Salmo 7

Salmo 7

Thu, 30 Nov 17 Lectio Divina - Psalms

È la preghiera di un innocente perseguitato che, rifugiatosi nel santuario, chiede l’intervento della Divina Giustizia che faccia risplendere l’innocenza del giusto e punisca l’empietà del persecutore. La circostanza, indicata dal titolo, della persecuzione subita da David da parte del beniaminita Kus (allusione a 2Sam 18,21-23), non trova alcun riscontro nella Bibbia né nel testo del nostro Salmo. Inoltre nel salmo c’è un simbolismo di tipo militare, materno, teriomorfo e venatorio. Due particolari distinguono questo salmo dagli altri: la possibilità concessa al colpevole di convertirsi prima dell’esecuzione della sentenza (v.13) e l’immagine del parto con cui viene descritto l’operato dell’empio (v. 15).

Genere Letterario: lamentazione individuale.

Divisione: introduzione (2-3); protesta della propria innocenza (4-6); invocazione del giusto giudizio di Dio (7-12); la “nemesi immanente” (13-17); conclusione (18).

vv.1-3: Cus il Beniaminita è il messaggero che annunziò a Davide la morte di Assalonne. L’epiteto “beniaminita” suggerisce anche, o piuttosto, un nemico di Davide. Questi versetti costituiscono, come è usuale nelle lamentazioni individuali, un appassionato appello a Jahwèh perché salvi il suo fedele che ha fatto a lui ricorso. L’espressione: “in te” (v.2) indica il santuario, dove Jahwèh fa sentire la sua presenza protettiva a vantaggio del suo popolo. – da chi mi perseguita (v 2): è una constatazione generica, che si fa più precisa nei vv. 13-17, nei quali si parla di un persecutore, che, come un leone famelico, vuol sbranare la preda (v 3) e, come l’empio, che produce ingiustizia e concepisce malizia, affila la spada piombando con violenza sopra il perseguitato (vv. 13-17). Le immagini del leone ruggente e della spada affilata nella Bibbia sono del tutto familiari e sono caratteristiche delle lamentazioni individuali (cf. Sal 27,2; Sal 35,21).

vv.4-6 Il Salmista fa il caratteristico giuramento d’innocenza che si usava fare nel Tempio alla presenza di un sacerdote (cf. Dt 17, 8-10); per comprovare la propria innocenza l’accusato invoca sul suo capo la divina vendetta in caso di giuramento falso e di sua colpevolezza. “Se ho ripagato il mio amico con il male…” (5) = è il principio della legge del “taglione” (cf. Es 21,25ss) che esigeva si rendesse il bene con il bene e il male con il male; non si è ancora arrivati alla morale evangelica (Mt 5,3ss)!
– “trascini nella polvere il mio onore” (v 6) = “onore” può anche voler dire: “anima”, secondo il pensiero e i sentimenti dei semiti (la stessa parola in ebraico significa “fegato”) e, pertanto, il significato dell’espressione può essere: “il nemico insegua pure la mia anima, mi raggiunga e trascini la mia anima nella tomba”.

v.7: “Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, levati… alzati per il giudizio che hai stabilito”.
È il noto grido di guerra dell’antico Israele errante nel deserto, che, dal campo di battaglia, è portato dal salmista in quello forense-giudiziario. Il salmista supplica Dio con il grido “levati”: di fronte all’arroganza imperante e all’imminente pericolo degli empi sembra che Dio rimanga quasi impassibile, come preso da un sonno profondo, dal quale la preghiera urgente del giusto perseguitato ha lo scopo di scuoterlo e destarlo (cf. Mc 4,38), affinché si attui, finalmente, il giudizio che Dio aveva già stabilito con la relativa condanna. Con il grido “alzati”, messo sulla bocca del giusto perseguitato, il salmista intende invitare Dio a “disporsi” a formulare il definitivo giudizio contro il nemico e il malvagio.

