Salmo 136

Salmo 136

Thu, 14 Nov 19 Lectio Divina - Psalms

L’orante loda e ringrazia solennemente il Signore per la sua bontà e il suo eterno amore. Questo Salmo è stato chiamato per antonomasia il “grande Hallel”. È un inno a carattere litanico, il cui ritornello, che strutturalmente fa anche da principio unificatore del tutto, si ripete ben 26 volte. Una simile composizione litanica si ha in Deuteronomio 3,52-56.57-88. Tutto il v. 1 comprendente il ritornello si trova identico anche nei Salmi 106,1; 107,1; 118,1.29. La liturgia giudaica tardiva lo adopera per le feste di Pasqua, della Capanne e del Capodanno.

Il Salmo, pertanto, si presenta come una solenne liturgia di ringraziamento, in veste innica, costruita sull’unica ed “eterna” motivazione: la infinita ricchezza della divina bontà diffusa nell’opera della creazione (vv. 5-9) e della conservazione (v. 25); mostrata in modo del tutto speciale nella storia della salvezza (vv. 10-24).

Il Salmo 136 riprende per lo più il Salmo 135 e ha per canovaccio il credo storico di Deuteronomio 26,5-9, specialmente per quanto riguarda i tre articoli di fede: la creazione (vv. 4-9), la liberazione (vv. 10-20), il dono della terra (vv. 21-22).

Genere letterario: liturgia di ringraziamento in veste innica.

Divisione: invito introduttivo (vv. 1-3); corpo del salmo (vv. 4-25); invito conclusivo (v. 26).

II "grande hallel" veniva cantato durante la celebrazione pasquale ebraica dopo la cena. È il salmo a cui Matteo 26,30 probabilmente fa riferimento quando dice che Gesù "dopo aver cantato l'inno" uscì verso il monte degli ulivi.

La lode:

Il Salmo colpisce per la monotonia del canto e ci fa capire il principio stesso della lode che è:

a) Relazione all'eterno, perché non c'è lode se non si parla di ciò che è da sempre e per sempre. La lode si distingue dall'azione di grazie: questa dice il rapporto alla bontà di Dio, mentre la lode dice salvezza, che è da sempre e per sempre.

b) Principio litanico, perché la ripetizione delle stesse parole esprime una situazione dolorosa. La lode suppone una situazione positiva, ma il principio è lo stesso. Nella preghiera litanica può variare il soggetto della lode, come nel Salmo 148: "Lodate il Signore suoi angeli ... sue schiere ..."; si può modificare il verbo, come nel salmo 149: "Cantate al Signore... gioisca... esultino...". Può variare la modalità, come nel salmo 150: "Con squilli di tromba... con arpa e cetra... con timpani e danze". Alle volte possono variare i sentimenti, come nel salmo 100: "Acclamate al Signore... nella gioia... con esultanza...". La variazione può toccare il nome del Signore, come nel salmo 136: "È buono... il Dio degli dèi, il Signore dei signori".

Il salmo 145 è esplicito: ad ogni lettera dell'alfabeto corrisponde una parola che, appena possibile, viene applicata a Dio. Per esempio "Grande"= "grande è il Signore"; "vicino"= "il Signore è vicino a quanti lo invocano"…

Nel salmo 136 è il nome del Signore che è oggetto di variazione, anche se si parla di cose che egli ha fatto. Il testo originale infatti non dice: "Lui ha fatto", ma: "il facente, il colpente, il massacrante, ecc.". Quindi non si tratta di atti che dimostrano che Dio è buono, ma che questi atti rivelano la natura di Dio. Pertanto il vertice della lode è lodare Dio perché è Dio.

Il testo:

Tutto il salmo è costruito secondo una distribuzione ternaria:

vv.1-3 Invito alla lode: Lodate il Signore - Lodate il Dio degli dèi - Lodate il Signore dei signori.

vv.4-9 Attività creatrice di Dio: Ha compiuto grandi meraviglie - ha creato i cieli - ha stabilito la terra - ha fatto i grandi luminari - il sole - la luna.

vv.10-15 Esodo: Percosse l'Egitto - liberò Israele - con mano potente e braccio teso –

               divise il mar Rosso - fece passare Israele - travolse il faraone.

16-25 Deserto e dono della terra: Guidò il popolo nel deserto - percosse grandi sovrani -

                          uccise re potenti - Seon re degli Amorrei, Og re di Basan - diede in eredità

                         il loro paese, in eredità a Israele suo servo - nella sua umiliazione si è ricordato di noi -

                         ci ha liberati dai nemici - egli dà il cibo ad ogni vivente.

