Il santo sacerdote

Il santo sacerdote

Sáb, 19 Oct 19 Fundadora

Un'altra tragedia fu occasione di un incontro che avrà una importanza grandissima nella vita spirituale di Maria e nella storia del suo carisma. Lasciamo a lei la parola: «Incontrai la mia prima volta il Servo di Dio Monsignor Ciro Scotti a Castelfranco Veneto nel 1916, nella scuola elementare di Borgo Treviso trasformata in caserma, ove era Cappellano militare. Da alcuni mesi assistevo una giovane sorella colpita da tubercolosi e sempre tanto triste. La Scuola Normale le aveva indebolito la fede e più si avvicinava all'eternità meno pensava al cielo. Io ne soffrivo indicibilmente. Le avevo inutilmente proposta la visita del Sacerdote che avrebbe più gradito; non mi imponeva un rifiuto per non contristarmi, ma non si decideva ad accettare la mia proposta. Sentii che solo un santo avrebbe potuto penetrare in quel cuore chiuso e supplicai il Signore di farmelo incontrare. Dal volto dei Santi traspare sempre qualcosa del Mistero in cui sono immersi e un giorno piena di speranza uscii senza nessuna meta per scoprire fra i sacerdoti del posto che in quei momenti agitati erano parecchi, il Sacerdote di Dio. Qualcuno mi indicò il Cappellano Scotti e io mi diressi subito verso il suo reparto. Scendeva le scale, alto, sereno, pieno di dignità. Fui colpita subito dal lampo dei suoi occhi puri. Sì, sì; il santo doveva essere lui, proprio lui. Lì, a metà scala, gli esposi affannosamente il caso, lo supplicai di aiutare a morire nella fede la mia povera sorella; il colloquio non durò più di 5 minuti. Sarebbe venuto in casa all’indomani e il Signore avrebbe appagato in pieno il mio apostolico desiderio, calmata la mia ansietà. La mattina seguente era presso l’ammalata; il giorno appresso le portò Gesù. Io mi resi conto della sua trasformazione, perché mi chiese spontaneamente di richiamarlo e il suo volto lentamente si spianò». Giovannina morì in pace dopo una lunga agonia.
                                                                                                                                                                                                                                            (S. Garofalo, Storia di un Carisma, 56-57)