Salmo 54

Salmo 54

Lun, 25 Mar 24 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 54 è un piccolo gioiello letterario per la sua semplicità e sobrietà, oltre che per la regolare distribuzione delle parti; ed è ritenuta una “lamentazione modello”, poiché contiene, anche se con sviluppo minimo, tutti i motivi del genere della lamentazione: appello tematico, persecuzione dei nemici, fiducia nell’aiuto di Dio, imprecazione contro i nemici, promessa finale di lode, sicurezza di essere esaudito. Ci troviamo in presenza del triangolo classico: “Dio, Io (cioè l’orante), Essi (ovvero i nemici)”. La simbologia prevalente riguarda il tempo, il corpo, la guerra, il nome divino.

Il genere letterario è quello della supplica individuale.

In apertura, il salmista ricorre alla forza del nome divino, cioè a Dio stesso, per essere ascoltato; è un grido di aiuto: “Per il tuo nome, salvami!”; e continua appellandosi alla sua potenza anche perché gli sia resa giustizia; il “rendimi giustizia” del v. 3 si dovrebbe tradurre alla lettera “giudicami” nel preciso senso giuridico, perché da Dio, giudice, l’orante si aspetta di avere una sentenza favorevole contro i suoi avversari, dal momento che è stato messo sotto accusa (un’accusa mortale, come si ricava dal v. 5), e per uscirne salvo può soltanto appellarsi al giusto giudizio del giudice supremo.

A Lui pertanto chiede di ascoltare la sua preghiera, vedendosi assalito e circondato dai nemici; persone veramente temibili, perché non sono soltanto “arroganti” e “prepotenti”, ma anche empi, dal momento che “non pongono Dio davanti a sé”.

In alcuni manoscritti questi nemici sono definiti come “estranei”, “stranieri”; essi insidiano la vita dell’orante (alla lettera: “cercano l’anima mia”). Forse è stata questa espressione a indurre l’antica tradizione a mettere il salmo in relazione con l’episodio della persecuzione di David da parte di Saul nel territorio di Zif (cfr. 1Sam 23,15); in questa comprensione gli “stranieri” sarebbero gli uomini di Zif che segnalarono a Saul il nascondiglio di David. Comunque al termine “stranieri” qui l’orante sembra attribuire un significato religioso-morale: si tratta di uomini violenti, estranei a Dio, che lo rifiutano e lo sfidano.

Per il salmista, invece, “Dio è il mio aiuto” (v. 6), espressione che suona alla lettera: “Ecco, Dio mio aiutante!”, dove la parola “Ecco” indica sorpresa e anche contrapposizione a quanto detto nel v. 5b. Mentre i nemici non pongono Dio davanti a sé, il salmista invece lo fa sempre e confida in lui come “aiutante”. Siamo davanti ad un altro attributo divino, con cui egli esprime piena fiducia in Dio e prende coraggio per chiedergli che sia Lui stesso a far “ricadere il male” su di loro: è l’appello imprecatorio secondo la legge del taglione (Dt 19,16-19), con il quale l’orante manifesta la sua ansia di giustizia, È la legge della nemesi storica e immanente, a cui si allude non di rado nella preghiera dei Salmi (cfr. il Salmo 7,14-17), per cui il salmista chiede anche che Dio completi l’opera sbaragliando per sempre i nemici: “nella tua fedeltà, disperdili!”.

A questo punto il salmista, come spesso accade nelle lamentazioni, sicuro dell’esaudimento, si colloca psicologicamente nel tempo susseguente alla grazia ricevuta e anticipa il momento del ringraziamento che farà attraverso il sacrificio di lode al Signore; gli promette di farlo “di tutto cuore” (v. 8); alla lettera: “spontaneo”, cioè con piena libertà e gioia; e proprio con questo sacrificio, non prescritto dalla Legge, vuole esprimere al meglio la sua gratitudine.

È degno di nota il fatto che nel Nuovo Testamento il v. 8 è riferito al sacrificio “spontaneo” di Cristo e trova risonanza in Eb 10,9 e Gv 10,18.

Ancora, con una formula concisa, propria degli inni, il salmista dichiara che nella liturgia del ringraziamento si impegna a lodare il nome di Dio, proclamando che “è buono”. Questo ritorno al nome, già presente all’inizio del Salmo, crea qui una felice inclusione

Per concludere, l’orante, che vive nella fede e nella sicura speranza la liberazione ottenuta dal Signore, proclama: “Da ogni angoscia mi hai liberato…”(v. 9) e gusta già il trionfo ottenuto per intervento di Dio sui nemici; egli li vede ora come prostrati ai suoi piedi e li può guardate dall’alto al basso... Infatti, l’espressione “il mio occhio ha sfidato i miei nemici” suona alla lettera: “sui nemici ha guardato il mio occhio”.

La fiducia da Lui riposta nel Signore è pienamente esaudita.

Domande per la riflessione personale

  • I vari mali o ingiustizie d’ogni genere, che penso di ricevere, sono capace di metterle nelle mani del Signore, sapendo che Egli solo sa rendere giustizia?
  • Nella mia preghiera sento veramente che il Signore “è mio aiuto e mi sostiene”?
  • Sono vendicativo oppure buono d’animo,?
  • Cerco di avere un cuore aperto, pieno di misericordia e compassione verso tutti, disponibile verso chiunque ha bisogno di amore, cure e attenzioni?