26 Invito alla lode: Lodate il Dio del cielo

Per quanto riguarda il momento del deserto, possiamo notare che:

1) il deserto è visto non solo come la manifestazione della forza di Dio, ma anche il luogo in cui si fa l’esperienza della forza di Dio, che abbatte coloro che si oppongono a questo cammino.

2) Dopo il deserto c’è il dono della terra che è eredità ed il dono del cibo, che è la conclusione della storia della salvezza. Ma tra il dono della terra e il pane c'è un’altra storia: la terra data ad Israele è stata da lui perduta. Allora Dio dona due volte la terra. "Nella nostra umiliazione"... Dio solleva da questa umiliazione permettendo di riavere la terra e di mangiarne il pane.

Commento:

vv.1-3: Invito alla lode. Il salmo inizia con "alleluia". È un imperativo: lodate il nome santo, lodate colui che è il Signore. È un atto di obbedienza. Facendo lode Israele obbedisce a un ordine che gli viene rivolto da una persona che lo invita a entrare in un rapporto giusto con il Signore. La lode è un po' come il Sabato. In questo giorno si smette di lavorare non perché si è stanchi, ma per obbedire all'ordine di Dio di consacrare un giorno all'inattività. Questo ci libera dall'idea che noi facciamo qualcosa perché siamo bravi. Quest'ordine ci viene dato solo perché la lode non ci viene spontanea. Non solo, ma la lode è un imperativo rivolto ad una collettività.

- Nella chiesa siamo invitati ad associarci agli angeli ed ai santi del cielo perché essi sono quelli che adesso possono meglio rendersi conto di quanto grande è la misericordia di Dio. - Bisogna quindi lodare il Signore anzitutto per la sua bontà: "Lodate il Signore perché è buono"; quindi per la sua grandezza: "Il Signore è il Dio degli dèi".

vv.4-9: La creazione. Le due terzine sulla creazione insistono molto sull'elemento celeste. L'autore vuole sottolineare lo stupore: "Guardo i cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate" (Salmo 8,4). Il cielo è un prodigio di armonia. Regolare il giorno e regolare la notte significa fare il calendario perché tutti possano celebrare le feste al momento giusto.

vv.10-15: Esodo. È presentato come un momento in cui appare la forza di Dio. I termini "percosse", "con mano potente", "divise", "travolse", indicano la grande potenza di Dio che non è esibizione di forza, ma salvezza. Qui si rivela la bontà e la misericordia di Dio perché la forza non travolge, non uccide, ma libera e salva ciò che è debole e misero. La memoria dei "primogeniti d'Egitto" è un'allusione a Israele che è il primogenito del Signore. L'esodo è la vera nascita di Israele.

vv.16-25: Il deserto e la terra. La guida del popolo nel deserto è collegata con la vittoria su "grandi sovrani". Più grandi sono i sovrani e più grande appare Dio. L'abbattere grandi re (Seon, Og) è il segno del dominio assoluto di Dio. Egli è il Signore dei signori. Tutto questo ha la funzione di dare ad Israele l'eredità. L'eredità è entrare in possesso di qualcosa che appartiene a un altro, non perché glielo si prende, ma perché lo si riceve. Qui ci può essere una lettura cristiana della paternità di Dio. Dio è Padre e dà "il pane ad ogni carne".

Si è partiti dai cieli per arrivare al pane. La lode è partita da questo pane, facendo "memoriale" di tutto ciò che è necessario perché l'uomo vivente possa nutrirsi. Avendo tra le mani il pane, si comincia a domandarsi: da dove viene? Il pane viene perché c'è la terra. Ma la terra chi ce l'ha data? La terra ci è stata donata da Dio... e così si risale indietro: alla vittoria sui Cananei, all'uscita dall'Egitto, fino a qualcosa che è precedente, cioè il sole, la luna ecc.

Per un piccolo pane è necessario il dispiegamento di tutta la forza di Dio. Allora è possibile fare la lode, perché si fa memoria di quello che non è visibile attraverso ciò che è visibile. Il piccolo segno visibile che ho tra le mani è il modo con cui posso risalire indietro e vedere la grandezza dell'amore di Dio.

Conclusione
Eucaristia vuol dire che noi abbiamo il pane, cioè un minimo segno della presenza del Signore potente e grandioso nella nostra storia.

Questo pane è perdono, perché è spezzato per il perdono dei peccati.

Allora l'Eucaristia non è una delle lodi fra tante: è la modalità attraverso la quale noi ricongiungiamo il canto degli angeli che dicono "santo, santo, santo" e, nello stesso tempo, riassumiamo insieme tutta la storia.

L'umiltà del segno esprime meglio la solennità della lode.