Salmo 87

Salmo 87

Vie, 28 Sep 18 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 87 è un cantico di Sion. Il testo appare in disordine a causa delle copiature e quindi non se ne potrà ottenere una totale comprensione se non con trasposizioni. Presumibilmente deve la sua origine da una speciale situazione: il poeta si trova nel tempio di Gerusalemme per una grande festa di pellegrinaggio.

La folla festante avanza in processione solenne al ritmo del canto. Passano davanti agli occhi del cantore figure di tutte le terre. È come se tutto il mondo si fosse dato appuntamento qui. Essi sono giunti dal Nilo e dall'Eufrate, dal paese dei Filistei e dei Fenici, e in questo spettacolo di popolo nella casa di Dio in Sion non mancano le brune figure della lontana Etiopia.

Anche se per lingua e per aspetto sono così diversi gli uni dagli altri, li unisce tutti un’unica fede nel Dio unico. Quello che cantano si imprime profondamente nell'orecchio del poeta: qui nel tempio di Gerusalemme tutti hanno una patria, pur venendo da terre lontane. In questa visione il cantore del Salmo risveglia i sentimenti più profondi, che sono: la maestà di Dio confessato da tutto il mondo, il significato di Gerusalemme come centro spirituale del mondo.

Divisione del salmo: vv. 1-2: inno a Sion, la città di Dio; vv. 3-6: descrizione di una scena celestiale che ha lo scopo di annunciare il rapporto dei popoli con il Signore e con Gerusalemme; v. 7: immagine terrena della solenne festa nel tempio.

Inno a Sion (vv. 1. 5b. 2). Il poeta, sprofondato nei suoi pensieri, si trova in cima al Monte Sion. Sotto l'impressione del sentimento festoso che si rifrange intorno a lui, quanto egli pensa si concretizza in una lode a Gerusalemme, la santa città di Dio. Il suo sguardo vaga sulle sue costruzioni e conclude l'immagine dicendo: "le sue fondamenta sono sui monti santi". Quanto era stato conservato dall'antica tradizione (cf 2 Sam 24: il censimento del popolo; Sal 78, 68ss: "Il monte Sion che egli ama. Costruì il suo tempio alto come il cielo... "; Sal 102, 17: "Quando il Signore avrà ricostruito Sion e sarà apparso in tutto il suo splendore", tutto questo gli compare nell'anima e dice: "L'Altissimo stesso ha fondato il santo luogo in Gerusalemme".

Da quando Salomone aveva fondato il tempio, questa santa città era stata distinta dalle altre come il luogo che Dio aveva scelto e che si trovava sotto la sua speciale tutela. La liberazione dall'esercito di Sennacherib nell'anno 701 a. C. (cf Is 36; 2 Re 18, 13-37), era stata riconosciuta come la dimostrazione visibile della intangibilità del santuario. E la stessa distruzione babilonese non poté in seguito oscurare lo splendore che si era irraggiato da quel luogo santo, e che aveva sperimentato un nuovo slancio nella ricostruzione del tempio dopo l'esilio. In questo clima di festa e di canti si può essere sicuri dell'amore di Dio, che non abbandona quanto Egli stesso ha fondato.

Parola di Dio su Gerusalemme e i popoli (vv. 3. 6. 4. 5a). Dopo l'esordio del v 3, bisogna leggere il v 6, che è una introduzione narrativa alla Parola di Dio. Sentimento e pensieri si intrecciano per il poeta ed egli li partecipa alla città di Dio, come un profeta annuncia al popolo quanto ha contemplato e ascoltato durante le ore che ha dedicato a Dio. Il salmista vede il Signore mentre dispone un inventario dei popoli ordinati secondo la loro patria. Un numero immenso da tutte le terre. Perfino gli antichi nemici di Israele e del Signore oggi appartengono ai suoi adoratori.

