Battesimo del Signore

Battesimo del Signore

Lun, 01 Ene 24 Lectio Divina - Año B

L’antifona di ingresso ci fa subito contemplare il mistero della Trinità: il Padre ci raggiunge nella persona del Figlio per opera dello Spirito.

E questo mistero risuona subito nella Colletta, in cui ci viene detto che il Verbo fatto uomo è stato stabilito da Lui, il Padre, come luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli. È il mistero dell’Incarnazione che oggi si rende manifesto nella sua pienezza: il Figlio nel suo Battesimo (di cui non aveva certo bisogno!) è inviato per la salvezza di ogni creatura umana. Gesù sceglie di prendere su di sé il peccato del mondo; per questo si mette in fila con i peccatori e, così facendo, ci apre ai tesori della salvezza che ci otterrà pienamente con la sua morte in Croce. Dopo gli anni di una vita nascosta e silenziosa a Nazareth, dal momento del Battesimo inizia la sua missione evangelizzatrice, che culminerà nel Triduo Pasquale di Morte e Risurrezione e con l’invio al mondo della sua Chiesa, cioè di ciascuno di noi, popolo di battezzati in Lui.

La I Lettura, tratta dal Profeta Isaia, è tutta un richiamo a questo aprirsi al mistero e mettersi in ascolto; un ascolto per il quale la prima cosa necessaria è sentirne il desiderio, aspirare ad essere nutriti, rifocillati dalla Grazia del Signore:

«O voi tutti assetati, venite all'acqua,

chi non ha denaro venga ugualmente;

comprate e mangiate senza denaro

e, senza spesa, vino e latte» (55,1).

«Porgete l'orecchio e venite a me,

ascoltate e voi vivrete» (55,3).

«Cercate il Signore, mentre si fa trovare,

invocatelo, mentre è vicino» (55,6).

Questi passaggi del brano proposto nella Liturgia di oggi ci ricordano che il Signore non ci chiede altro che il nostro desiderare che Lui operi nella nostra vita e la trasformi in bene per noi e per i fratelli. Al resto penserà Lui stesso, poiché la sua Parola è efficace e produce ciò che promette. L’unico freno è il suo rispetto per la nostra libertà, perché Egli non agisce se noi non vogliamo… E tuttavia...

«Come la pioggia e la neve

scendono dal cielo e non vi ritornano

senza avere irrigato la terra,

senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme al seminatore

e pane da mangiare,

così sarà della parola

uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto,

senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.» (55, 10-11)

Se noi, infatti, siamo disponibili e permettiamo alla Grazia di operare nella nostra vita e trasformare il nostro cuore, il Battesimo renderà anche noi “luce per la nostra gente e alleanza di pace” per la nostra comunità e per tutti coloro con i quali veniamo in contatto.

Possiamo perciò accostarci con piena fiducia alle fonti della salvezza, certi che il Padre non attende altro che la nostra adesione per rivestirci delle vesti del Figlio prediletto e costituirci  figli nel Figlio.

A questo si ricollega il brano della I Lettera di Giovanni (II Lettura) che ci conferma come la fede, il vivere di fede e con fede, sia la prova di essere figli nel Figlio. Una fede che va esplicitata nell’agire quotidiano, amando Dio e osservando i suoi comandamenti.

E ben sappiamo che il Signore Gesù ha riassunto ogni comandamento nell’amore del prossimo, nella carità gratuita verso i più deboli e fragili. Possiamo perciò interrogarci su quale sia il nostro comportamento verso quanti sono ai margini della società: anziani soli e persone disabili, persone senza fissa dimora e immigrati che tendono la mano per una misera elemosina, Rom e giostrai che, pur allietando le nostre Sagre, spesso rimangono invisibili agli occhi dei nostri cuori…

Giovanni precisa che Gesù Cristo è venuto «con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità.» L’acqua e il sangue sono segno di ciò che è sgorgato dal costato di Cristo sulla Croce, sono il segno della nostra salvezza realizzata; e lo Spirito è il motore della nostra fede, Colui che alimenta la nostra fiducia nel Padre Celeste ed il nostro affidamento a Lui. Più crediamo, più permettiamo all’Eucaristia di nutrire il nostro cuore ed aprirci all’amore gratuito ed al rendimento di grazie, più verremo introdotti nel mistero insondabile della nostra salvezza, che si manifesta oggi nel Battesimo del Signore Gesù.

Nel Vangelo l’evangelista Marco racconta come avvenne il Battesimo di Gesù al Giordano e la precisazione di Giovanni Battista: chi verrà dopo di lui, battezzerà nello Spirito santo. Già il Battista perciò ci prepara alla grandezza del dono che ciascuno di noi riceve nel momento del proprio Battesimo. Ne siamo coscienti? Sappiamo manifestare al Padre la nostra gratitudine per il dono ricevuto senza alcun merito? Siamo consapevoli che ricevere il Battesimo è accogliere la missione che tutta la Chiesa vive, cioè portare il lieto annuncio della salvezza a quanti ci vivono accanto? Crediamo realmente che con il Battesimo si riaprono i cieli ed entriamo per sempre nella Vita senza fine?

Sono interrogativi grandi, sui quali non ci si sofferma e non si prega mai abbastanza. Spesso, presi ancora dalla gioia dell’Epifania e dalla tristezza per il concludersi delle feste natalizie, facciamo passare la festività odierna un po’ in sordina, soprattutto se come quest’anno viene immediatamente dopo l’Epifania.

Il Prefazio sottolinea in modo mirabile la grandezza dell’evento odierno.

«Nel battesimo di Cristo al Giordano

tu hai operato segni prodigiosi

per manifestare il mistero del nuovo lavacro:

dal cielo hai fatto udire la tua voce,

perché il mondo credesse che il tuo Verbo era in mezzo a noi;

con lo Spirito che si posava su di lui come colomba

hai consacrato il tuo Servo

con unzione sacerdotale, profetica e regale,

perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia,

inviato a portare ai poveri il lieto annunzio.»

Godiamo perciò di questo “nuovo lavacro”, che abbiamo anche la possibilità di ricordare ogni volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione; godiamo del nuovo vigore offerto alla nostra debole fede e mettiamo a frutto l’unzione sacerdotale, profetica e regale donata anche a noi per riconoscere in Cristo il Messia incarnatosi per la nostra salvezza e divenire giorno dopo giorno testimoni del Risorto.

Da domani entriamo nel Tempo Ordinario, tempo liturgico in cui non ricorrono particolari eventi della vita del Signore ma in cui ogni domenica – Pasqua della settimana – siamo invitati a vivere con fedeltà l’ascolto orante della Sua Parola e la traduzione di essa nella concretezza della vita quotidiana.

Buon cammino, dunque, nella gioiosa ferialità che rende prezioso e straordinario ogni passo della sequela di Lui, ogni gesto di imitazione di Giovanni Battista che si china a sciogliere i legacci del fratello che non vi riesce da solo.