Salmo 5

Salmo 5

Thu, 19 Oct 17 Lectio Divina - Psalms

vv.2 - 3.

Attirare l'attenzione di Dio è la grande preoccupazione di coloro che soffrono. E questo non perché il Signore ignora la loro situazione dolorosa o sia sordo e cieco come gli idoli che "hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono" (Sal 115, 5-6), ma perché queste persone che soffrono sono coscienti della loro precarietà umana e domandano che Jahweh intervenga e colmi la distanza abissale che li separa da lui. E così il salmista entra nel tempio non per compiere un rito, ma per comunicare la sua angoscia a Dio. Infatti, i verbi "porgi l'orecchio", "intendi", "ascolta" indicano un lamento dai colori vivaci, tipici di un orientale e testimoniano una preghiera sanguigna, quasi viscerale. Dio è chiamato familiarmente "mio re e mio Dio". Da questa familiarità così profonda nasce la fiducia e la speranza di essere ascoltati.

v.4.

Il mattino sembra essere il tempo più adatto per amministrare la giustizia: "Il giorno dopo Mosè sedette a rendere giustizia al popolo e il popolo si trattenne presso Mosè dalla mattina fino alla sera" (Es 18, 13; Sal 101, 8). Alla fine del v. 4 si dice "sto in attesa". Questo esprime efficacemente il gesto, l'ansia, la pausa dell'attesa. Qui l'orante tace e attende nella fede la risposta divina che normalmente veniva trasmessa attraverso l'oracolo sacerdotale: "Jahweh siede nel suo santo tempio: taccia davanti a lui tutta la terra" (Ab 2, 20). Ma non è un silenzio immobile. Il verbo suggerisce anche l'atto dello "spiare" l'orizzonte alla ricerca di un segno. È un'attesa vigile e carica di tensione. L'alba può essere non solo l'inizio di una nuova giornata, ma anche quello di una nuova storia.

vv.5 - 7.

In questi tre versetti il salmista anticipa la lode di alcuni aspetti della giustizia di Jahweh, che poi invocherà nei vv. 9 - 11. Jahweh è rigoroso contro ogni forma di ingiustizia, non accetta nessun compromesso con coloro che - in vario modo - opprimono le persone. L'incompatibilità tra i malvagi e Dio è categorica e definitiva. Dio non concede ospitalità nella sua dimora al ra' = il malvagio in senso stretto, né può amare il resa' = il cattivo, vocabolo classico nelle collezioni proverbiali ove è contrapposto al "giusto". L'immoralità degli dei cananei contrasta con questa assoluta santità di Jahweh, al cui cospetto nessuno e nulla è puro a sufficienza. Gli holelìm = gli stolti sono consumati dallo sguardo di Jahweh. Dio odia "gli operatori di iniquità", "chi fa il male", e demolisce fin dalle radici "chi dice il falso". In questi peccati è chiaro il riferimento a tutto ciò che è idolatrico e non solo alla semplice falsa testimonianza. Dio detesta l'uomo "sanguinario e fraudolento", in pratica tutti coloro che violano le norme dei rapporti interpersonali siglati dal decalogo (Sal 26, 9; 55, 24: "Tu, Dio, li sprofonderai nella tomba gli uomini sanguinari e fraudolenti". Tutte le persone citate vivono un'opzione fondamentale comune di ateismo e di odio, e tutti i verbi che hanno per soggetto Dio indicano un rifiuto totale e una separazione netta da tali persone.

vv.8 - 9.

Entrare e prostrarsi sono un gesto normale come la nostra genuflessione. "Per la tua grande bontà". Il termine hesed indica una molteplicità di cose: amore, passione, tenerezza, misericordia, fedeltà. Nella invocazione liturgica uno dei titoli di Dio è "rab hesed wemet" = "(Dio) misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34, 6). Nel grande Hallel che è il Sal 136 si ripete: "Eterno è il suo hesed". Anche la sedàqàh = la giustizia di Dio, non è la giustizia forense, ma implica soprattutto la dimensione dell'amore salvifico. Ma il dato più significativo di questa strofa è la celebrazione della assoluta gratuità della fede e della salvezza. Chi prega così può rivolgersi a Dio non perché abbia dei meriti da presentargli, ma perché confida nella "giustizia" che Dio esercita nel suo appassionato interessamento per l'uomo.

vv.10 - 11.