vv.8-10: In questi versetti viene messa in evidenza la scena coreografica della caratteristica universale della potestà giudiziaria di Jahwèh. L’attribuzione alla divinità dei poteri giudiziari e del loro esercizio a favore dell’uomo pio e religioso, che ne fa richiesta, è una convinzione e una pratica largamente attestata nell’Antico Testamento e nell’Antico Oriente. È il Signore il padrone e il giudice di tutti i popoli: Egli “decide la causa dei popoli”. Il Signore “dall’alto” del suo trono e potere domina “l’assemblea dei popoli” e viene dal perseguitato invitato con insistenza a giudicare “secondo la mia innocenza” (v. 9), a porre fine “al male degli empi” (v. 10).
“Tu che provi mente e cuore, Dio giusto”: è una riflessione del salmista che richiama il grande principio dell’interiorità della religione. A differenza del giudice umano, che è solito fermarsi solo alla superficie della cose, Dio invece conosce “mente e cuore” e sa scrutare le fibre più recondite dell’essere umano. “Poni fine al male degli empi” (v. 10): Viene invocato il Signore affinché intervenga subito a due richieste dell’uomo giusto: “la fine degli empi” e la stabilità dell’uomo retto, cioè “giusto”; Dio è il profondo conoscitore dell’uomo, di cui gli sono noti “cuore” e “reni”, cioè la sua coscienza (= cuore) e la sua sfera volitiva (= reni). Per la peculiare qualità di Dio in quanto “scrutatore di cuore e di reni” cf. Sal 11, 4-5; 17,3; 26,2; 139,23. Inoltre l’appellativo di Dio “scrutatore” è frequente in Geremia (cf. 11,20; 12,3; 17,10; 20,12).

v.11: “La mia difesa…”. In questo versetto, con una riflessione sapienziale e di fede, il salmista afferma che come lui così tutti i “retti di cuore” ricevono ugualmente salvezza di Dio. Egli non fa eccezione di persone: il caso personale corrisponde al principio generale. I vv. 11-14 hanno un forte simbolismo bellico.

vv.12-17: Il salmista ora esprime la propria sicurezza davanti al suo persecutore anche se lo vede tutto intento a preparare “strumenti di morte”. Il soggetto dell’azione bellica nei vv. 13-14 è, sottinteso, il “nemico”, essendo questi versetti il seguito normale e logico del v.6. Il salmista, infatti, sa che per la legge della “nemesi storica” ogni maligna macchinazione ricade infine sul suo autore stesso. “Si prepara strumenti di morte” = il nemico, di nuovo, è visto dal salmista pronto contro il giusto con “la spada” affilata, con “l’arco” puntato, con “le frecce” arroventate. “L’empio… concepisce malizia, partorisce menzogna” (v. 15): è un preciso linguaggio semitico, che ricorre anche in Gc 1,15 dove si legge appunto: “La concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quando è consumato, produce la morte”.

v.16: Questa immagine, tratta dalla caccia, ricorre molte volte nei Salmi (cf. Sal 9,16; Sal 95,7; ecc.). L’empio “scava un pozzo profondo”, ma, secondo la “nemesi storica ed imminente”, egli “cade nel pozzo che ha fatto”. Così sempre per la legge della “nemesi storica” la “malizia” dell’empio “ricade sul suo capo e la sua violenza gli piomba sulla testa”. Questa è la sicurezza e la certezza dell’uomo giusto, che confida e si abbandona nel suo Signore: è la certezza della vittoria finale. Il male che l’empio ha tramato e compiuto si riversa sulla sua stessa testa. Infatti “chi scava una fossa vi cadrà dentro e chi rotola una pietra gli cadrà addosso” (Pv 26,27).

 v.18: “Loderò il Signore per la sua giustizia e canterò il nome di Dio, l’Altissimo”. Il salmo si chiude con la celebrazione della giustizia di Jahwèh e del suo nome. Il termine: “canterò” (in greco “psallein”) significa soprattutto: “suonare uno strumento” oppure “cantare con accompagnamento musicale”. L’appellativo “Altissimo”, specialmente nel linguaggio dei Salmi, indica specialmente la trascendenza del Dio d’Israele e l’universalità del suo potere regale (vedi: Sal 47,3).
Il salmista, celebrando il Signore per “la sua giustizia”, tema centrale di tutto il salmo, invocandolo per due volte: “Signore… Signore altissimo” fa riferimento a “Signore, mio Dio” dell’apertura del salmo stesso (v. 2). In tutto il salmo così il nome di Dio “Signore” si è sentito per otto volte.

Domande per una riflessione personale:
Io nelle difficoltà so rifugiarmi solo nel Signore?
Ho fede, speranza e certezza nell’aiuto del Signore? Confido solo e sempre nel Signore oppure cerco aiuto, assistenza e conforto negli uomini?
So vedere in tutti gli avvenimenti, che mi circondano, la presenza di Dio? So vedere tutte le tentazioni, che mi assalgono, come i veri miei nemici e mi rivolgo subito a Dio per chiedere il suo amoroso aiuto?
Credo che esiste la Provvidenza di Dio? Sono convinto che Dio regola e governa con amore tutte le cose, i fatti e la storia del mondo stesso?
La mia preghiera, che rivolgo a Dio, è piena di fede, speranza e carità?