Salmo 34

Salmo 34

Lun, 15 Ene 18 Lectio Divina - Salmos

È un salmo sapienziale e alfabetico anche se l'ordine delle strofe è diverso. "Appartiene al genere dell'inno e sembra pronunciato da un solista dinanzi ad una assemblea. Tutto il salmo è pronunciato dall'orante: in prima persona ricorda e propone, in seconda persona interpella, in terza persona dichiara e assurge ad enunciati generali" (A. Schokel). È il salmo del povero che esprime la sua gioia, la sua gratitudine per avere sperimentato l’aiuto del Signore in modo prodigioso, insperato. Si reca al tempio per offrire il sacrificio di comunione, di ringraziamento, ma non vuole essere solo. La gioia richiede la condivisione. Allora chiama a raccolta altri poveri; tutti i poveri della terra.

v.2: "Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode". Il termine tehillah = lode, ripetuto al v. 2 e al v 3 (io mi glorio nel Signore = il mio essere ha la sua lode in Jahweh), è il vocabolo che ha dato il nome all'intera collezione dei salmi, il libro della lode di Dio per eccellenza (Ravasi). Siamo di fronte ad un canto di lode al Signore pronunciato dal povero che benedice Dio e chiama tutti i poveri della terra per magnificare in modo corale l’unico Signore nominato per ben 15 volte. Questa lode si estende "in ogni momento", cioè per tutto il tempo. Questa "totalità" è ripetuta altre 5 volte con il termine "tutte", "ogni" ai vv. 5. 7. 18. 20. 21. Si intende che ogni respiro sia sempre benedizione del Signore.

v.3: "Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino". Il povero si gloria e trae motivo di onore e di vanto unicamente dal Signore, perché il Signore è tutta la sua vita.

v.4: "Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome". Dio ha liberato il povero che prega e lui chiama a raccolta gli altri poveri e umili per "magnificare = celebrare = esaltare" il Signore, cioè per riconoscere la sua grandezza e proclamarla.

v.5: "Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato". "Cercare, rispondere, liberare" sono termini che indicano il ricorso al Signore per implorare una risposta divina alla propria angoscia. Il fedele passa la notte in preghiera (Salmi 3 e 4) e all'alba ecco la risposta. La parola di Dio non può che essere efficace. L’orante riprende la sua strada con la certezza che Dio lo libererà dalle sue paure.

v.6: "Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti". Contemplatelo, rimanete sotto il suo sguardo: i vostri occhi saranno brillanti di gioia. La luce di Dio purifica i nostri occhi e allora brillano come perle, come cielo terso (Canopi). Come Mosè usciva raggiante dopo aver parlato con Dio e il popolo non osava avvicinarsi e Mosè si copriva il volto con un velo (Es 34, 29-35), così sarà di colui che guarda e contempla il Signore. Questo privilegio ora viene offerto a chiunque: chi contempla Dio nel tempio o nella preghiera, uscirà raggiante, il suo volto non sarà incupito dalla delusione o dal fallimento.

vv.7 - 8: "Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. L'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva". Il povero è oggetto di tutta l'attenzione di Dio: basta che gridi e che lo cerchi. La supplica è un "grido" lanciato verso Dio. Non cade nel vuoto perché Dio "ascolta", esaudendo quell'appello che lacera i cieli. "A te ho gridato e tu mi hai guarito" (Sal 30, 3). "Hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le mie angosce. "(Sal 31, 8). L'angelo che si accampa richiama l'accampamento dell'Esodo che è la presenza del Signore. La tenda dell'Incontro era posta in mezzo all'accampamento.

vv.9 - 11: "Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi, nulla manca a coloro che lo temono. I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla". "Gustare" e "soffrire la fame" appartengono alla sfera del mangiare in cui rientrano facilmente i beni e la penuria o carestia. Se i beni a cui si allude al v. 11: "chi cerca il Signore non manca di nulla, cioè di beni", sono i doni del tempio e del culto, si giustifica il titolo "consacrati = suoi santi", termine applicato ai partecipanti, non solamente sacerdoti. Ciò porta a dire che l'orante pensa al godimento dei beni di culto (la carne dei sacrifici, il vino di comunione) e da questi arriva al "gustare", all'assaporare la bontà del Signore. Quindi anche quando ricchi e potenti soffrono la fame, i fedeli, i consacrati al Signore, non mancheranno di alcun bene nel tempio. Non sarà più un privilegio riservato ai sacerdoti, ma viene offerto a chiunque venera e cerca il Signore. "Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi" (Lc 1, 53).

