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Salmo 110

Salmo 110

Sáb, 25 Jul 26 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 110 è un Salmo regale particolarmente caro alla pietà cristiana; infatti, è inserito nella Liturgia delle Ore ai Vespri della domenica e delle Solennità. Nell’intestazione viene attribuito a Davide, ma nel testo ebraico può anche significare per David, o riguardo a David.

Il carme si presenta chiaramente come una celebrazione del sovrano davidico nel giorno in cui si celebra la sua intronizzazione; lascia anche trasparire la figura più esaltante che la fede d'Israele ha sempre atteso, il Re-Messia.

Il primo versetto è un oracolo rivolto dal Signore Dio al "signore" che il salmista sta omaggiando. Il Re, visto come luogotenente di Dio, è posto in una luce gloriosa e il contenuto del vaticinio è tipico delle cerimonie d'investitura: siedi alla mia destra, cioè nel posto di onore riservato all’autorità.

Il “signore” esaltato dal salmista gode del grande privilegio di stare assiso accanto al trono divino; e vi starà fino al momento in cui il Signore stesso sottometterà i nemici del suo eletto, rendendoli come uno sgabello per i suoi piedi: un’immagine che compare anche nell’arte dell’antichità, per esempio nell’antico Egitto, dove il Faraone è talvolta raffigurato nell’atto di sedere sul trono con i piedi posti sopra le teste degli avversari sconfitti.

Il poema prosegue mostrando che è Dio stesso a prendere l’iniziativa di concedere al Re, che governa dal monte Sion, cioè da Gerusalemme, la possibilità di stendere lo scettro del suo potere e di dominare i nemici (cf v. 2).

Ed è ancora Dio, chiamato con il Tetragramma sacro, a confermargli la sua benevolenza nel giorno solenne in cui la sua potenza si manifesta, tra santi splendori, in tutto il suo vigore. Ma questo ancora non basta; secondo lo stile tipico del mondo orientale, nel giorno dell’intronizzazione Dio dichiara solennemente la "filiazione divina” del monarca e lo fa utilizzando un delicato accento poetico: il Re appare generato al sorgere dell'aurora, come freschezza di rugiada sul terreno riarso (v. 3).

E ancora, con solenne e irrevocabile giuramento, Dio dichiara al suo eletto: Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedec.

Questa affermazione del Salmo ha avuto bisogno di studi accurati per essere ben compresa; infatti, la figura di Melchisedec è misteriosa, compare nella Bibbia in relazione ad Abramo in qualità di “re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo" (Gen 14, 18); e ciò avviene molto prima dell’istituzione del sacerdozio levitico.

Facendo riferimento a Melchisedec, Dio riconosce a Davide, che non appartiene alla tribù di Levi, un compito sacerdotale, per cui al potere di governo unisce anche l'investitura religiosa. Di conseguenza, si può affermare che David e i suoi discendenti, per quanto non fossero sacerdoti nel senso levitico, e non potessero quindi svolgere in prima persona i riti nel Tempio, ricoprivano comunque un ruolo sacro, come servitori dell’Altissimo e responsabili del culto.

Non bisogna pertanto dimenticare che l’applicazione del termine “sacerdote” alla persona del Re d’Israele, all’interno dei Salmi, è di natura poetica e non giuridica.

Dopo l'intermezzo sacerdotale si ritorna al contesto bellico. Con un linguaggio abbastanza crudo, il Salmo 110 prosegue descrivendo lo scontro tra il Re d’Israele e gli agguerriti re avversari, con Dio che protegge il suo consacrato e combatte per lui. Sembra infatti che ora le posizioni si invertano, ed è il Re divino a stare alla destra del re umano. Ciò si rende necessario perché il contesto non è più quello pacifico della sala del trono, ma il campo di battaglia, in cui Dio affianca David per proteggerlo, affronta i nemici insieme a lui e giudica i popoli. Qui la Divinità guerriera riempie [il campo] di cadaveri e schiaccia le teste su un grande territorio: immagini cruente per mostrare il fallimento dei piani di conquista di regni malvagi (vv. 5-6).

Il Salmo si conclude con la gigantesca figura del re che solleva alta la testa dopo essersi recato, secondo il cerimoniale liturgico, a bere al torrente (v. 7) per ricevere idealmente la forza incoercibile della sua consacrazione.

Trasposizione cristiana. La Chiesa anche oggi col Salmo 110 ricorda la volontà di Dio, che ha costituito il Cristo Re e Sacerdote "su tutte le cose” e lo ha posto “a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di Colui che si realizza interamente in tutte le cose" (Ef 1, 22-23).

Domande per la riflessione personale:

  • Chi è Gesù per me? Lo riconosco come Messia e Signore?
  • So stare dalla sua parte, riconoscendo che sono a servizio del suo Regno?
  • Sono convinto che stando unito a Lui posso vincere sempre sul male e sulla morte?

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