Salmo 61

Salmo 61

Lun, 16 Abr 18 Lectio Divina - Salmos

Il salmo è una preghiera di un devoto israelita il quale, nella stretta di una situazione particolarmente difficile, lontano dal santuario, protende la sua anima verso l’ombra protettiva del Dio d’Israele, cioè verso la sua “tenda”, il tempio di Gerusalemme, sede della divina presenza e baluardo di difesa per chi “teme il suo nome”. Il salmista supplica il Signore come suo rifugio, sua rupe e torre di salvezza, per essere salvato. Alla preghiera personale dell’orante fa eco quella comunitaria: “quanti temono Dio levano a Lui i loro voti di lunga vita e di lungo regno per il re, che si rivela essere, con tutta probabilità, la stessa persona del salmista.

La simbologia è di carattere spaziale, temporale, regale e di intimità (cfr. v. 5). Questo salmo, assieme ai due successivi (sal 62; 63), forma un trittico per affinità di simboli e per l’invocazione di Dio come “rupe”. Nota specifica del salmo è il riferimento ai “voti”. Il Signore li ha ascoltati (v. 6) e l’orante li “scioglierà” adempiendoli (v. 9).

Genere letterario: lamentazione individuale con motivi di fiducia e di supplica.
Divisione: introduzione (v. 2); supplica (vv. 3-8); ringraziamento (v. 9).

v.2: “Ascolta”: l’invocazione sarà esaudita nel v. 6, dove il salmista afferma di essere stato ascoltato. “Il mio grido”: il “grido”, in parallelo con “preghiera”, qui è quello di lamento e di dolore (cfr. Sal 17,1; Ger 7,16), mentre altrove può essere di gioia (cfr. Sal 30,6; Is 48,20).

vv.3-8: Sono il corpo del salmo; esso comprende: una succinta presentazione di sé (stato di pericolo in una terra lontana) con domanda di liberazione e di scampo (v. 3); una motivazione: Dio è il sicuro riparo in tempo di angoscia (v. 4); un desiderio: poter essere fuori dal pericolo, all’ombra protettiva del santuario (v. 5); una certezza: Dio esaudisce chi gli è fedele (v. 6); infine, la preghiera della comunità per il re (vv. 7-8).
v.3: “Dai confini della terra”: l’espressione è vaga. Può indicare l’orizzonte e anche la lontananza. Qui può richiamare l’esilio o un paese straniero, ma più in generale sembra essere un’iperbole per indicare la lontananza. – “Rupe inaccessibile”: è il monte del tempio, la santa montagna di Sion. È la roccia o “rupe” del tempio, oggetto della nostalgia del salmista. Il salmo potrebbe datare dalla prima deportazione (598 a.C.), quando il tempio non era ancora distrutto.
v.4: “Tu sei per me rifugio”: è la motivazione dell’invocazione del v. 3. Con inevitabile risonanza il salmista è passato dall’identificazione della “rupe inaccessibile” come luogo all’identificazione come persona. Dio è, infatti “rifugio” e “torre salda” davanti al nemico (cfr. Sal 18,3). Dio stesso, “rifugio”, conduce come un pastore alla rupe di rifugio che è il suo tempio.
v.5: “Dimorerò…”: in questo versetto appaiono immagini che denotano intimità unitamente a protezione, difesa, diritto d’asilo. – “nella tua tenda”: si riferisce al tempio con un richiamo alla “tenda del convegno” del deserto (cfr. Sal 15,1). – “All’ombra delle tue ali”: l’immagine fa riferimento alla divina “presenza”, sotto i cherubini dell’Arca dell’alleanza (vedi Sal 57,2; 17,8; 36,8).
v.6: “perché tu, Dio, hai ascoltato i miei voti…”: si indica la motivazione del proposito del v. 5. Un probabile oracolo divino, ricevuto tramite un sacerdote nel tempio, dà al salmista la sicurezza dell’esaudimento divino. – “i miei voti”: si tratta qui della prima parte di un voto (riguardante Dio), cioè di richieste che vengono esaudite, mentre nel v. 9 della seconda parte, di adempimenti riguardanti l’uomo, susseguenti alla promesse fatte a Dio nell’atto di invocarlo. – “l’eredità”: la voce “eredità” riguarda il possesso della terra promessa, così come indica il verbo da cui deriva (= ereditare).
v.7: “Ai giorni del re…”: i voti per il re sono quelli che ricorrono abitualmente sia nella Bibbia come nel mondo orientale antico (cfr. Sal 21,5). La preghiera della comunità, a differenza di altri Salmi, è ridotta a poche battute e ha per tema la perpetuità del suo trono in “grazia e verità”. Tuttavia si suppone che queste ultime espressioni della preghiera comunitaria siano un’appendice alla preghiera individuale del re stesso. In conclusione, i versetti 7-8 possono essere un’antica preghiera per il re, ma sono, per la loro insistenza su un regno indefinito, da considerarsi passi messianici con applicazione al Re-Messia.
v.8: “Regni per sempre…”: la perpetuità del trono di David è l’oggetto della celebre promessa di Dio trasmessa al pio re per mezzo del profeta di corte Natan: “Il tuo trono sarà stabile per sempre” (2Sam 7,13.16). – “grazia e fedeltà…”: è il noto binomio con cui viene indicato l’usuale comportamento di Dio, di costante benevolenza verso i suoi fedeli. Qui, come altrove, nel Salterio e nell’Antico Testamento, i due attributi divini appaiono personificati nelle sembianze di due esseri celesti tutelari (cfr. Sal 40,12; 85,11).

v.9: Chiude il salmo la promessa di ringraziamento, come spesso i salmi di lamentazione sia pubblica che individuale. – “sempre”: il ringraziamento che il re promette a Dio sarà perpetuo, senza limiti di tempo e senza interruzione (= “giorno per giorno”), in armonia con la nota di “perpetuità” delle richieste presentate a Dio per lui dalla comunità orante: lunghezza di giorni (v. 7) e durata per sempre del trono (v. 8).

Riflessione personale: il salmo 61 potrebbe additarsi a tutti quelli che sono esiliati per vari motivi; a tutti coloro che si sentono stranieri, esuli o pellegrini in ricerca ardente della propria patria, anche quella celeste. Tutti i cristiani, pertanto, dovrebbero sentirsi su questa terra dei poveri pellegrini in attesa di giungere alla patria vera, alla Gerusalemme celeste, ove non ci sarà più pianto, nostalgie e dolori.