Salmo 104

Salmo 104

Thu, 07 Feb 19 Lectio Divina - Psalms

Il salmo 104 è un inno e può essere detto il poema della creazione e della natura contemplata nella suggestività della sua bellezza e nell'armonia delle sue leggi. In esso Dio è esaltato come creatore e come provvido reggitore. Cielo e terra sono opera delle sue mani. È questa una delle principali prerogative che gli si riconoscono, accanto a quella di essere il sovrano di Israele, suo eletto, e l'arbitro della storia di tutti i popoli.

A differenza di quanto si può notare nelle cosmogonie o poemi sulla genesi del cosmo fioriti presso antichi popoli con cui la civiltà di Israele venne in contatto, in questo salmo la natura è sempre vista in dipendenza da Dio, il quale la trascende e la domina; essa appare anzi quasi una emanazione della gloria di Dio, del quale rivela la bontà, la bellezza e la potenza. In questa celebrazione del creatore attraverso il creato, il lirismo della poesia ebraica raggiunge uno dei suoi più alti vertici.

Il salmo è di mirabile composizione e lo si può dividere in due grandi parti:
vv.1-23. È una cosmogonia che riprende il racconto della creazione secondo l'ordine del primo capitolo della Genesi.
vv.24-34. È una contemplazione entusiastica del mare e degli esseri che lo animano, e una profonda considerazione sulla dipendenza di ogni essere dal Signore che tutto sostiene con il suo soffio vitale.
Il salmo conclude con l'auspicio che scompaia dalla terra ogni malvagità e con la dossologia già posta all'inizio: "Benedici il Signore, anima mia!".

Il creatore, re dell'universo (vv. 1 - 23)
v.1a: Il salmista invita a benedire il Signore attraverso lo splendore della creazione. Anche il salmo 103 aveva invitato a celebrare il Signore, ma la ragione era per l'amore e la grazia che Dio ha effuso sull'uomo.
vv.1b-9: La prima sequenza di elementi cosmici da contemplare sono la luce, le acque, la terraferma. La luce nella sua onnipresenza e nel suo splendore è uno dei simboli più trasparenti per indicare Dio stesso e la sua gloria. Per questo essa appare come il mantello di Dio (v 2a).
Il cielo invece, immaginato nella cosmologia biblica come una volta grandiosa, contiene le acque delle piogge, sopra le quali Dio ha edificato il suo palazzo. Lo schema è suggerito dalle costruzioni orientali che sulle terrazze-tetto hanno una camera riservata per la pace e il fresco notturno. Il Dio costruttore riappare nel v 5 mentre sta attuando il grandioso progetto delle fondamenta della terra, immaginate come colonne innalzate sulla distesa dell'Oceano. Tutta la corte celeste, composta di angeli, si trasforma in esecutrice veloce come i venti e guizzante come le fiamme (v 3). Anche il tuono, "voce di Dio" (cf Sal 29) è al servizio della sovranità divina che si estende pure sulla distesa delle acque. A quella voce esse tremano (v 7) e si ritirano bloccandosi al confine assegnato loro dalla mano di Dio (vv. 8-9).
vv.10-18: Prendendo lo spunto da questo elemento primordiale, inizia il canto dedicato alla forza fecondante che l'acqua in sé racchiude. È la realtà che l'orientale desidera con tutto il suo corpo. Essa, permeando la terra e comunicandosi al suolo, lo trasforma in un paesaggio incantevole, carico di vita e di fertilità. L'uomo assetalo e pellegrino sa che il Signore libera anche da un'altra sete. È il dono delle acque che "sgorgano dal santuario" (Ez 47,12); è il Signore stesso "fonte d'acqua viva, non cisterna screpolata" (Ger. 2, 13); è il "canale divino rigonfio di acqua" (Sal 65, 10), "acqua viva" offerta da Gesù alla donna Samaritana; acqua che diviene "fonte zampillante per la vita eterna (Gv 4, 14): "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva chi crede in me" (Gv 7, 37); dal suo costato "uscì sangue e acqua" (Gv 19, 34).
vv.19-23: Alle acque succede la luce, con la sua preziosa funzione distribuita nei cicli stagionali e nel giorno. Al suo apparire riprende la vita degli animali, che chiedono a Dio il cibo (v 21).

Contemplazione del dominio di Dio su terra e mare e della sua provvidenza amorosa (vv. 24-30).
vv.25-26: Riprendono il tema del mare. L'immagine che l'autore ha davanti ai suoi occhi è certamente il Mediterraneo, solcato da navi e popolato di pesci. In esso nuota anche il Leviatan, mostro marino mitico, ora ridotto da potenza divina com'era nelle religioni orientali, a creatura di Dio che partecipa alla gioia di tutto il regno animale.
vv.27-30: La celebrazione entra nella dimensione più profonda della realtà, la vita che in ogni istante è sospesa alla provvidenza amorosa di Dio. Come diceva Gen 2, 7: "Dio plasmò l'uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente". Perciò "Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana" (Gb 12, 10) e "se egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all'istante e l'uomo ritornerebbe nella polvere" (Gb 34, 14-15). Sapendo che l'uomo è sostenuto da Dio non solo nella continuità fisiologica ma soprattutto nella sua esperienza interiore e religiosa, la liturgia cristiana ha usato il v 30 come invocazione allo Spirito Santo, principio della "legge che da vita in Cristo Gesù" (Rm 8, 2): "Mandi il tuo Spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra".

Gioia per la signoria e il regno di Dio (vv. 31-35).
Il salmo continua con la lode personale del poeta che si associa al coro dell'universo. È un canto gioioso che non conosce parentesi di sosta o di distrazioni, ma abbraccia l'intero arco dell'esistenza umana: "finché ho vita... finché esisto" (v 33).
È anche un canto di venerazione e di timore, perché la potenza di Dio che sconvolge la crosta terrestre con terremoti e vulcani, come all'apparizione sul Sinai (cf Es 19, 18), è sconcertante. Il "tremendum" di Dio è riapparso e in questa linea si intuisce la speranza ottimistica di un mondo perfetto, non solo nelle sue componenti materiali e animali, ma soprattutto nella società umana, priva di peccatori e di empi.

Trasposizione cristiana
Il salmo 104, nella Bibbia, è una grandiosa testimonianza della contemplazione religiosa della natura. Anche Gesù ce la suggerisce. Egli, infatti, vede dappertutto, come il salmista, l'azione di Dio che "fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, e manda la pioggia per i giusti e per i peccatori" (Mt 5. 45); che "nutre gli uccelli del cielo" (Mt 6, 26) e "veste l'erba del campo" (Mt 6, 30). Egli che dice dei fiori del campo che "neppure Salomone in tutta la sua magnificenza era vestito come uno di essi" (Mt 6. 29), deve averli contemplati a lungo ed averne compenetrato la sua anima.

Domande per la revisione di vita:
So contemplare il creato? A quali conseguenze di vita mi porta?
Vivo nella creazione da "ospite" o da "padrone"?
È "cristiana" la mia visione delle cose del mondo, oppure è solo uno sguardo "laico"?
Che cosa mi manca per godere del creato?