Quest'uomo che prega, per il fatto che è ospite di Jahweh e per il fatto che Jahweh ama ed è fedele alla sua "giustizia", può gettare uno sguardo sulla realtà dei suoi nemici che sono senza Dio e senza legge. In questi versetti si mette in risalto la parola, il mezzo di comunicazione fondamentale. Le quattro figure allegoriche somatiche (bocca, cuore, gola, lingua) sintetizzano col loro simbolismo la totalità dell'organismo. La bocca degli empi non ha sincerità: (cf Sal 12, 2-5; 27, 2. 12; 31, 14) dove si parla contro i calunniatori. Il loro "cuore", cioè il loro "interno" è posseduto da "rovine", cioè da malizia. La loro gola è un sepolcro aperto, infernalmente pronta solo a causare la morte. La loro lingua è dominata dall'ambiguità, da parole seducenti e adulatrici. "La lingua è un male ribelle, è piena di veleno mortale" (Gc 3, 8, vedi tutto il cap. 3 di questa lettera).

A questo punto l'orante si abbandona ad una delle frequenti esplosioni d'ira e di vendetta (cf Sal 10, 15; 31,18; 54,7; 58, 7-8...). "Purificati dal risentimento personale, i salmi di vendetta restano, per la chiesa come per il cristiano, l'espressione di uno stesso bisogno di giustizia, di fronte alle potenze del male sempre attive nel mondo " (J. Gelineau, commentatore dei Salmi della Bibbia di Gerusalemme, p. 1120 - nota). L'ostilità contro il male e l'ingiustizia significa automaticamente allinearsi con Dio, mentre scegliere il male comporta una sfida a Dio, una ribellione a lui. Quindi i nemici del salmista sono nemici di Dio.

vv.12 -13.

"Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine...". Queste parole richiamano quelle del salmo 31, 24: "Amate il Signore, voi tutti suoi santi; il Signore protegge i suoi fedeli e ripaga oltre misura l'orgoglioso ". In poche parole è descritto il contrasto di questa strofa finale con la precedente. Il tema di fondo è quello della gioia, descritta con tre verbi: "gioiscano", "esultino", "si allieteranno".

È una gioia che nasce dal "fidarsi" di Dio e dalla sua protezione descritta dal v 13 come "scudo". Il primato è sempre e solo di Dio e la gratuità del suo amore è la radice della nostra gioia. Il salmo termina con una benedizione liturgica. È una testimonianza della presenza del tempio nella nostra preghiera. La benedizione che il saddiq = il giusto riceve, è il segno tangibile di questa logica con cui Dio amministra il mondo.

Trasposizione cristiana

Lo schema del salmo del giusto perseguitato che si rifugia in Dio giudice, deve essere letto alla luce della frase di 1 Pt 2,23: ''rimetteva la sua causa nelle mani di Colui che giudica rettamente". Sull'esempio di Cristo, Servo sofferente, il cristiano perseguitato, calunniato, condannato ingiustamente, può fare sue le parole di questo salmo chiedendo tuttavia la conversione, piuttosto che il castigo dei malvagi.

*Cosa fare perché tutti gli uomini trovino nei cristiani un cuore aperto alla compassione, all'accoglienza, specialmente nei momenti del dolore?

*Come vivere le inevitabili prove della vita cristiana? Con rassegnazione? Con fiducia? Con spirito di fede?

*Ho esperienza di preghiera?

Salmo 5

[1] Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.

[2] Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:

intendi il mio lamento.

[3] Ascolta la voce del mio grido,

o mio re e mio Dio,

perché ti prego, Signore.

[4] Al mattino ascolta la mia voce;

fin dal mattino t'invoco e sto in attesa.

[5] Tu non sei un Dio che si compiace del male;

presso di te il malvagio non trova dimora;

[6] gli stolti non sostengono il tuo sguardo.

Tu detesti chi fa il male,

[7] fai perire i bugiardi.

Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.

[8] Ma io per la tua grande misericordia

entrerò nella tua casa;

mi prostrerò con timore

nel tuo santo tempio.

[9] Signore, guidami con giustizia

di fronte ai miei nemici;

spianami davanti il tuo cammino.

[10] Non c'è sincerità sulla loro bocca,

è pieno di perfidia il loro cuore;

la loro gola è un sepolcro aperto,

la loro lingua è tutta adulazione.

[11] Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame,

per tanti loro delitti disperdili,

perché a te si sono ribellati.

[12] Gioiscano quanti in te si rifugiano,

esultino senza fine.

Tu li proteggi e in te si allieteranno

quanti amano il tuo nome.

[13] Signore, tu benedici il giusto:

come scudo lo copre la tua benevolenza.