Salmo 89

Salmo 89

Dom, 14 Oct 18 Lectio Divina - Salmos

Il salmista (o il re stesso) in un momento di crisi della monarchia invoca il soccorso divino, ricordando a Dio la sua fedeltà, sia nella conservazione della creazione (vv. 6-19), sia nell’elezione di Davide e della sua dinastia (vv. 20-30).

È un salmo che oscilla tra l’inno (vv. 6-19), l’oracolo (vv. 3-5; 20-38) e il lamento (vv. 39-52); tuttavia rivela una sostanziale unità, frutto di una struttura di fondo ben congegnata e solida.

La parola “grazia” percorre tutto il salmo (vv. 2.3.15.20.25.29.34.50.); così pure “fedeltà” con la sua radice verbale (vv. 2.3.6.9.15.25.29.30.34.38.); ricorre per quattro volte il verbo “fondare, rendere stabile” riferito alla stabilità dinastica. Lo stile è solenne all’inizio, malinconico nella parte finale, accorato nella parte della lamentazione. La simbologia è spaziale, temporale, bellica, regale.

Il Salmo 89 termina il terzo libro dei Salmi, così come il 72, di carattere messianico e regale, chiude il secondo libro. Nel Salmo 89 prevale la componente messianica su quella regale.

Genere letterario: salmo regale (motivi innici, di lamentazione e liturgici).

Divisione: vv. 2-5: solenne introduzione; vv. 6-19: inno cosmico; vv. 20-38: oracolo divino; vv. 39-52: lamentazione; v. 53: dossologia (fine del terzo libro dei Salmi).

v.2: “Canterò senza fine… annunzierò la tua fedeltà…”: è l’auto-invito del poeta a lodare Dio per la sua bontà e fedeltà, narrando i suoi gesti di benevolenza.

vv.3-5: “Perché hai detto”: è la motivazione classica della struttura dell’inno. In questi tre versetti si riporta un breve oracolo (“hai detto”) che insiste sulla coppia “grazia-fedeltà” e che è anticipazione tematica del contenuto del salmo stesso.
– “grazia e fedeltà” (v. 3): sono le due virtù divine dell’alleanza che non possono venir meno.
– “Ho stretto un’alleanza” (v. 4): è un’espressione classica e qui ha lo stesso significato dell’alleanza contratta con Abramo (Gn 15,18).

vv.6-19: A conferma dell’espressione del v. 3 “la tua fedeltà è fondata nei cieli” il redattore inserisce qui un inno cosmico di elevata fattura, probabilmente preesistente al salmo stesso e composto forse nel regno del Nord verso il 750 a. C., di tonalità messianica e regale. Ricalca il modello del Sal 19, 2-7. La fedeltà-alleanza cosmica di Dio serve all’autore a dimostrare la fedeltà-alleanza storica con Davide e la sua discendenza.

vv.20-38: Questo oracolo sviluppa la fedeltà-alleanza, anticipata tematicamente nel v. 4. Ciò nella struttura del salmo fa da premessa alla lamentazione finale (vv. 39-52). L’oracolo storico riprende qui e quasi cita, in una forma più ampliata, 2Sam 7, arricchito dall’esperienza storica della dinastia davidica. Sono presenti i temi dell’elezione, della protezione, della fedeltà di Dio a Davide (vv. 20-29) e quello della discendenza davidica (vv. 30-38).

vv.39-52: La lamentazione è l’attualizzazione e la conseguenza dell’inno cosmico (fedeltà di Dio fondata nei cieli) e dell’oracolo davidico (fedeltà storica di Dio). Nei vv. 39-46 si contrappone, sotto forma di lamentazione, tale fedeltà incondizionata di Dio ricordata nei versetti precedenti, alla situazione presente che sembra smentirla; infatti il discendente davidico è sconfitto e il suo trono è rovesciato (probabile riferimento alla fine della monarchia al tempo della caduta di Gerusalemme del 587 a. C.?). Nei vv. 39-46 si richiama la situazione attuale (I strofa); nei vv. 47-52 (II strofa) si riporta la supplica del salmista o di un o personaggio rappresentativo (forse lo stesso re, o il suo successore) in prima persona, che ricorda al Signore la fedeltà giurata a Davide (v. 50), supplicandolo perciò di mantenere le promesse verso di lui e la dinastia regale.

v.53: “Benedetto il Signore in eterno”: è la dossologia che segna la fine del terzo libro dai Salmi. “Amen, Amen”: è la risposta del popolo. È sintomatico che il secondo e il terzo libro dei Salmi termino con un Salmo messianico (Sal 72; 89).

Il v. 21 è citato da Paolo nel suo discorso ai Giudei di Antiochia di Pisidia (At 13,22). La figliolanza divina del v. 27 si attribuisce a Gesù Cristo nel senso stretto in Mc 1,11; 12,35-37; Mt 11,27; 16,16-17; Gv 3,35; 10,15; Eb 1,5. Il titolo di “primogenito” del v. 28 è attribuito a Gesù Cristo in Col 1,15.18 e Ap 1,5.