Salmo 38

Salmo 38

Wed, 17 Jan 18 Lectio Divina - Psalms

Il salmo si svolge in linea con il principio della “retribuzione terrena”. Questo è un salmo alfabetico, come il Salmo 33; sebbene composto di 22 versetti come le lettere dell’alfabeto ebraico, queste non appaiono davanti ai relativi versetti. L’espressione “In memoria” riportata nel titolo fa pensare, come per il Salmo 70, all’impiego liturgico del salmo per il sacrificio del culto nel tempio (cfr. Lv 2,2-16; 5, 11,12).

Il salmo è una lamentazione in cui il salmista, colpito da grave malattia (che probabilmente è lebbra), ricorre fiducioso a Jahwèh e, confessando apertamente la propria colpevolezza che ha scatenato l’ira divina, implora l’intervento della sua misericordia. Il simbolismo antropologico usato per descrivere la malattia è abbastanza ricco; è presente anche un simbolismo spaziale e penitenziale. Nella liturgia cristiana il salmo è accolto fra il numero dei salmi penitenziali, come il Sal 6. Non si intravede nel salmo uno schema regolare, ma si notano quattro punti di orientamento in cui l’orante supplica il Signore (vv. 2.10.16.22).

Genere letterario: lamentazione individuale (di un malato di lebbra?).

Divisione: si può divedere in tre strofe e una conclusione:
2-9: I strofa: (v. 2: appello; vv. 3-9: corpo);
10-15: II strofa: (v. 10: appello; v. 11-15: corpo);
16-21: III strofa: (v. 16: appello; vv. 17-21: corpo);
22-23: appello finale.

v.2: “Signore, non castigarmi …”: è il primo appello del salmo. È identico a quello del Salmo 6,2 e costituisce l’argomento e l’atmosfera del carme. Lo “sdegno” e “l’ira” sono antropomorfismi con i quali si esprime la funzione pedagogica educatrice di Dio nei riguardi del peccatore. Il salmista lo sa bene e, riconoscendosi peccatore, non rifiuta la meritata correzione, ma chiede che la punizione non sia troppo pesante e insopportabile.

vv.3-21: In questa sezione, che costituisce il corpo del salmo, il tema principale della malattia, descritta con forti tinte e riconosciuta come frutto dell’ira divina procurata da grave colpevolezza (vv. 3-5.19), è affiancato da due temi secondari: l’abbandono degli amici (v. 12) e l’ingiusta persecuzione dei nemici (vv. 13.17.20.21); mentre l’atteggiamento del salmista è quello di chi sa che la sua sofferenza è nota a Dio (v. 10) e da lui solo attende, insieme alla guarigione, la propria giustificazione (vv. 14-16).
v.3: "Le tue frecce…. Su di me è scesa la tua mano”: vi sono due antropomorfismi. Dio è visto prima come arciere e poi come aguzzino. Nel contesto di sofferenza e di peccato la mano divina che preme sulla vittima, nella Bibbia, è segno del giudizio di Dio (cfr. Sal 32,4; 39,11; Gb 1,11; 2,5; 19,21; Ger 15,21; Os 2,12; Am 9,2).
v.6: “Putride e fetide sono le mie piaghe”: questo versetto unitamente al v. 12 fa pensare alla lebbra, anche se non è diagnosticamene individuabile la malattia, nonostante gli altri indizi espressi nel salmo. Girolamo ha optato a suo tempo per la lebbra. È del tutto legittimo vedere in questi accenni i sintomi di quel terribile male, descritto minuziosamente in Lv 13, simbolo per eccellenza dell’impurità e del peccato.
v.9: “Ruggisco …”: la metafora esprime l’intensità del dolore (cfr. Sal 22,2).
v.11: “Si spegne la luce dei miei occhi”: la perdita della vista è un motivo ricorrente nelle lamentazioni (cfr. Sal 6,8; 13,4; 31,10; Lam 2,11).
v.12: “Mie piaghe”: è usata una parola strana: negà, che significa “caduta” e “piaga”. Il termine è usato 56 volte nel Levitico per significare la lebbra (cfr. Lv 13,2.
v.14: “Come muto non apro bocca”: è lo stesso atteggiamento di Gesù nella passione, notato ripetutamente dagli Evangelisti e ricordato da Pietro: “Mentre veniva maledetto, non malediceva; mentre soffriva, non minacciava” (1Pt 2,23).
v.16: “Tu mi risponderai”: nel giudizio idealmente intentato al salmista, questi s’appella al verdetto divino che, tenuto conto dell’umile confessione del penitente (v. 19), sarà a lui favorevole, con delusione dei suoi accusatori (v. 17).
v.17: “Ho detto”: l’espressione equivale a “ho pensato”.
v.20: “Mi odiano senza motivo”: se davanti a Dio il salmista si presenta in veste di penitente contrito, ciò non gli toglie il diritto di denunciare la cattiveria dei suoi nemici, tanto più grande in quanto essi, come in Sal 35,12-14, sono tra i suoi beneficati.
vv.22 - 23: Il salmo si chiude con l’invocazione alla divina “presenza” affinché sia sicura difesa per l’orante in pericolo. Il divino “abbandono” e la divina “lontananza” insieme al pressante appello al Dio “personale” (mio Dio) sono i motivi caratteristici dell’inizio del Sal 22, che gli Evangelisti ricordano pronunciato sulla croce da Gesù agonizzante.