Presentazione del Signore

Presentazione del Signore

Vie, 27 Ene 23 Lectio Divina - Año A

Abbiamo notizia della celebrazione di questa festa già dal IV secolo, secondo la testimonianza della pellegrina Egeria, che nel suo racconto accenna alle luminarie che l’accompagnavano, chiaro riferimento all’espressione posta in bocca di Simeone: è la luce che si rivela alle genti.

Celebrata quaranta giorni dopo l’Epifania, in Occidente viene popolarmente chiamata “Candelora” dato che la processione d’ingresso è caratterizzata dalle fiammelle dei ceri.

I nostri fratelli d’Oriente, sottolineando più intensamente l’incontro del bimbo Gesù con Simeone ed Anna, preferiscono chiamarla Hypapante (cioè "incontro"): i due vegliardi infatti sono visti come gli ultimi profeti e il simbolo dell’incontro promesso tra il Messia e il popolo d'Israele.

Con il tempo, in Occidente la festa ha assunto un carattere specificamente mariano, facendo prevalere l'aspetto della purificazione della madre su quello del riscatto del primogenito, ed era chiamata "Purificazione di Maria". La riforma liturgica seguita al Vaticano II ha voluto ridare centralità a Cristo come primogenito del Padre e del nuovo Israele, rendendo così cristologica questa celebrazione.

Qualora la festa ricorra di domenica, trattandosi di una festa del Signore, sono previste tre letture, altrimenti come prima lettura si può scegliere tra quella dell’Antico Testamento e quella del Nuovo.

La liturgia attuale si apre con l’antifona di ingresso, che offre uno sguardo ampio su tutta la terra, beneficiaria della grande misericordia di Dio; essa non conosce confini e si espande ben al di là dei recinti del tempio. Esso tuttavia ha una sua specifica centralità, dato che il Figlio di Dio vi entra per essere offerto al Padre.

L’Orazione Colletta ci coinvolge in questa offerta e chiede al Padre che conceda anche a noi di essere presentati a Lui, pienamente rinnovati nello Spirito.

 

Il breve brano del profeta Malachia (3,1-4) vede l’ingresso del Signore nel tempio come momento di grande purificazione, in modo che le offerte presentate a Lui dal suo popolo possano essergli gradite.

Il passaggio tratto dalla Lettera agli Ebrei (2,14-18) focalizza la comunione filiale che ci stringe a Cristo e il suo farsi carico delle nostre prove e sofferenze, liberandoci dalla schiavitù e dalla morte.

 

L’ampio testo tratto dal Vangelo di Luca (2,22-40) ci rende contemporanei degli eventi che seguono la nascita di Gesù e la visita dei pastori. Maria e Giuseppe, a quaranta giorni dalla nascita di Gesù, lo portano al tempio di Gerusalemme per consacrarlo a Dio. Essi adempiono così le prescrizioni della Legge mosaica, che prevede la purificazione della madre e il riscatto del primogenito (cf Levitico 12,1-8 e Esodo 13,2.12). Dai vv. 22-24 apprendiamo che la giovane famiglia non ha grandi disponibilità economiche, perciò la loro offerta è quella dei poveri: una scelta di campo da parte del Dio incarnato, che lo segna profondamente. Egli non soltanto si pone accanto ai poveri: è realmente povero!

E proprio con un povero di Jawhè, Simeone, avviene il primo incontro all’ingresso del tempio. Non con un sacerdote, figura istituzionale che dovrà presiedere il rito, ma con un laico, un uomo “giusto e pio”. A suo riguardo Luca insiste nel dirci che è “mosso dallo Spirito” (v. 27) che “lo Spirito è su di lui” (v. 25), che lo Spirito Santo gli ha assicurato che prima di morire certamente incontrerà il Messia, chiamato anche “il consolatore”, l’atteso da tutto Israele (cf. v. 26).

Colpisce la tenerezza di quest’uomo, che tradizionalmente viene ritenuto anziano; egli abbraccia e benedice Dio per quel Bimbo, che riconosce come Salvatore universale, come Luce che dissipa le tenebre oscure che opprimono i popoli.

Il Cantico di Simeone (vv. 29-32) è una profezia che canta l’ampiezza senza confini dell’intervento salvifico di Dio a favore di tutta l’umanità. Infatti la salvezza che Simeone vede con i propri occhi abbraccia tutti indistintamente. Il riconoscimento di questo mistero spinge il vegliardo a chiedere di essere ormai sciolto dai legami del corpo. Egli chiede di poter vivere pienamente nella pace di Dio, ora che ha potuto contemplarlo tenendolo tra le sue braccia. Vissuto nella piena osservanza della legge di Dio, come suo servo giusto, può chiedere finalmente di essere congedato.

Per questo la Chiesa pone ogni giorno sulla bocca di tutti noi suoi figli, nella preghiera di Compieta, le sue parole: esse suggeriscono non soltanto un fiducioso abbandono ai progetti del Signore, ma allargano anche il nostro campo visivo agli orizzonti universali di salvezza per tutte le genti.

L’Evangelista nota che un grande stupore si impadronisce di Giuseppe e Maria davanti a questa nuova rivelazione riguardante il loro figlio. E proprio a Lei, la Madre, Simeone riserva un’altra parola profetica del tutto imprevista, davvero inattesa rispetto all’annuncio dell’Angelo ricevuto a Nazareth. La sua anima sarà trafitta da una spada, perché quel suo bambino sarà “segno di contraddizione” per il suo popolo. Nessuno potrà restare neutrale davanti a Lui e occorrerà sempre fare una scelta di campo, per Lui o contro di Lui; chi non lo accoglie è destinato a cadere, chi lo accoglie esperimenta risurrezione e pienezza di vita (cf vv. 33-35).

Nel vv. 36-38 l’evangelista Luca introduce un altro personaggio che va incontro alla santa Famiglia all’ingresso del tempio. È Anna, definita come “profetessa”, umile vedova totalmente dedicata al servizio del tempio, nella preghiera e nel digiuno. La sua profezia non si esprime con nuove parole; consiste nella lode a Dio per l’evento di salvezza che si sta compiendo e lei se ne fa annunciatrice per tutti coloro che attendevano con ansia la redenzione di Gerusalemme.

La conclusione del brano evangelico proposto alla nostra contemplazione, dopo aver ricordato ancora una volta la fedeltà dei suoi genitori alla Legge mosaica, compendia l’infanzia e la giovinezza di Gesù nel contesto della città di Nazareth. In quella “Galilea delle Genti” malfamata e disprezzata dai capi religiosi, il bambino compie il suo percorso umano di crescita fisica e spirituale nella più assoluta umiltà e nascondimento. Egli però è assistito dalla grazia di Dio, che lo rende forte e sapiente; e lo prepara, sotto lo sguardo amorevole di Maria e la custodia di Giuseppe, alla sua grande missione.

 

Domande per la riflessione personale:

  • So riconoscere in Gesù la luce non soltanto della mia vita, ma anche di quelle di tutti i popoli?
  • Riesco ad affidarmi interamente al Padre sapendo che Egli porta a compimento in me il suo progetto di salvezza in ogni circostanza?
  • Consento allo Spirito Santo di plasmarmi con la sua forza e sapienza nel mio cammino di crescita umana e cristiana?