Salmo 108

Salmo 108

Thu, 07 Mar 19 Lectio Divina - Psalms

Il Salmo risulta materialmente composto dalla giustapposizione di due parti di altri Salmi (i vv. 2-6 dal Sal 57,8-12; i vv. 7-14 riprendono Sal 60,7-14) sebbene vi siano alcune varianti accidentali rispetto ai Salmi originali. Rimane del tutto oscuro il motivo di questa combinazione di elementi disparati. La datazione è del tardo postesilio. Tuttavia il Salmo va al di là di una semplice giustapposizione delle sue parti, poiché raggiunge un diverso significato in un nuovo orizzonte. Il carme, infatti, in un’atmosfera innico-liturgica, invita la comunità d’Israele ad attendere, lavorando e lottando, l’avvento di una nuova realtà; è dunque un buon esempio di attualizzazione della parola di Dio in contesti nuovi e diversi. Le gesta di Dio nel passato devono essere segno e fonte di speranza per il presente.

La simbologia è di carattere innico, cosmico-spaziale e bellico.

Genere letterario: supplica individuale (+ motivi innici, di ringraziamento e oracolo profetico).

Divisione: vv. 2-6: (I parte) introduzione innica (Sal 57,8-12; vv. 7-14: (II parte) supplica e oracolo (= Sal 60,7-14).

v.2: “Saldo…saldo…”: l’aggettivo “saldo” esprime sia prontezza e decisione, sia fermezza nella fede e attaccamento al Signore (cfr. Sal 51,12).

v.3: “Voglio svegliare l’aurora”: il salmista è intenzionato a dare lode a Dio fin dalle prime ore mattutine, essendo queste il momento più opportuno della giornata per pregare, lodare e ottenere le grazie divine.

v.5: “Perché la tua bontà… la tua verità…”: si esprime la motivazione della lode. La “bontà” e la “verità”, virtù dell’alleanza, che indicano stabilità dell’amore divino, sono esaltate per la loro immensità e grandezza “fino ai cieli”, “fino alle nubi” (cfr. Sal 136).

v.6: “Innalzati…”: si ricalca il motivo del v. 5. La voce rumà nel Testo Masoretico può essere intesa sia come imperativo (“innalzati”) riferito a Dio, sia come sostantivo (“grandezza, altezza”) in parallelo con “gloria” del secondo emistichio.

v.7: “La tua destra”: la mano destra come il braccio destro, riferiti a Dio, oltre che essere un antropomorfismo, sono segno di potenza e di protezione secondo il linguaggio tipico dell’esodo (Sal 28,2; 31,6; 80,18: Is 11,11).
– “I tuoi amici”: si può tradurre anche “i tuoi diletti”, cfr. Sal 84,12; 127,2. Gli amici di Dio sono i “pii” e quelli che gli sono fedeli.

8-10: La pericope è composta da una cornice (v. 8a) che ambienta l’oracolo nel tempio e dai vv. 8b-10 riportanti l’oracolo di Dio, che poteva essere pronunciato nel tempio da un sacerdote o da un profeta cultuale (cfr. Sal 60,9-14).
– “Sichem”: fu il centro più antico delle tribù israelitiche del nord.
– “Valle di Sucot”: è la valle che si estende lungo la riva orientale del Giordano.
– “Galaad… Manasse”: sono le due tribù che occupavano i territori immediatamente a nord della regione di Sichem e di Succot.
– “Efraim... Giuda”: indicano globalmente il regno del Nord e quello del Sud.

v.8: “Esulterò…”: il corrispondente verbo ebraico si riferisce al grido di vittoria. Si indica così il trionfo di Dio sui nemici. Dio è immaginato come un eroe vittorioso che si divide il bottino e si lava dopo la vittoria.
– “Voglio dividere”: si allude alla spartizione del territorio palestinese tra le diverse tribù, cfr. Giosuè 13,21. C’è l’immagine antropomorfica di Dio come geometra e lottizzatore del territorio.

v.10: “Catino per lavarmi”: il riferimento è geografico (Moab è il litorale orientale del Mar Morto) e politico. Infatti il vassallo ribelle sconfitto è come uno schiavo che lava i piedi al suo padrone (Genesi 18,4; 19,2; 24,32).

v.13: “Contro il nemico…”: si rinnova la petizione di aiuto (cfr. v. 7) e si ammette l’inutilità delle alleanze umane, perché “vana è la salvezza dell’uomo”.

v.14: Il salmo termina con una professione di fede e fiducia sconfinata nella potenza e nel soccorso divino. Con Dio si compiono grandi imprese. Egli annienterà i nemici. Non Israele da solo o con alleati umani, ma con Dio riuscirà vincitore.

Riflessioni per una revisione di vita:
So lodare fin dall’aurora il Signore con canti e inni di giubilo?
Ho la totale fiducia di mettermi completamente nelle mani di Dio e lasciarmi guidare da lui?
Sono capace, come il salmista, di cantare “inni tra le genti” con senso di vera gratitudine sapendo che la bontà di Dio “è grande”?