Salmo 116 (114-115)

Salmo 116 (114-115)

Mar, 07 May 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo si presenta spezzato in due nei LXX e nella Vulgata (vv. 1-9 = Sal 114; vv. 10-19 = Sal 115), ma la sua unità è corroborata dall’identità di stile, di sintassi, dall’uso di aramaismi (vv. 7.12. 16) e da altri indizi nelle due parti. Di particolare rilievo è il verbo “invocare” (vv. 2.4.13.17) e l’espressione “invocare il nome del Signore” (vv. 4.13.17) che svolgono un ruolo strutturante. Si tratta di una lirica personalizzata, carica di passione e sincerità, sebbene ricorra a citazioni e luoghi comuni.
È anche un canto di ringraziamento, con cui un fedele di Jahwèh accompagna “il sacrificio di lode” nel tempio per un mortale pericolo scampato in virtù del nome divino da lui invocato.

La molteplicità dei sentimenti di cui è pervaso il cuore del salmista non fa intravedere una linea chiara nella composizione del Salmo, specialmente nella prima parte (vv. 1-11); infatti, vediamo che il ricordo della passata sventura, con tutti i suoi aspetti di angoscia e trepidazione (vv. 2-3), nonché di speranza e fiducia nella divina bontà (vv. 5-6), come pure le stesse espressioni di supplica, riportate insieme a quelle di sconforto e paura (vv. 10-11), si mescolano ai motivi propri dell’azione di grazie in modo talmente confuso da rendere particolarmente arduo seguire il filo del pensiero.
La simbologia è quella del dialogo, della morte-vita e liturgica.

Genere letterario: Salmo di ringraziamento individuale (più motivi di lamentazione-supplica e di fiducia).

Divisione: vv.1-2: introduzione; vv.3-13. I movimento: narrazione e soliloquio; vv.14-19. II movimento: soliloquio e ringraziamento.

v.1: “Amo il Signore…”: è una professione schietta e intensa di amore al Signore; formula che si ispira al Deuteronomio (6, 5; 10,12; 11,1; 19,9) ed è originale all’inizio di un salmo.
– “Perché ascolta”: è la motivazione della dichiarazione d’amore, ed è anche professione di fede.

v.3: “Funi di morte… lacci degli inferi”: cfr. Sal 18,4-7. La morte e gli inferi sono personificati. Essi sono visti come spietati avversari che stringono l’orante in una morsa, per farlo morire. Si allude qui o alla morte reale o a quella morale, determinata dalle pene e amarezze della vita (cfr. Sal 13; 31,11; 107,39; 19,28; Geremia 20,18).

v.5: “Buono e giusto è il Signore”: qui, come nel versetto seguente, il salmista esprime la fiducia che l’ha sorretto nel tempo dell’angoscia con espressioni di tipo innico, proprie della fede d’Israele; esse riguardano la “natura” del suo Dio, fatta di “pietà e giustizia” e di compassione nei riguardi degli “umili”.

v.7: “Ritorna, anima mia…”: L’orante dialoga con se stesso in un auto-incoraggiamento (cfr. Sal 42,6.12; 103,1-5). Riconsiderando il beneficio del Signore, che lo ha sottratto alla morte (v. 8), invita la sua coscienza a stare tranquilla, poiché l’incubo mortale è passato.

v.9: “Camminerò alla presenza del Signore…”: sottratto alla morte, il salmista adesso può stare tra i vivi, essere felice della vita, lodare e ringraziare Dio camminando alla luce dei suoi precetti. Si tratta perciò di una risurrezione fisica e spirituale, come per i reduci da Babilonia (cfr. Isaia 4,1-11).

vv.10-11: Riprendendo il soliloquio, il salmista ricorda la sua fede incrollabile del momento di angustia e di dolore mortale, mentre constata la fragilità e la caducità della condizione umana (v. 11).

vv.12-13: “Che cosa renderò…”: Dalla considerazione del beneficio avuto dal Signore l’orante non può fare a meno di pensare a come mostrargli la sua riconoscenza: manifesterà il suo ringraziamento con una pubblica celebrazione.

v.13: “Calice della salvezza”: l’espressione si trova solo qui nella Bibbia. Può alludere ad un banchetto rituale festoso di ringraziamento (cfr. Sal 16,5; 22,27), ma può riferirsi anche alla libazione rituale con vino e con olio prevista in Esodo 29,40-41 e Levitico 6,14. L’espressione può anche riferirsi alla “coppa di benedizione” (cfr. 1Corinti 10,16) che accompagnava il “sacrificio di lode”.

v.14: “Adempirò i miei voti…”: l’espressione si ripete identica nel v. 18, quasi come ritornello e includendo quest’ultima strofa del salmo. “Sciogliere il voto” è basilare nell’Oriente Antico e nella Bibbia, ove è prevista una dettagliata normativa in proposito (cfr. Levitico 7,16-17; 22,17-25; Numeri 6; 15,1-10). L’adempimento avveniva mediante un sacrificio di ringraziamento (o di lode), come il salmista è intenzionato a fare (v. 17).

v.15: “Preziosa agli occhi del Signore…” Il salmista, partendo dalla sua esperienza trascorsa, asserisce che la morte dei fedeli non può lasciare Dio inattivo e indifferente, come non lo è stato nei suoi riguardi. Dalla propria esperienza è in grado di enunciare una verità divina di portata generale. Dio non rimane indifferente di fronte ad un pericolo mortale che minaccia la vita dei suoi fedeli; egli, se invocato, interviene in loro difesa e li conserva in vita.

v.16: “Sì, io sono tuo servo, Signore”: liberando il suo fedele dalla morte, Dio ha “sciolto” le sue “catene”; il salmista, diventato così “libero”, si professa doppiamente “schiavo” del suo divino salvatore: schiavo sia per nascita (tale il senso dell’espressione “figlio della tua ancella”: cioè, nato in casa del padrone) che per diritto di acquisto.

v.17: “A te offrirò sacrifici di lode”: sono i sacrifici di ringraziamento graditi a Dio al di sopra di tutti i sacrifici ed olocausti (cfr. Sal 50,8.14.23).