Celebrazione di inizio Anno Accademico a CapUniSi

Celebrazione di inizio Anno Accademico a CapUniSi

Youth Sedes Sapientiae - Siena

L’esperienza comune di chi si accinga a scrivere un racconto, un articolo, una tesi di laurea oppure di chi debba dare inizio a qualcosa di nuovo è, il più delle volte, legata ad una sensazione di incapacità. Non riusciamo a dare un titolo, non riusciamo a scrivere delle righe che non siano banali, non riusciamo a fare un passo che non sia timido o imbarazzato. Ci sembra che tutto ciò che è nuovo vada cominciato con altrettanta novità, come il vino del Vangelo: nuovo in otri nuovi. L’indecisione, però, può essere vinta dall’abbandono fiducioso ed è questo lo spirito con cui abbiamo consegnato le fatiche e le gioie future del nuovo Anno Accademico alla tenerezza del Padre. L’inaugurazione del nuovo anno pastorale, come comunità della Cappella universitaria di Siena, ci ha riuniti attorno all’Eucarestia e al pastore della Chiesa senese, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, in preghiera per chiedere la benedizione di Dio sui docenti, sugli studenti e sulle studentesse, sul personale dell’Università e dell’Università per Stranieri di Siena.

La monizione introduttiva alla celebrazione, aperta da un versetto tratto dalla Lettera di san Giacomo (3, 17), ha fissato il nostro sguardo sull’atteggiamento che deve avere ogni cristiano che si accosti allo studio, alla cultura, alla conoscenza: soltanto la Sapienza che viene dall’alto è capace di condurre l’uomo nella ricerca di una verità che lo trascende sempre, che lo invita a superarsi, per cercare e trovare Dio, fonte di ogni Sapienza.

La cecità di Bartimeo, nel Vangelo della domenica in cui abbiamo celebrato l’inizio dell’Anno Accademico è costitutiva dell’uomo – ha evidenziato il card. Lojudice. Lo studio appassionato e disinteressato, sostenuto dall’incessante preghiera, può essere una delle chiavi di Sapienza con cui “recuperare la vista”. Riconoscendo con umiltà la propria fallacia, ogni uomo e ogni donna può tentare di comprendere la Verità che fonda la sua vita.   

Un elemento cui hanno accennato il cardinale, don Roberto e gli intervenuti alla fine della celebrazione – il rettore dell’Università, prof. Francesco Frati e la prorettrice dell’Università per Stranieri, prof.ssa Marina Benedetti – è stato l’atteggiamento di collaborazione comunitaria da conservare sempre per raggiungere degli obiettivi indirizzati al bene comune. Per comunità, tuttavia, nessuno ha inteso spronare all’identicità del pensiero intellettuale: ciascuno, con la sua diversità di atteggiamento, porta un singolare contributo nel dialogo scientifico (in senso lato), cioè nella ricerca che conduce le donne e gli uomini a penetrare i misteri perfetti della creazione. È la stessa postura che papa Francesco ci invita ad assumere, proprio in questi giorni: la sinodalità è proprio il coinvolgimento singolare e comune di ciascun battezzato alla vita e alla missione della Chiesa. Ognuno con la propria storia, con le proprie domande, con i propri dubbi, con le proprie intuizioni.
                                                                                                                                                                          Carmela Montrone