Salmo 71

Salmo 71

Jue, 31 May 18 Lectio Divina - Salmos

Il salmista, una persona anziana, musicofilo (vv. 22-24) supplica il Signore di salvarlo dalle mani dei nemici, empi, iniqui e oppressori (v. 4), che vedono nella sua vecchiaia un segno dell’abbandono di Dio.
I versetti iniziali (1-3) di questo salmo corrispondono al Sal 31,2-4a. Per la figura dell’orante anziano il salmo 71 si avvicina al Sal 92. Conforme alla psicologia della vecchiaia, l’orante ricorda volentieri il passato e fa uso di preghiere già conosciute, ricorrendo anche a forzature e ripetizioni.
I personaggi sono quelli del triangolo classico delle lamentazioni: Dio, io, essi (i nemici). La simbologia è spaziale, temporale e teologica. La tematica della “giustizia” di Dio occupa il primo posto nel salmo, ricorrendo 5 volte (vv. 2.15.16.19.24).

Genere letterario: supplica individuale.

Divisione: 1a parte (vv. 1-8); 2a parte (vv. 9-11); 3a parte (vv. 12-17); 4a parte (vv. 18-24).

v.4: Inizia la fisionomia propria del salmo. Esso contiene la richiesta specifica: la liberazione dalle mani dell’empio, dall’iniquo e dall’oppressore.

v.5: “Fin dalla mia giovinezza”: la giovinezza denota l’età dell’uomo in cui già si esercita la responsabilità, si incominciano a prendere decisioni e si fa la scelta dello stato di vita. L’orante qui ha già fatto la scelta per il Signore, coltivandone anche una speciale relazione di amicizia.

v.7: “Un prodigio”: il termine ebraico corrispondente (mopet) è ambivalente per indicare qualcosa che è oggetto, segno o simbolo di meraviglia, sia in senso negativo (terrore, ludibrio) che positivo. Qui prevale quello positivo, perché tutto il contesto dei vv. 5-8 è in chiave positiva. Il salmista dichiara che è diventato per gli altri un segno, un simbolo, un esempio vivente di attaccamento e fiducia in Dio.

v.13: “Siano confusi e annientati…”: è una reazione alquanto violenta dell’anziano salmista contro i suoi nemici. Tale reazione si esplica con una breve imprecazione che riproduce lo schema comune delle “Suppliche”.

v.17: “Tu mi hai istruito…”: l’orante anziano ricorda che “fin dalla sua giovinezza”, ha avuto come maestro di saggezza il Signore, attraverso l’insegnamento concreto dei suoi “prodigi”, cioè i grandi fatti salvifici dell’alleanza (cfr. Sal 75,2; 96,3; 105,2.5; 145,5).
La richiesta di essere istruiti da Dio è frequente nei salmi (cfr. Sal 25,4.9; 143,10; 119). Il salmista sa di essere stato educato fin da giovane nella fede del suo Dio (v. 5); anzi, poiché “fin dal seno materno” egli ha largamente sperimentato la divina assistenza (cfr. v. 6), da allora “fino ad oggi” continua è stata la sua lode (v. 6). La saggezza divina è, sì, frutto della sana educazione ricevuta, ma è nello stesso tempo la viva esperienza di tutta una vita.

v.18: “A tutte le generazioni…”: è caratteristico degli atti di culto, sia comunitario che personale, trasmettere a tutte le generazioni le meraviglie di Dio.

vv.19-20: In questi versetti con un forte contrasto vengono opposti la giustizia di Dio e l’altezza dei cieli (v. 19) alle angosce, sventure e abissi della terra (v. 20). L’espressione “abissi della terra” designa qui il regno della morte: sono le acque sotterranee che, secondo le note concezioni cosmologiche dell’Antico Oriente, circondano lo Sheol, qui simbolo della morte.

v.22-24: Come spesso nelle suppliche individuali (cfr. Sal.22) alla fine del salmo c’è il ringraziamento liturgico, accompagnato dagli strumenti musicali classici, come l’arpa e la cetra.

v.22: “O mio Dio… o Santo d’Israele”: il primo appellativo denota una certa familiarità e intimità con Dio. Il secondo “Santo d’Israele” denota la trascendenza di Dio, ma anche la sua vicinanza al suo popolo (cfr. Is 5,16-19; 6,3; 10,20; 12,6; 30,11).

v.24: “Quando saranno confusi…”: il poeta, ricapitolando la tematica del salmo, motiva ulteriormente la sua lode con la disfatta dei nemici, opera della giustizia di Dio.

Riflessioni per una revisione di vita:
La mia fiducia in Dio è grande come quella del salmista: “In te mi rifugio, Signore” (v. 1); “Sei tu, Signore, la mia speranza” (v. 5)?
La mia fede e fiducia nel Signore è molto incerta, dubbiosa, titubante?
Dimostro la mia fede in Dio con la lode e il ringraziamento personale e comunitario?
Spero sempre fortemente nel Signore in ogni circostanza della mia vita?
Esercito nella mia vita le tre virtù teologali: fede, speranza, carità?
Sono capace di ricordare ed esaltare le meraviglie del Signore nel creato, nella storia e nella mia vita?
Mi soffermo ogni tanto a ripassare, come in un film, tutta la mia vita trascorsa, vedendo con gli occhi della fede l’amorosa e costante presenza del Signore?