Salmo 4

Salmo 4

Sun, 08 Oct 17 Lectio Divina - Psalms

È difficile catalogare questo salmo solo come salmo di "lamentazione" (Kraus), o solo come "preghiera di fiducia" (Weiser), o come "canto di rendimento di grazie arricchito di elementi sapienziali" (Castellino), o come "supplica ad petendam pluviam" (Dahood). Probabilmente è un lamento di uno che, essendo nell'angoscia, è stato liberato (pensiamo, tanto per fare un esempio, a Davide che fugge oltraggiato e inseguito da Assalonne, mentre la speranza nei suoi compagni si sta affievolendo). Quindi si tratta di un personaggio che si trova ancora di fronte ai nemici che sono duri di cuore, che amano cose vane e cercano la menzogna e costituiscono una minaccia per il salmista.

 

v.2 "Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia...abbi pietà dì me, ascolta la mia preghiera". Qui c'è la paura che il Signore non risponda. Dio è invocato prima di tutto: "Dio, mia giustizia" o "Dio della mia giustizia" (ebraico). Ciò fa pensare che non possiamo definire che cosa è la giustizia prima di avere interpellato Dio. Il salmista dice che il Signore è la sua giustizia; prima di definire qualcosa, bisogna riceverla dal Signore.

"Dalle angosce mi hai liberato" "mi hai fatto spazio: dall'angustia al largo" (trad. ebr.). Qui viene indicata la situazione nella quale ci si sente schiacciare, come uno che si sente in trappola senza via di uscita. Ad un certo momento l'orizzonte si apre: il Signore mi ha portato al largo e mi fa respirare. Questa è l'esperienza passata del salmista, ma questa è promessa anche per il presente nel senso che tutto è nelle mani di Dio; è una dichiarazione di fede e di povertà al tempo stesso. Sperimentiamo anche noi che Dio ci libera dalle angosce e ci porta al largo, quando non definiamo in anticipo che cosa sia questo "largo". Il Signore ci fa respirare anche se le nostre angustie non passano, anche se non veniamo esauditi in quello che noi programmiamo.

 v.3 "Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? Perché amate cose vane e cercate la menzogna?" Il senso è: "perché avete il gusto delle cose che non esistono? Perché avete il gusto del nulla?". "Vano" è una parola che significa "vuoto". Viene usata nelle Scritture nelle polemiche contro l'idolatria. Qual è il senso di tanti nostri affanni? Spesso inseguiamo cose che non ci sono, riconoscimenti che non valgono nulla, consolazioni che non hanno consistenza.

"Perché cercate la menzogna?" A forza di cercare il vuoto si arriva alla menzogna, cioè a pervertire il senso delle cose. Questo è il peccato che Gesù chiama "il peccato contro lo Spirito" e che non può essere perdonato (Mt 12, 31). Se si arriva a chiamare menzogna la verità, e verità la menzogna, come potrò convertirmi? Se uno dice che quello che fa Gesù è opera di Beelzebul, cambia i termini delle cose e non può ravvedersi. Durante la passione di Gesù tutti giocano sulla menzogna: le accuse mosse a Gesù sono false e tutti lo sanno. La preoccupazione di ciascuno non è di far luce sulla verità, ma che l'altro creda all'accusa e quindi condanni colui che è falsamente accusato.

 v.4 "Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele: il Signore mi ascolta quando lo invoco".

A partire dal v 3 e nei versetti seguenti c'è un dialogo del salmista con i suoi nemici. In questi versetti il tono si fa più esortativo e c’è un appello ad avere fiducia in Dio. Il salmista è animato da carità, si dimentica del male che gli stanno facendo e pensa al bene che potrebbero ricevere se si convertissero. Il salmista ha dei nemici, ma egli non si sente e non si fa loro nemico. L'unico modo di amare i nemici è di non sentirsi loro nemico. A questo punto il salmista presenta la sua esperienza e dice: " Se questo è stato vero per me, perché non potrebbe esserlo per voi?"

 vv.5 – 6 "Tremate e non peccate, sul vostro giaciglio riflettete e placatevi. Offrite sacrifici di giustizia e confidate nel Signore". Il salmista sa che quando si ha nel cuore amarezza o risentimenti, durante la notte non si può dormire, perché torna alla memoria quello che ci ha ferito o è rimasto non chiarito. Ma nel silenzio della notte, il turbamento e l'amarezza possono aprire il cuore alla conversione. La conversione consiste nel ritrovare la pace confidando nel Signore. "I sacrifici di giustizia" non sono i sacrifici rituali, ma il porre la fiducia nel Signore. Il salmo 51 ( Miserere), parla di sacrifici di giustizia quando dice: "Uno spirito contrito è sacrifìcio a Dio, un cuore affranto e umiliato tu, o Dio, non disprezzi. Allora gradirai i sacrifici prescritti, l'olocausto e l'intera oblazione”. L'offerta della vittima ha valore solo dopo che lo spirito contrito e affranto si è presentato davanti al Signore.

 

v.7 "Molti dicono: "chi ci farà vedere il bene?" Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto". Sembra l'ultima obiezione degli avversari: chi ci mostrerà la felicità? Che vantaggio abbiamo a confidare nel Signore? La risposta dipende dall'orizzonte in cui uno vive. Se la salvezza per me sta negli eserciti o nel denaro, chi non ha eserciti o denaro non può portare la salvezza. È sempre un problema di conversione dalla quale dipende la felicità. Ma che cos'è la felicità? "Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto". È la benedizione del Signore nel libro dei Numeri (6, 25) che noi leggiamo il primo gennaio, cioè all'inizio dell'anno. È una benedizione che ritorna spesso nella Bibbia. La felicità è il volto del Signore. Questa felicità non è legata alle cose, ma è lo splendere del volto del Signore su di noi.

 vv.8-9 "Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento. In pace mi corico e subito mi addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare". Nel testo originale non c'è "subito ", ma "insieme". Il salmista non dice: "Mi corico in pace perché il Signore è buono, onnipotente". Presenta il proprio atteggiamento, propone la sua esperienza personale: "Io vado a dormire così. L'angoscia è trasformata in gioia e sicurezza. Questa gioia vince persino la preoccupazione per il sostentamento: vino e frumento che rappresentano due dei sette frutti della terra promessa. L'abbondanza della mietitura e della vendemmia è l'immagine più comune della gioia. Sperimentare il Dio vivente ridimensiona tutti i bisogni naturali, fossero anche i più legittimi. Rimane il bisogno umano di mangiare e di bere, ma è relativizzata la sua importanza. Pertanto non possiamo attendere la pace dai beni materiali. Così il salmista testimonia la propria esistenza.

 

Salmo 4

[1] Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salino.

Di Davide.

2 Quando ti invoco, rispondimi. Dio, mia giustizia:

dalle angosce mi hai liberato;

pietà di me, ascolta la mia preghiera.

3 Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore?

Perché amate cose vane e cercate la menzogna?

4 Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele:

il Signore mi ascolta quando lo invoco.

5 Tremate e non peccate,

sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.

6 Offrite sacrifici di giustizia

e confidate nel Signore.

7 Molti dicono: “Chi ci farà vedere il bene?”

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

8 Hai messo più gioia nel mio cuore

di quando abbondano vino e frumento.

9 In pace mi corico e subito mi addormento:

tu solo. Signore, al sicuro mi fai riposare.