Salmo 90

Salmo 90

Dom, 21 Oct 18 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo è attribuito, unica volta nel Salterio, a Mosè, forse a causa delle somiglianze con Gn 1-3 e Dt 32-33, ma è probabilmente del postesilio. Dio è invocato come “Signore” (Adonay) in apertura e in chiusura (vv. 1.17). La simbologia del tempo è dominante, ma ricorrono anche quella spaziale e antropomorfica.

Questo Salmo, che fa da apertura al IV libro dei Salmi del Salterio, per i problemi affrontati è simile al Salmo 39; formalmente è una lamentazione pubblica, come si desume chiaramente dalle implorazioni dei vv. 13-15. Tuttavia, a differenza degli altri Salmi di questo genere, la situazione lamentata qui non sembra essere una delle tante calamità o rovesci politici abbattutisi sulla nazione eletta, bensì la precaria e penosa condizione di ogni essere umano in genere. Ciò spiega nel nostro salmo la presenza di motivi sapienziali (vv. 11-12), come nel Sal 39, che in chiave individuale tocca lo stesso problema.

L’uomo veterotestamentario, pur avendo innumerevoli ragioni di lamentarsi, conscio dell’innata insicurezza della sua esistenza, non si sente per questo perduto: nella indefettibilità del suo Dio e nella sua piena disponibilità al perdono trova validi motivi di speranza e di conforto; la sua fede l’assicura che, per grazia divina, l’umiliazione può mutarsi in vittoria, l’afflizione in gaudio.

Genere letterario: lamentazione collettiva (+ motivi innici e sapienziali).

Divisione: vv. 1b-2: solenne introduzione; vv. 3-12: professione di fede nell’eternità, potenza e onniscienza di Dio; vv. 13-17: supplica di liberazione dal male presente e sostegno per il futuro.

vv.1-2: Si proclama una duplice professione di fede: Dio come luogo sicuro di “rifugio” (v. 2) e Dio nella sua eterna stabilità (v. 3). Queste due premesse fondano le richieste finali del salmo.
v.2: “Prima che nascessero i monti… fossero generati”: non si nega la verità della creazione, ma si adoperano immagini cosmogoniche proprie del genere innico.

v.3-12: Questa prima parte del corpo della lamentazione è occupata interamente dalla “presentazione del caso”. Nel nostro Salmo essa prende il carattere di una meditazione, sofferta ma non disperata, sulla caducità dell’umana esistenza vista non solo in contrasto con la divina indefettibilità, ma soprattutto nella sua causa, cioè nella colpa che ha provocato l’ira divina. L’orante medita sulla caducità umana segnata dal peccato, in raffronto con l’eternità di Dio. I vv. 3-6 riguardano l’uomo in genere, mentre i vv. 7-12, in particolar modo, il popolo di Dio che ha ricevuto la rivelazione. Nel v. 3 si ricorda la realtà della morte; nel v. 4 si accenna all’incommensurabilità del tempo divino in raffronto con il tempo dell’uomo (mille anni = un giorno); nei vv. 5-6 la caducità della vita umana è paragonata all’erba dei campi, che al mattino fiorisce e alla sera dissecca (cfr. Sal 102,12; 103.15-16; Is 40,6-7).
v.7: “Siamo distrutti dalla tua ira”: ritorna qui quello che è il pensiero di fondo di tutta la religione veterotestamentaria, che cioè la causa di ogni male debba essere ricercata nell’ira punitrice di Dio, provocata da colpe sia palesi che occulte.
v.8: “Davanti a te poni le nostre colpe, i nostri peccati occulti…”: in parallelismo sinonimico il salmista professa che niente si può nascondere a Dio; Dio conosce anche i nostri peccati più segreti.
vv.9-10: “Tutti i nostri giorni svaniscono…”: si sottolinea la fugacità del tempo della vita dell’uomo, che comporta anche fatica e dolore.
– “Come un soffio” (v. 9): alla lett.: “come un respiro”. È lo stesso pensiero del Sal 39,12: “Un soffio è ogni essere umano”.
- “Gli anni… sono settanta, ottanta per i più robusti” (v. 10): la stessa valutazione della normale durata della vita umana si riscontra nel libro dei Giubilei (23-15). Ma questa è una valutazione piuttosto ottimale!
v.11: Il senso del versetto è incerto.
v.12: “Insegnaci a contare i nostri giorni…”: è la supplica che chiude la meditazione dei vv. 3-12. Il salmista dopo le considerazioni precedenti chiede al Signore di sapere valutare bene la vita umana, specialmente nei lati negativi, per trarne una lezione. Il cuore, cioè la mente dell’uomo, può acquistare saggezza che lo aiuta a vivere (cfr. Sap 4,8-9; Qo 11,9-12). La retta valutazione della vita umana, vista soprattutto nei suoi aspetti negativi, è un dono di Dio che va da lui implorato. Con essa il cuore dell’uomo raggiungerà la sapienza, che sola può aiutarlo nella sua dura e triste condizione.

vv.13-16: L’attenzione del salmista volge alla situazione presente di disagio del popolo e supplica il Signore affinché, rotti gli indugi (“fino a quando”), abbia pietà. Ora l’orante, con gli accenni propri delle lamentazioni pubbliche, sollecita Dio affinché con un miracolo della sua misericordia cancelli il passato (come anche il presente) carico di umiliazioni e doni un futuro ricco di divini benefici.
v.14: “Saziaci al mattino con la tua grazia”: il verbo “saziare” è un verbo simbolico e poetico usato spesso nel Salterio (cfr. Sal 17,15; 22,27; 37,19; 63,6; ecc.).

vv.16-17: A conclusione del salmo la comunità orante esprime a Dio la sua preghiera, affinché nel futuro voglia mostrare al popolo eletto tutta la sua munificenza, sostenendolo benevolmente in ogni sua impresa. Nel Nuovo Testamento il v. 4 del salmo è ripreso da “2Pt 3,8-9.