Salmo 8

Salmo 8

Sáb, 25 Jun 22 Lectio Divina - Salmos

Il salmo 8 è un inno di lode che può essere diviso in tre parti: invito alla lode in forma di esclamazione (v. 2a); motivazione della lode (vv. 2b-9); conclusione, che riprende l’esclamazione iniziale (v. 10).

L’Invito alla lode proclama la grandezza del nome divino ed è rivolta non semplicemente al Dio onnipotente e creatore di tutto, ma al “nostro Dio”, al Dio cioè, che fa parte della storia del popolo, il “Dio dei Padri”.

Il motivo della lode è la grandezza del nome di Yahwè, talmente evidente (come il brillio delle stelle), che perfino un bambino non ancora svezzato la riconosce. Qui possiamo notare una nota polemica contro gli empi che, nella loro superbia, credono di potersi sostituire a Dio; ma come un tempo il Signore è stato capace di dominare il caos (Gen. 1), così ora può, per bocca di un bambino, mettere a tacere tutti i nemici e i ribelli.

I “piccoli” infatti comprendono e accolgono, mentre la superbia e la tracotanza accecano i “grandi”.

Il salmista è pervaso di religioso stupore e immergendo la propria anima nell’immensità maestosa del creato si autopercepisce come un punto infinitesimale; proprio sullo sfondo di questa immensità e costatando la sua piccolezza, gli sale alle labbra la domanda: “Che cosa è l'uomo, perché ti ricordi di lui?”...

Tuttavia in questa domanda, che sembra esprimere solo smarrimento e sgomento, c’è già implicita la risposta: se Iddio si dà pensiero per il cielo e la terra, “opere delle sue dita”, di fatto, si ricorda e si prende cura soprattutto dell’uomo, che solo apparentemente è una tra le più piccole creature; infatti, l’uomo è il solo a essere intelligente, il solo ad essere creato ad immagine di Dio, l'unico che con i propri occhi può contemplare e ammirare la luna e le stelle.

Gli ultimi versetti specificano la relazione di sovranità dell’uomo nei confronti del creato; così dallo smarrimento iniziale si giunge alla proclamazione della sua grandezza, perché Dio l’ha costituito sovrano di tutto: “L’hai fatto, l’hai coronato … hai dato, hai posto".

La conclusione, al v. 10 è identica all'esclamazione spontanea sgorgata dal cuore del salmista alla vista del cielo stellato: tutta la gloria deve tornare a Dio. L’uomo, che pur sente la sua povertà di fronte alla grandiosa opera di Dio, si scopre al centro dell'universo, si accorge di essere il soggetto della sua predilezione.

Pertanto l’espressione che apre e chiude il salmo non è semplicemente uno sguardo contemplativo sulla creazione, ma un’esperienza profonda della persona umana che, sentendosi amata, ritrova il suo giusto posto nel cosmo e nella storia; ritrova il suo cammino di libertà in mezzo alle cose e sopra le cose.

Il centro generatore del testo sta nello stupore espresso nell'interrogativo centrale: “Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi...?”. Tutta l'antropologia che sottosta al salmo ruota attorno ai tre grandi concetti: Dio creatore, l’uomo sommamente amato, l’universo -opera di Dio- affidato all’uomo.

In questa visuale si muove anche il Cantico delle creature di S. Francesco, che non è stato scritto da un uomo che nella tranquillità di una visione pacifica contempla l’universo, ma da un uomo cieco e moribondo, stremato dalla malattia, che ha voluto riconoscere con forza la grandezza di Dio, la sua bontà, la presenza dell’Amore nella sua vita.

Trasposizione cristiana

È Cristo che, nella sua incarnazione, realizza questo salmo: Figlio di Adamo, è per antonomasia immagine piena e perfetta di Dio; “nato da donna” (Gal. 4, 4) in braccio a Maria si presenta come figlio dell’umanità. L’atteggiamento di semplicità, di meraviglia e di lode, Egli lo conserva per tutta la vita e ci insegna a vedere con occhi nuovi, ingenui e limpidi la creazione.

Si può rileggere il salmo riconoscendo nel Cristo risorto questo "figlio dell’uomo", fragile, eppure ricolmato da Dio, nella sua risurrezione, di gloria e di onore.

Domande per la riflessione personale:

  • Come riconosco Cristo, Signore della storia e della mia vita?
  • Chi è questo Dio che visita ciascuno di noi, uomini poveri, che si cura di noi, che si ricorda di noi? È il Cristo eucaristico, centro della vita della Chiesa?
  • Come posso io ricambiare questo suo ricordo per noi?