vv.12 - 15: "Venite, figli, ascoltatemi; v'insegnerò il timore del Signore. C'è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene? Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta' lontano dal male e fa' il bene, cerca la pace e perseguila". L'orante si atteggia a maestro; convoca i discepoli chiamandoli "figli" e li invita ad avvicinarsi e ad ascoltare e li interroga alla maniera sapienziale. La prima cosa che insegna è il "timore", cioè il "rispetto" del Signore, principio e somma di tutta la sapienza. Quindi interroga come un maestro; è una domanda retorica sapienziale finalizzata a destare l'attenzione del discepolo. Il bene supremo proposto dal maestro è una vita lunga e fortunata, tema frequente del mondo sapienziale e della predicazione di Mosè: "Vedi, io pongo oggi davanti a te l a vita e il bene, la morte e il male..., scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, ... poiché è lui la tua vita e la tua longevità" (Dt 30, 15. 19-20). Ma anche il controllo della lingua ricorre spesso nelle istruzioni sapienziali, così pure evitare il male, affinché tutto proceda bene e nella città ci sia la pace che va sempre ricercata e procurata con costanza. La scuola della sapienza, cioè della ricerca di Dio è esigente e richiede separazione netta dal male, rettitudine, lealtà, adesione al bene.

vv.16 - 17: "Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto. Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo". Questi due versetti mostrano un'antitesi marcata: onesti/malfattori; occhi/orecchi/volto. Gli "occhi" segno di un volto premuroso, indicano attenzione e sollecitudine. Il "volto" manifesta l'atteggiamento corrucciato dell'ira divina, e "l'orecchio" del Signore che sta in ascolto del grido d'aiuto. Ma abbiamo anche l'irruzione dell'ira divina che cancella anche il "ricordo" del male. Il salmista sta riassumendo la lezione del salmo 1.

vv.18 - 19: "Gridano e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti". I giusti gridano e il Signore li ascolta. E' una ripetizione del v. 7 e serve a ribadire l'idea centrale del salmo, cioè il canto della liberazione del povero. Non solo: Dio è vicino a chi ha il cuore contrito, e a chi ha lo spirito affranto e compunto Dio offre la salvezza.

vv.20 - 22: "Molte sono le sventure del giusto, ma lo libera da tutte il Signore. Preserva tutte le tue ossa, neppure uno sarà spezzato. La malizia uccide l'empio e chi odia il giusto sarà punito". Il giusto non è libero e indenne da tutti i mali; non sarebbe umano. Il Signore però si cura di lui, di tutte le sue ossa. Invece la malvagità o la sventura annienta il malvagio, e Dio non si intromette: mentre per il giusto il Signore agisce, per l'empio non interviene: "Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina" (Sal 1, 6).

v.23: "Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà condannato". I destinatari dell'azione di liberazione del Signore sono chiamati servi, come Abramo, Mosè, Giosuè, Davide e il Servo di Jahweh, le figure portanti della storia della salvezza. Il Signore non resta insensibile di fronte alle prove e alle sofferenze dei giusti. Questa azione di difensore (go ' el) Dio la riserva ai suoi poveri che confidano in lui.

Trasposizione cristiana
"E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente. Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito a Dio" (1Pt 2, 19-20). Il giusto perseguitato è il Cristo sulla croce, "verme e non uomo" (Sal 22,7). È venuto povero a condividere la nostra sofferenza umana fino all'angoscia della morte. Ma il Padre ha vegliato su di lui e l’ha glorificato. L’ultima parola spetta sempre al Padre e non agli uomini di potere.

Domande per la revisione di vita
Che cosa mi ha maggiormente impressionato nel salmo?
Ho veramente mai gustato quanto è buono e fedele il Signore nei momenti di prove particolari?
Al povero e al credente non è risparmiata la sofferenza; neanche a Gesù di Nazareth: quale speranza, dunque, rimane? Su chi può contare chi è povero e debole?
Con quale animo sono disposto ad accettare le sofferenze della vita?
Cosa potrei dire a coloro che stanno soffrendo e non trovano né spiegazioni, né consolazioni?
Quali conseguenze per la mia vita?
Trovo conforto nella preghiera e nell’Eucaristia per gustare il Signore e ricevere la sua forza?