Salmo 75

Salmo 75

Jue, 28 Jun 18 Lectio Divina - Salmos

La comunità dei fedeli ringrazia il Signore per le sue meraviglie. Il salmo è abbastanza vivace e variegato nei suoi generi. Vi sono due contatti letterari con il cantico di Anna (1Sam 2,1-10). Il salmo 75 per la tematica che svolge si inserisce molto bene dopo il Salmo 74, come sua continuazione.
È probabile che il salmo sia stato occasionato da un previo lamento della comunità presso Jahwèh circa il trionfo apparente degli empi, tema spesso trattato nei Salmi. La simbologia è spaziale (cosmica) e temporale (storica). Tra le immagini prevalenti si evidenziano quelle del “giudizio di Dio” e del “corno”, reso in italiano con “testa”, nei vv. 5 -6.

Genere letterario: salmo di ringraziamento collettivo con oracolo e ammonizione profetica.

Divisione: ringraziamento della comunità (v. 2); oracolo divino (vv. 3-6); ammonizione (commento dell’oracolo) (vv. 7-9); ringraziamento (v. 10); nuovo oracolo divino (v. 11).

v.2: “Noi ti rendiamo grazie…”: l’espressione è ripetuta due volte. La comunità ringrazia il Signore ripetutamente per le sue gesta meravigliose, che intende diffondere. Il v. 2 introduce un oracolo divino che è rivolto agli empi, accompagnato dal giudizio che verrà fatto contro di essi (vv. 3-6).
– “Le tue meraviglie”: ci si riferisce alle gesta di salvezza, soprattutto dell’esodo, ma i versetti seguenti concentrano il ringraziamento in particolar modo sul “giudizio” di Dio.

vv.3-4: Quale motivo della sua gratitudine, la comunità orante adduce l’oracolo divino, il quale la tiene al sicuro da ogni ipotetico sconvolgimento cosmico (v. 4): il “retto” giudizio di Dio si compirà in un tempo stabilito dall’imperscrutabile disegno divino (v. 5).
v.3: “Nel tempo che avrò stabilito…”: il tempo del giudizio è fissato da Dio, secondo un suo calendario. Dio fa giustizia certamente (cfr. Gn 18,25; Sap 12,15-16). Non ha bisogno di essere sollecitato dagli empi e increduli.
– “Giudicherò con rettitudine”: il giudizio è retto, ristabilisce la giustizia (cfr. Sal 9,8-9). Esso si realizza nella storia, nel tempo, contro oppressori ed empi e ha risonanza anche cosmica (cfr. Sal 11,3; 82,5; 96,10). Qui, in assenza di accenno ai nemici, il giudizio è morale ed escatologico. Il retto giudizio che Dio farà su tutta la terra è un’attesa ben nota d’Israele (cfr. Sal 9,9).
v.4: “Si scuota la terra…”: il dilagare dell’ingiustizia, del sopruso, dell'oppressione ecc. è paragonato qui ad un terremoto nel campo della legge del Signore. Come quando si scuote la terra per il terremoto, Dio la tiene ferma sulle sue colonne e non la fa affondare nell’oceano primordiale, così egli, quando l’uomo ingiusto ed empio scuote il suo ordine morale, intervenendo con il suo giudizio, ristabilisce l’ordine della giustizia. Dio è Dio della liberazione e della creazione.

vv.5-9: Preparata dall’oracolo, viene ora l’ammonizione profetica che, diretta contro gli empi, vuole mettere in risalto le implicazioni morali del giudizio divino e la sua incombente realtà, carica di ira funesta per “tutti gli empi della terra”.
v.5-6: “Non alzate la testa…”: letteralmente: “non alzate il corno”. La voce corno, tradotta qui con “testa”, è presente due volte in questi versetti. Il “corno” è una metafora molto forte che indica potenza. In tal caso si tratta di sfida blasfema contro Dio.
– “Contro il cielo”: letteralmente: “contro l’alto”, ossia contro Dio, l’eccelso (cfr. Sal 64,9; 97,7; 140,9-10; 147,6).

v.7: “Non dall’oriente…”: si citano i quattro punti cardinali. Il deserto è quello del Negheb (Sud) e le “montagne” sono quelle del Libano (Nord). Il senso di questo versetto è abbastanza incerto e di difficile interpretazione.
v.9: “Poiché nella mano del Signore …”: l’immagine apocalittica simbolica del “calice” e del “vino” descrive il giudizio universale finale (“tutti gli empi della terra”), cfr. Gal 4,9-17. L’immagine ricorre spesso nell’Antico Testamento, specialmente nei profeti, e designa il castigo di Dio contro il suo popolo (cfr. Is 51,17; Ez 23,31; Ab 2,16). In Geremia il simbolismo del “calice” e del “vino” indica soprattutto il castigo di Dio verso le nazioni idolatriche (cfr. Ger 49,12; 51,7).

vv.10-11: Il salmo termina con una duplice conclusione: la prima (v. 10), con la promessa del “canto” di gratitudine e di ringraziamento (annunciato nell’introduzione); la seconda (v. 11), con la conferma della fede della comunità nella realtà e nell’efficacia del “retto giudizio” di Dio.
v.10: “Io invece esulterò…”: prende la parola il presidente liturgico, o un rappresentante dell’assembla, come spesso avviene nei Salmi, per ringraziare il Signore per il suo sicuro e equo intervento giudiziale.
v.11: Con un nuovo oracolo divino, in una forma più decisa, si ribadisce in sintesi quello precedente (vv. 3-6). Dio annuncia l’esecuzione della sentenza giudiziale: renderà ragione ai giusti innalzandoli, e agli empi malvagi annientandoli.