Salmo 65

Salmo 65

Mon, 16 Apr 18 Lectio Divina - Psalms

Questo salmo è un inno di ringraziamento: dopo un anno fertile e piogge abbondanti il popolo ringrazia il Creatore. Il salmo, per il suo carattere manifestamente composito e per la molteplicità dei temi trattati, viene variamente interpretato dagli esegeti. È da iscriversi, forse, al periodo del post-esilio, data la sua portata universalistica ed escatologica. Dio è presentato come colui che domina le forze del cosmo e della storia (v. 8) e anche come agricoltore (vv. 10-14). Il nome di Dio si trova nei vv. 2.6.10 in funzione di struttura portante e all’inizio delle tre sezioni che formano il salmo.
La simbologia è liturgica, cosmica e agricola.

Genere letterario: ringraziamento collettivo con motivi innici.
Divisione: Dio che perdona attira in Sion (vv. 2-5); Dio salvatore e creatore (vv. 6-9); Dio agricoltore, conservatore e provvidente (vv. 10-14).

vv.2-7: In questo brano iniziale, dopo un’introduzione dal tono piuttosto dimesso (vv. 2-4), la comunità d’Israele, grata per il divino perdono tante volte sperimentato (v. 4bc) e felice per l’abbondanza dei divini favori di cui può saziarsi nel tempio (v. 5), celebra il “Dio della sua salvezza”, il quale però nello stesso tempo non chiude le porte della sua grazia al resto dell’umanità (v. 6).
v.2: “A te… A te” … (v. 3): questa espressione sottolinea con insistenza il fervore della riconoscenza dell’orante.
“Viene ogni mortale”: alla lett.: “ogni carne”. La voce “carne” designa l’uomo in quanto fragile, debole, mortale (cfr. Sal 78,38-39). Il salmista è certo che ogni uomo salirà al tempio di Gerusalemme per la lode di ringraziamento. C’è un’apertura universalistica. Il v. 2 inizia con l’espressione: “Per te il silenzio è lode”: un mistico raggio folgorante di luce!
v.4: “Pesano su di noi…”: per il sincero e giusto ringraziamento è necessario premettere il riconoscimento dei peccati, atto penitenziale cui segue il perdono. Si accenna infatti alla confessione delle colpe (cfr. Sal 15; 24; 26) e alla loro oppressione, come un peso insopportabile (cfr. Gn 4,13), da cui Dio libera.
“Tu perdoni…”: alla lettera: “tu li copri” nel senso di farli scomparire, dimenticare efficacemente. Il verbo “coprire” è un verbo cultuale, legato specialmente al giorno dell’Espiazione (Kippur), e avente come soggetto il sacerdote. Qui invece il salmista elimina la mediazione umana attribuendola direttamente a Dio. È Dio che perdona, riabilitando l’uomo.
v.5: “Beato chi hai scelto…”: la prima strofa termina con una beatitudine fortemente concisa nella forma. Nella teologia del peccato si intravede in essa l’aspetto positivo del perdono, che ristabilisce il rapporto di alleanza e di comunione con Dio (“abitare nei suoi atri…”). Formalmente la beatitudine qui ha una portata più ristretta: essa si porta su colui che, da Dio “chiamato” ed “eletto” a vivere più vicino a lui, dimora nel tempio e gode della divina familiarità (cfr. Sal 6,8).

v.6: “Con i prodigi… tu ci rispondi…”: alla lett.: “con i segni”. Dio che “ascolta la preghiera” (v. 3) risponde con i fatti, compiendo meraviglie di salvezza e di creazione, segni della sua “giustizia” (fedeltà al suo disegno salvifico). Sono quei “segni” di straordinario intervento divino a favore del popolo eletto in preghiera, il quale appunto può così chiamare il Signore “il Dio della sua salvezza”.
“Speranza dei confini della terra e dei mari lontani…”: questa espressione indica per sé il bacino del Mediterraneo, ma in senso traslato segna un’apertura universalistica. Dio è speranza di salvezza anche per gli altri popoli. Molto significativa è quest’apertura alle genti, anche se “in spe”, della salvezza propria d’Israele.
vv.7-8: “Tu rendi saldi i monti…. Tu fai tacere…”: ci si riferisce all’opera creatrice di Dio, con accenni cosmogonici delle mitologie dell’Antico Oriente, di cui anche la Bibbia conserva tracce (cfr. Sal 40,3; 74,23; Is 17,12-13).
v.9: Il salmista descrive una reazione cosmica di stupore e di giubilo: sia gli uomini, sia la natura gioiscono davanti alle azioni meravigliose di Dio (cfr. Sal 98,3). Abbiamo qui il fenomeno caratteristico della visione profetica, in cui un fatto salvifico è visto come già attuato: “di gioia fai gridare la terra”.

vv.10-14: In quest’ultima strofa si cambia scena, ritmo e stile. Il motivo della lode, del ringraziamento e della lode si restringe in questi versetti al dono della pioggia fecondatrice della terra. Dio provvidente è visto come un esperto e premuroso agricoltore o padre di famiglia.
v.10: “Tu visiti…”: anche la pioggia, tanto gradita, desiderata e apprezzata come un autentico dono di Dio alla terra d’Israele, è paragonata a una “visita” di Dio (cfr. Sal 8,5; 17,3; 31,6). La “visita” da parte di Dio della “sua terra”, dove vive il suo popolo, è secondo il linguaggio biblico corrente, apportatrice di abbondanza e di benessere.
“Il fiume di Dio…”: è rappresentazione mitologica delle acque superiori del cielo con le quali Dio manda la pioggia sulla terra (cfr. Gn 7,1; 8,2). L’accenno al “fiume di Dio”, perennemente rigonfio di acque, da Dio disposto per la produzione del nutrimento dell’uomo, fa pensare, come già nella prima e seconda parte di questo salmo, all’attributo della divina liberalità, o provvidenza, oggetto della presente celebrazione innica.