Salmo 45

Salmo 45

Dom, 10 Dic 23 Lectio Divina - Salmos

Nel Salmo 45 siamo di fronte a un “poema” unico nel suo genere in tutto il Salterio e, sotto un certo aspetto, in tutta la produzione poetica biblica. Questa composizione è un “canto d’amore” (v. 1) indirizzato esplicitamente “al Re” (v. 2) e, come canto d’amore, è profano, naturalmente. Ci si chiede perciò come abbia potuto essere accolto tra i Salmi messianici e regali.

Nel passato e anche nel presente le opinioni degli esegeti sono discordanti; sembra tuttavia accettabile la linea di coloro che vedono nel salmo 45 una composizione destinata alla celebrazione delle nozze di un sovrano israelita (Salomone, forse?) con una principessa straniera (di Tiro?). Si vogliono evidenziare, in termini di apoteosi degna delle grandi corte orientali, gli alti ideali “divino-umani” della regalità com’è percepita in Israele.

Fra gli studiosi non c’è accordo neanche per quanto riguarda la figura della regina. Alcuni tendono a identificarla con la sposa del re; altri, tenendo conto degli usi d’Israele, pensano non alla consorte, ma alla regina madre. Infatti, risulta che Betsabea, moglie di Davide, quando si presenta a lui, lo fa con tutto il rispetto e rimane in piedi di fronte al re seduto (cf. 1Re 1,16. 28); quando però il figlio Salomone assume il regno e Betsabea va da lui, egli si leva, s’inchina davanti a lei, la fa sedere alla sua destra (cf. 1Re 2,19-20).

In conformità con la mentalità ebraica descritta sopra, opportunamente la madre del re sta “alla sua destra” (v. 10) e potrebbe essere lei che rivolge l’invito: “Ascolta, figlia” (v. 11) alla ragazza che il re preferisce tra tutte. Abbiamo così lo schema dei personaggi: il re con la regina madre, le principesse regali; una tra esse, la prescelta, che riceve l’invito ad accedere con il suo seguito personale.

La prima parte del Salmo (vv.2-8) canta le qualità personali del re: il suo valore, il successo in guerra, il governo giusto. Sono questi, infatti, i compiti fondamentali di un re: difendere i sudditi in tempo di guerra, amministrare la giustizia in tempo di pace. Questi doni sono potenziati da due qualità personali: la bellezza corporea e l’attrazione della sua parola: Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia.

A questo re che cinge come un prode la spada al suo fianco, che trionfa sui nemici e coltiva la verità, la mitezza e la giustizia, viene promesso che il suo regno durerà per sempre; e poiché ama la giustizia e detesta l’empietà, su di lui riposa la benedizione del Signore. È Dio stesso che, scegliendolo, lo ha consacrato con olio di letizia.

Perciò nella seconda parte del Salmo (vv.9-18) il poeta fissa l’attenzione non più sulla spada e le frecce, ma sui vestiti sontuosi e profumati, le sale lussuose, la musica… È il momento in cui si attende l’ingresso della sposa: al centro c’è il Re e alla sua destra sta la regina madre, che prende la parola rivolgendosi all’eletta per incoraggiarla. Certo, dovrà dimenticare la casa di suo padre, il suo popolo, per immergersi nella nuova realtà; il suo sposo, che certamente apprezzerà la sua bellezza, è anche il suo signore: deve prostrarsi davanti a Lui e accogliere i doni preziosi, provenienti da Paesi lontani, che le vengono offerti come omaggio.

Tutti gli sguardi in quel momento sono posati su di lei, i più ricchi del popolo cercano il suo volto, e lei emerge in tutto il suo splendore dal corteo delle vergini che l’accompagna con gioia mentre entra nel palazzo. In questo contesto di letizia è più che appropriata la menzione che il poeta fa dei figli, un riferimento augurale al coronamento pieno del rapporto d’amore sponsale: essi assicurano la successione del regno, saranno anch’essi capi e sovrani.

La promessa divina si realizza: non mancherà mai un successore nella dinastia davidica. A differenza del regno del Nord, nel regno di Giuda, al Sud, la continuità della linea dinastica garantita al casato di Davide è sentita come un’esigenza primaria, dato che da essa si attende la “salvezza messianica”.

I figli e il nome sono la vera posterità dell’israelita. Su questa stirpe regale la benedizione di Dio è perpetua: da essa scaturisce il successo e la posterità: “I popoli ti loderanno in eterno, per sempre”. Il versetto conclusivo esprime chiaramente le caratteristiche degli inni o canti di ringraziamento indirizzati a Dio; e cioè il “ricordo” del “nome” e la “lode” dei popoli che si prolunga per tutte le generazioni. Qui, dove la regalità davidica è rivestita degli stessi attributi della regalità divina, il pensiero messianico si fa più trasparente e manifesto.

 

Trasposizione cristiana

La lunga storia dell’amore di Dio per il suo popolo, cantata nell’Antico Testamento, avrà il suo compimento quando, nell’Incarnazione, Dio celebra le nozze del Figlio suo con l’umanità. Non a caso questo Salmo viene cantato nella liturgia dell’Ufficio delle letture del Natale. Esso appare ai Padri come un annuncio dell’Incarnazione di Cristo, una rivelazione del suo regno, una descrizione delle mistiche virtù di cui è adorna la Chiesa, sua Sposa.

La Chiesa accolse tutte queste interpretazioni nella sua liturgia e da secoli si compiace nel descrivere, col salmo 45, la bellezza e la grazia del Figlio di Dio, il quale, nella sua Incarnazione celebra le sue nozze con l’umanità intera, che Egli assume nel suo corpo, rendendola partecipe della medesima grazia e benedizione che il Padre ha riversato su di lui.

È Cristo il re dei secoli, il re forte e potente che avanza nel mondo e combatte per la verità e la giustizia (vv. 4-5); è Lui l’unto di Dio (v. 8) sulle cui labbra c’è la grazia (v. 3); e il suo trono dura in eterno (v. 7).