Salmo 69

Salmo 69

Sun, 13 May 18 Lectio Divina - Psalms

Questo salmo è la preghiera accorata ed angosciata di un individuo che si sente come sommerso in un mare di sofferenze. Si tratta in realtà di pene morali causate dall’odio e dalla malvagità di uomini, che accusando il salmista di un furto non commesso (v. 5), l’hanno coperto di vergogna e d’ignominia. Il salmo è un lungo e straziante lamento, con tensioni ed emozioni, di un individuo sofferente spiritualmente a causa dell’odio e della cattiveria degli uomini, che lo calunniano infangando il suo onore. Racchiude in sé i sentimenti più contrastanti dell’animo umano: odio e amore, amarezza e speranza. Per alcuni esegeti il salmo è il risultato della fusione di due suppliche individuali, frutto di un collage di diversi pezzi, poiché non si riesce a individuare facilmente una struttura unitaria. Il ritmo cambia continuamente, ma nonostante ciò è possibile trovarvi una certa coerenza.
Insieme al Sal 22 questo carme è stato interpretato nel Nuovo Testamento in senso messianico, con riferimento alla passione di Cristo. Il simbolismo è di carattere spaziale, somatico, psicologico.

Genere letterario: supplica individuale.

Divisione: grido accorato per la salvezza (vv. 2-5); lamento sul male interiore (vv. 6-19); lamento sul male esteriore (vv. 20-30); promessa di ringraziamento (vv. 31-37).

v.5: “Mi odiano senza ragione…”: è la professione d’innocenza e il lamento del poeta per la sofferenza ingiusta (cfr. Ger 15,20; Sal 35,7).

v.6: “Dio, tu conosci la mia stoltezza…”: il salmista sa di essere peccatore davanti a Dio e lo confessa, ma si sente innocente delle colpe di cui viene accusato dai suoi nemici.

v.7: “Chi spera in te, a causa mia non sia confuso…”: l’orante si sente responsabile di tutta la comunità dei fedeli. Non vuole che il non intervento salvifico di Dio nella sua situazione crei disillusione e scandalo. Ma è sicuro e fiducioso che questo non accadrà. Dio manifesterà la sua giustizia.

v.8: “Per te io sopporto l’insulto…”: l’orante “porta” su di sé gli insulti rivolti contro Dio, come espiazione vicaria (cfr. Sal 44,23; Is 53,4-5; Ger 15,15b).

v.10: “Lo zelo per la tua casa”: lo zelo, cioè l’impegno entusiastico per la casa di Dio e del suo tempio, paragonato ad una fiamma che “divora”, porta a reazioni violente da parte degli uomini, nemici di Dio, presi da invidia e sospetti che si riversano sull’orante (vv. 11-13).

v.14: Questo versetto ha funzione di transizione: al lamento dei versetti precedenti segue la supplica. Infatti, inizia con l’enfatico “Ma io” e anticipa sinteticamente le petizioni dei versetti seguenti.

vv.20-30: Questa parte è parallela alla prima (vv. 6-19). All’espressione “Tu conosci”, come nel v. 6, segue l’elenco dei mali. All’elenco dei mali seguono alcune imprecazioni (vv. 23-29) con le quali il salmista, maledicendo i suoi nemici, esprime un desiderio forte di giustizia vendicativa, secondo la legge del taglione (Es 21,12-13; Lv 24,17-21).

v.23: “La loro tavola sia per essi un laccio…”: qui si ricorre al simbolismo venatorio. La tavola consiste in una pelle bovina stesa per terra, secondo l’antico uso orientale. Secondo l’imprecazione del salmista, essa con i suoi cibi collocati sopra (banchetti) in occasione di cerimonie ufficiali, invece di apportare felicità e gioia, deve produrre amarezza e orrore.

v.26: “La loro casa sia desolata…”: dal corpo fisico si passa al corpo sociale. La maledizione del salmista vuole colpire i nemici anche nei loro beni, nella loro discendenza, nelle loro famiglie, così da essere cancellati dal “libro dei viventi” con un giudizio inappellabile di Dio (vv. 28-29), in modo che non possano più nuocere.

vv.36-37: Sebbene questi versetti siano un’aggiunta liturgica riguardante la restaurazione del popolo eletto, a cominciare dal monte Sion (tempio), tuttavia per il verbo “salvare” del v. 36, che fa riferimento al v. 2, possono essere integrati nel tema della lode finale del salmo.
Nel Nuovo Testamento il Salmo 69 è citato tre volte: il v. 5 nell’espressione “mi odiano senza ragione” (Giovanni 15,25); il v. 10, nell’espressione: “mi divora lo zelo per la tua casa” (Giovanni 2,17); il v. 10b nell’espressione: “ricadano su di me gli oltraggi di chi ti insulta” (Rm 15,3).

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