Salmo 52

Salmo 52

Dom, 10 Mar 24 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 52 probabilmente è il risultato della combinazione di due frammenti diversi per genere e contenuto, poiché da una parte abbiamo motivi moraleggianti e dall’altra motivi caratteristici della preghiera individuale. Si avvicina a quel genere di oracoli profetici che hanno per bersaglio un individuo e non una collettività; riecheggia il Salmo 1 per la contrapposizione tra il malvagio e il giusto, e suppone la dottrina della retribuzione terrena.

Il genere letterario è misto; contiene insieme a motivi sapienziali motivi di lamentazione individuale. La simbologia è spazio-temporale, giudiziale, militare, agricola e liturgica.

Si può dividere in due parti: la prima (vv. 3-9) è una diatriba contro il potente iniquo; la seconda (vv. 10-11) presenta la diversa sorte di chi, come il salmista, si è rifugiato in Dio .

Il Salmo si apre con una forte invettiva contro un potente personaggio, non meglio identificato, che sta facendo il male contro il giusto, il pio; e contiene una serie di rimproveri per la sua condotta iniqua. Prosegue con la predizione del castigo divino e, infine, riversa su quell’uomo malvagio lo scherno dei giusti, per la sua fallace sicurezza.

In chiave sapienziale tale personaggio, più che un individuo, potrebbe essere anche il tipo di una categoria. Si tratta di un prepotente, come viene apostrofato in apertura dal salmista che, vittima dell’oppressione dell’iniquo personaggio, nella 2a parte del salmo può inneggiare alla divina bontà, che lo ha fatto trionfare su di lui.

I vv. 4-6 attribuiscono una simbologia militare alla lingua del malvagio, che viene descritta come lama di una spada o di un rasoio: uno strumento di male, come più volte appare nei Profeti e negli stessi Salmi (cf Is 7,20; Ger 9,2-7; 36,23; Sal 7,13; 35,20). La sua perfidia si manifesta nell’architettare inganni, nel preferire il male e la menzogna, addirittura nell’amare “ogni parola di rovina”. È la lingua di un impostore!

Il Salmista perciò, con tono severo, lo ammonisce: “Dio ti demolirà… ti spezzerà… ti strapperà dalla tenda… ti sradicherà dalla terra dei viventi”… (v.7). La sequenza dei tre verbi che indicano la distruzione del malvagio vuole esprimere il vigore alla punizione divina, davvero radicale, perché al malvagio verrà tolta non soltanto la sicurezza, espressa dalla tenda in cui si sente padrone e protetto, ma sarà privato anche della vita.

Al contrario, “i giusti, vedendo, saranno presi da timore e di lui rideranno”. La contrapposizione tra le due categorie è netta. Chi confidava nella sua grande ricchezza e si faceva forte dei suoi crimini (vv. 8-9) senza affidarsi a Dio e riconoscere in Lui la sua difesa, finirà miseramente; l’empio subirà lo scherno dei giusti per la sua incredulità, perché si è affidato soltanto ai suoi beni e alla sua potenza, ma non a Dio. Viene spontaneo richiamare qui i Salmi 2,4-5 e 37,13, in cui è Dio stesso a ridere, sia di fronte alla vana ribellione delle genti, sia prevedendo la fine della prosperità insolente dell’empio.

 

Nella seconda parte il salmista, in contrapposizione al comportamento del malvagio, riafferma la sua fiducia in Dio (v. 10) e il proposito di lodarlo pubblicamente per i suoi benefici (v. 11), esaltando la sua felice condizione per la sicura e fruttuosa fruizione della divina bontà.

Egli si vede “come olivo verdeggiante nella casa di Dio…”, similitudine per indicare la condizione di prosperità in chi si viene a trovare stando accanto a Dio. Sappiamo infatti che l’olivo, con l’olio che ne deriva, è segno di vita e di abbondanza; e il salmista, stando nel tempio, che è la casa di Dio, attingerà dal Signore la sua vita in pienezza e crescerà lussureggiante come un olivo.

La relazione della prosperità del giusto con il tempio è chiaramente indicata anche nel Salmo 92 (13-14), in cui è ripresa e sviluppata l’immagine dell’albero rigoglioso. Anche nel profeta Geremia (11,16) troviamo l’immagine dell’olivo verdeggiante, riferita a tutto il popolo eletto.

Il versetto finale è un solenne rendimento di grazie per l’azione salvifica di Dio nei confronti del suo fedele; una gratitudine senza fine, in eterno! per quanto il Signore ha operato a favore di chi si affida a Lui. È anche una professione esplicita, della sua speranza nel Nome del Signore, che il fedele vuol fare davanti a tutti, per celebrare la bontà divina nei suoi confronti.

Domande per la riflessione personale

  • Dove ripongo la mia fiducia: nella “iniqua ricchezza”, nei beni materiali, o nella divina misericordia e nella Provvidenza di Dio?
  • Cerco prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, con la certezza che tutto il resto mi sarà dato in aggiunta?
  • Mi abbandono con piena fiducia, come un bambino nel seno materno, “alla fedeltà di Dio”?