v.4: "Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati". Qui sta l'Egitto, nominato con il suo appellativo profetico mitico di Raab e Babele, l’antica nemica; tra questi stanno genti come i Filistei, i Fenici della città marittima di Tiro e perfino della lontana Etiopia. Quasi come una meraviglia di Dio, attraverso tale constatazione risuona il fatto che questi antichi nemici adesso sono diventati suoi amici. Tanto si estende la potenza divina: tante lingue straniere confessano l'unico e vero Dio. Qui nella scena cultuale è realizzato quanto la profezia aveva proferito come speranza escatologica: "Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti " (Is 2, 2). "In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli" (Is 11, 10). Quello che il salmista vede con i suoi occhi quando contempla tutte queste genti radunate per la festa nel tempio, gli diventa chiaro in tutto il suo significato alla luce della parola di Dio.

v.5a: "Sì dirà di Sion: "l'uno e l'altro è nato in essa e l'Altissimo la tiene salda". La parola di Dio apre gli occhi del salmista sulla posizione e sull'importanza che Gerusalemme occupa tra i popoli quale centro del regno di Dio. Di Sion dice: "Ogni singolo uomo è nato lì". Questo ha senso solo se si comprende che la patria spirituale di ciascuno, in qualunque terra possa essere nato, si trova in Gerusalemme. Si sono avverate le profezie e Dio ha mantenuto fede al compimento del suo regno.

Così, ad esempio, quando Gerusalemme era con le mura distrutte e la sua popolazione in esilio, il secondo Isaia ha promesso alla città che uomini stranieri sconosciuti sarebbero giunti fino ad essa: "Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi, accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio" (Is 55, 5).

La parola di Dio non torna mai vuota: "Così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandala" (Is 55, 11). La "sterile" è diventata madre di figli numerosi: "Esulta, o sterile, che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori, perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata che i figli della maritata" (Is 54, 1). L'inizio di questa fede attinge a un tempo molto antico: "Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione: Benedirò coloro che li benediranno... " (Gen 12, 2 - 3). "Non siete voi per me come gli Etiopi, Israeliti? " (Am 9, 7). Finalmente il limite nazionale della religione è superato e a ciascun singolo credente è aperto l'accesso a Dio e al suo santuario.

v.7: "E danzando canteranno: "Sono in te tutte le mie sorgenti". Concludendo, il salmista, attraverso la confessione di fede di tanti convenuti alla festa, trova conferma alla sua verità. Qui nella casa di Dio c'è la vera gioia, la gratitudine, la sicurezza e la fiducia. La fede che sostiene il popolo di Dio forma un'unica grande famiglia del Padre divino. Nella confessione dei pellegrini egli ode l'amen della comunità al grande piano salvifico del suo Dio, che trova la sua espressione visibile nella storia di Gerusalemme, e la sua pienezza nell’estensione del regno di Dio.

Trasposizione cristiana
Secondo l'annuncio del Nuovo Testamento la missione di Sion nella storia della salvezza è passata al nuovo Popolo di Dio e al suo capo Gesù Cristo. Sulla linea del salmo si trovano queste parole del NT: "Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele" (Eb 12, 22 - 24). Proprio per preparare a tutta l'umanità, nella chiesa, un'unica patria spirituale sotto l'unico Capo, gli Apostoli furono mandati a "essere testimoni di Gesù in Gerusalemme e in tutta la Giudea, e nella Samaria e fino ai confini della terra" (At 1. 8).

I chiamati a tale unità non provengono soltanto dagli Ebrei, ma anche da tutte le genti pagane: "Dio vuole far conoscere la sua misericordia... verso di noi, che egli ha chiamati non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani" (Rm 9, 24). Gli Apostoli annunziano a tutti, "ai Giudei come ai Greci, il Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio" (1Cor 1, 24); "Non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisìone, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma tutto e in tutto il Cristo" (Col 3, 11).

Adesso nessuno è più "escluso dalla cittadinanza d'Israele, estraneo ai Patti della Promessa" (Ef 2, 12). Così proprio ai cristiani di origine pagana si applica la parola dell'Apostolo:
"Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù.
In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito" (Ef 2,19-22).
Nell'orizzonte di questa parola il Salmo 87 diventa un inno di profonda gratitudine per il popolo di Sion della Nuova Alleanza, il quale riconosce la sua Sorgente e ascolta lo Spirito e la Sposa che dicono: "Vieni! Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita" (Ap 22,17).