Salmo 109

Salmo 109

Thu, 14 Mar 19 Lectio Divina - Psalms

Il carme è considerato il Salmo imprecatorio per eccellenza ed è stato classificato fra i meno “cristiani” a causa dei vv. 6-19 ritenuti “maledizioni”, ma interpretati dai Padri della Chiesa come “predizioni” in forma imprecatoria. Nella Chiesa primitiva esso è utilizzato sì come scrittura profetica, ma con riferimento al più sconcertante evento del Nuovo Testamento, cioè il tradimento di Giuda (cfr. Atti 1,16.20). L’ombra sinistra caduta su tutto il Salmo è dovuta alla serie di maledizioni contenuta nella sezione centrale (vv. 6-19). Vari tentativi sono stati fatti per spiegare o, per lo meno, ammorbidire il duro impatto che il senso nudo e crudo di tali imprecazioni provoca nella nostra sensibilità cristiana.

Questo Salmo è completamente omesso dal salterio liturgico dopo la riforma del Concilio Vaticano II ed anche l’antica liturgia sinodale lo espunge tutto dall’uso liturgico.

Alcuni autori tendono a vedere le imprecazioni dei vv. 6-19 come uscite dalla bocca degli accusatori e introdotte ex abrupto, come accade altre volte nei salmi (2,3; 12,6; 75,3; 91,14; 95,8). Altri, anche tra i moderni studiosi, insistono sull’interpretazione imprecatoria dei versetti, tenendo presente anche la legge del taglione (Es 21,12-23.25; Lv 24,17-21). La simbologia prevalente è quella giudiziaria e antropologica.

Genere letterario: supplica individuale.

Divisione: la struttura si snoda in tre strofe con inserimento del blocco delle imprecazioni come amplificazione della prima strofa: vv. 1-5 (I strofa); vv. 6-20: imprecazioni; vv. 21-25 (II strofa); vv 26-31 (III strofa).

v.1: “Dio della mia lode non tacere”: il salmista chiama la sua supplica “lode” e Dio, cui è rivolta, “Dio della mia lode” (cfr. Sal 22,4), perché è certo che Dio lo ascolterà e il suo lamento si trasformerà in lode.

v.4: “In cambio del mio amore”: l’espressione è ripetuta nel v. 5. Si sottolinea forse che gli avversari non gli sono estranei, ma provengono dal cerchio della sua parentela e degli amici (cfr. Sal 35,12; 38,21; 120,7; Prv 17,13).

vv.6-19: È il brano centrale, pervaso da uno spirito di odio furibondo, assetato di morte e di sterminio. Ora è proprio perché tale odio non trionfi sull’amore (cfr. 4-5), che il salmista rivolge a Dio il suo grido di aiuto. Per questo, le parole della sezione centrale non devono essere del salmista, bensì dei suoi accusatori. Deve trattarsi dunque di una “citazione” che, per essenza di una formula introduttiva, è stata attribuita all’orante, che invece è il bersaglio delle velenose imprecazioni.

v.20: “Sia questa da parte del Signore…”: l’orante riassumendo le maledizioni dei suoi accusatori, riconoscendosi non colpevole, auspica che il Signore le riversi sui suoi accusatori, secondo la legge del taglione. Dopo la lunga e dettagliata citazione delle parole roventi dei suoi nemici, il salmista riassume la loro richiesta.

vv.21-29: Viene ora la perorazione dell’accusato, che mostrando a Dio il suo stato miserevole (vv. 22-25) si appella alla divina misericordia (vv. 21.26); il divino intervento a sua difesa e a confusione degli accusatori mostrerà chiaramente la sua innocenza (vv. 27-29).

v.21: “Ma tu…”: l’espressione stilisticamente segna un chiaro distacco tra ciò che precede e ciò che segue, cfr. Sal 86,5; 102,13.

v.26: “Aiutami… salvami per il tuo amore”: c’è un richiamo al v. 21. Ha la sua stessa funzione introduttiva. Vi ritorna anche la voce hesed (grazia, amore); è una ripresa della supplica.

v.27: “Sappiano che qui c’è la tua mano”: ogni intervento da parte di Dio, oltre alla finalità immediata del soccorso in un bisogno, ha quella di provocare in tutti il riconoscimento della bontà e onnipotenza divina.

vv.30-31: Chiude la lamentazione una promessa di pubblica “lode” (v. 30) corredata di “motivazione” (v. 31), che qui è un attestato di fiducia nella divina “disposizione” a difesa del bisognoso.

v.31: “Poiché si è messo alla destra del povero”: anziché l’empio accusatore auspicato nel v. 6 per l’orante, è il Signore, in qualità di avvocato, che si è messo alla sua destra. Il Signore si mostra insieme vero giudice e avvocato difensore.

Nel Nuovo Testamento l’espressione del v. 8 “il suo posto l’occupi un altro” è visto realizzato da Pietro nella sorte finale di Giuda (Atti 1,16-20).