Salmo 35

Salmo 35

Mar, 25 Jul 23 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 35 è un grande lamento “imprecatorio”, del genere letterario di lamentazione individuale. Il protagonista è con tutta probabilità un innocente che, trascinato in tribunale dai nemici (prima amici!) per colpe immaginarie, chiede l’intervento “giudiziario” di Jahwèh affinché smascheri la nequizia dei nemici e dei falsi testimoni, facendo ricadere sul loro capo il male da loro tramato.

Si presenta originale sia per la plasticità delle immagini, sia per l’intensità delle espressioni, sia per la sincerità e sdegno a causa dell’amara esperienza del tradimento degli amici.

Sono presenti i tre personaggi del classico triangolo delle “suppliche”: tu (= Dio), io (= l’orante), essi (= i nemici).

Come spesso accade nelle lamentazioni, il Salmo è introdotto nei vv.1-3 da un pressante appello all’intervento salvifico del Signore, visto non tanto nella sua qualità di giudice, quanto piuttosto con l’immagine del guerriero, armato di tutto punto, che sa affrontare il nemico in campo aperto.

Il corpo del Salmo si presenta come una composizione unitaria, sebbene non ordinata: i vari motivi caratteristici della lamentazione che in esso figurano s’intrecciano fra loro in modo confuso, anche se non privo di efficacia. Abbiamo prima una preghiera d’imprecazione contro i nemici (vv. 4-8) conclusa con una promessa di esultanza per la salvezza che l’orante è certo di conseguire (vv. 9-10); viene quindi quella che, con espressione tecnica, è chiamata la presentazione del caso: l’accusa e gli insulti dei falsi testimoni, ex-amici dell’accusato (vv. 11-16); segue una nuova invocazione per sollecitare il divino intervento con una nuova promessa di lode e un’esplicita accusa contro i nemici (vv. 17-21); infine la perorazione finale raccoglie (e ripete) tutti i motivi già esplicitati (vv. 17-27).

Le espressioni imprecatorie dei vv. 5-8 augurano ai nemici di essere dispersi come pula al soffiare del vento; di percorrere una strada buia e scivolosa, di cadere nella fossa che essi hanno scavato e di rimanere impigliati nella rete che hanno teso; come pure di essere colti dalla bufera e di essere travolti dalla tempesta.

L’orante invece si propone di esultare nel Signore, gioendo per la sua salvezza, nella certezza che Dio libera il debole dal più forte e il povero dal predatore (vv. 9-10).

Ripensando poi a quanto gli sta accadendo, esprime tutta la sua sofferenza per la crudeltà con cui è trattato dai suoi violenti accusatori, e ciò in stridente contrasto con il suo atteggiamento verso di loro, per i quali si preoccupava come per amici e fratelli, quando li vedeva ammalati o in difficoltà (vv. 11-16).

Da qui il grido al Signore perché intervenga, perché liberi la sua vita da ogni violenza, perché non stia a guardare senza intervenire... In cambio, s’impegna a lodarlo in mezzo all’assemblea, a celebrarlo in mezzo al popolo.

E di nuovo supplica perché questi nemici bugiardi, che lo accusano falsamente, non possano esultare per la sua rovina; essi che non cercano la pace, ma continuano a tramare inganni contro gli umili (vv. 17-21).

Con rinnovata insistenza il salmista ora si rivolge a Dio, quasi incalzandolo, perché non stia lontano, perché avendo visto quanto accade non taccia, perché si desti finalmente e prenda a cuore la sua causa, sia Lui il Giudice che riconosce la sua rettitudine. E ancora chiede che siano svergognati chi gode per la sua sventura, in modo che possa gioire lui e coloro che lo appoggiano, riconoscendo la grandezza di Dio che si adopera per la pace del suo servo (vv. 22-27).

L’ultimo versetto: La mia lingua celebrerà la tua giustizia, canterà la tua lode per sempre, è il sigillo della piena fiducia del fedele, pronto al canto e alla lode del suo Dio.

 

Lettura cristiana

La lettera agli Ebrei cita il v. 18 di questo Salmo: “Ti loderò nella grande assemblea” applicandolo alla comunità cristiana scaturita dalle sofferenze di Cristo (Eb 2,12).

Anche il v. 19, che esprime l’odio gratuito dei nemici, è una “scrittura” profetica che, anche secondo Gv 15,24, si avverò nella vita di Gesù.

Domande per la riflessione personale

  • Quali sono le “lamentazioni” che faccio al Signore?
  • Come mi comporto nei confronti di quelli che mi fanno del male? Reagisco con pazienza, mettendo tutta la mia fiducia in Lui?
  • Se spontaneamente sorgono in me reazioni “imprecatorie” a causa dei vari mali che mi circondano, so lamentarmi solo con il Signore, oppure cerco conforto dagli uomini?