Eucaristia non è solo un rito: è fare in memoria di Lui, che si fa servo e mostra l’autentico amore fraterno.

 

Alcune domande per meditare:
- Si alzò da tavola: come vivo l'Eucaristia? Mi lascio sollecitare dall’amore che ricevo? Il mio vivere l’Eucaristia arriva all'impegno di solidarietà e condivisione?
- Depose le vesti: mi lascio guidare da un amore autentico verso gli altri? Sono capace di deporre le vesti della supremazia e della prepotenza per indossare quelle della semplicità, della povertà e dell’umiltà?
- Si cinse un asciugatoio: nella mia vita percorro la strada del servizio, della condivisione? So intravedere il volto di Cristo che chiede di essere servito e amato nei poveri?