Salmo 68

Salmo 68

Mié, 18 Abr 18 Lectio Divina - Salmos

Il salmo presente, per ammissione unanime dei commentatori, è quello che presenta il maggior numero di difficoltà sia di critica sul testo che di esegesi. La composizione sostanzialmente è una professione di fede in Dio per i suoi interventi salvifici nell’Esodo e nella conquista di Canaan (cfr. Dt 26,5-9; Gs 24,1-13; Sal 136). Molto probabilmente è stato composto in un contesto liturgico difficile da precisarsi. Nel sec. I a. C. questo salmo veniva salmodiato alla festa di Pentecoste. Secondo la Vita Antonii, probabilmente scritta da Atanasio, il salmo veniva recitato dall’eremita del deserto nel momento delle tentazioni. I crociati lo avevano particolarmente caro.
La simbologia è spaziale, temporale, liturgica, bellica e antropomorfica.

Genere letterario: ringraziamento collettivo.
Divisione: invitatorio liturgico (vv. 2-4); corpo del salmo (vv. 5-34); invito liturgico alla benedizione, epilogo (vv. 35-36).

vv.2-4: Il salmo inizia con un canto ufficiale di marcia dell’Arca nel deserto prima delle battaglie, che però non vengono menzionate. È un appello teofanico: si invoca Dio nell’azione del culto di ringraziamento, perché si mostri nella sua potenza, condannando gli empi (v. 3) e salvando i giusti, che perciò sono invitati ad esultare e ringraziare (v. 4).
v.3: “Come… fumo… come …cera”: sono immagini che indicano la rapidità dell’azione di Dio e la perfetta sconfitta dei suoi nemici.

v.5: “Cantate a Dio…”: questa pericope inizia con l’invito a cantare, gioire, ringraziare Dio, il cui nome è “Signore”.
“Cavalca le nubi”: di influsso cananaico, riferito a Baal, questo titolo ricorre più volte nell’Antico Testamento, riferito a Dio (cfr. Dt 33,26; Is 19,1; Sal 18,11; 104,3), immaginato come un forte cavaliere.
v.9: “Dio del Sinai…”: è specialmente sul Sinai che Dio rivela la sua presenza salvifica in mezzo a Israele.
vv.12-19: In questa sezione, il cui testo resta oscuro a causa della corruzione del testo stesso, si può intravedere l’epoca della conquista descritta dal libro di Giosuè e dei Giudici. La citazione delle tribù di Zabulon e Neftali (v. 28) fa pensare che qui si alluda proprio a quella campagna contro Sisara (cfr. Gdc 4,12-22; 5,8.13.20).
v.14: “Le ali della colomba”: è un passo testuale oscuro e abbastanza discusso. Si tratta probabilmente degli stendardi militari, d’oro e d’argento, caduti nelle mani dell’esercito del Signore. Se poi portavano raffigurate le immagini dei nemici sconfitti, si configurava una beffa maggiore e una vittoria più strabiliante di Dio e del suo popolo.
v.16: “Monte di Dio, il monte di Basan…”: “Monte di Dio” significa monte altissimo (cfr. Sal 36,7; 80,11). Basan è la regione settentrionale della Transgiordania. Se è da prendere alla lettera, si tratterebbe del massiccio dell’Ermon, la cui cima più alta raggiunge 2759 metri ed è per lo più sempre innevata.
v.17: “Perché invidiate, o monti…”: il salmista, in un dialogo fittizio con i monti nominati nei vv. 15-16, li invita a non invidiare l’attuale monte Sion sede del santuario di Dio, sebbene più basso di loro.
v.18: “I carri di Dio… sei salito…”: si descrive l’ultima tappa del viaggio: l’ingresso vittorioso e trionfale di Dio nel santuario sul monte, con migliaia di carri da guerra, numerosi prigionieri, ingente bottino e ribelli domati (cfr. Gdc 5,12).
v.19: “Sei salito in alto conducendo prigionieri”: nel Nuovo Testamento questo versetto, in Efesini 4,7-12, è attribuito a Cristo che ascende al cielo.
vv.20-22: Si spezza il racconto del salmo per intonare un inno liturgico di ringraziamento al Signore. Si dà così rilievo alle gesta dei versetti precedenti e si prepara lo sviluppo della strofa seguente.
vv.23-24: Riprendendo i vv. 18-19 l’orante descrive il solenne ingresso processionale del Signore nel tempio.
v.23: “Ha detto il Signore…”: riagganciandosi con il v. 22, si ha qui un generico oracolo, col quale Dio sottolinea la sua divina potenza per sconfiggere definitivamente i nemici.
“Il tuo piede si bagni nel sangue…”: immagine per significare l’abbondante carneficina dei nemici sconfitti.
“La lingua dei tuoi cani riceva la sua parte…”: si descrive così una fine orrenda e ignominiosa: I cadaveri saranno leccati dai cani.
v.27: “Benedite Dio…”: è l’inizio dell’inno di ringraziamento cantato dalla Schola cantorum del v. 26 e accompagnato da strumenti musicali.
v.28: “Ecco Beniamino…”: delle dodici tribù ne sono menzionate soltanto quattro: due del regno del Sud (Beniamino e Giuda) e due del regno del Nord (Zabulon e Neftali). Ma solo queste ultime due furono protagoniste attive nella battaglia di Debora (cfr. Gdc 4,6; 5,18).
Il più giovane guida…”: Beniamino è chiamato “il più giovane”, sia per motivi di nascita, sia per motivi di estensione geografica. Egli “guida” le altre tre tribù. Probabilmente il riferimento è al primo re, Saul, appartenente alla sua tribù. Anche nel canto di Debora (Gdc 4-5) non si menzionano tutte le tribù. Qui il numero quattro può indicare simbolicamente l’intera Palestina nei suoi quattro punti cardinali.

v.31: “La belva dei canneti”: probabile riferimento all’Egitto (cfr. v. 32), chiamato così per l’abbondanza di canneti che ricoprono le rive del Nilo.

vv.33-36: In questa conclusione, che per il suo accenno universalistico iniziale (v. 33) si allaccia al brano immediatamente precedente, sono ripresi i motivi caratteristici del salmo: Dio, potente nei “cieli” (vv. 34.35b), è il vanto d’Israele; maestoso nel suo “santuario”, sostiene il suo popolo con “forza e vigore” nelle vicende gloriose del passato, come in quelle che l’attendono in futuro.