Salmo 91

Salmo 91

Dom, 28 Oct 18 Lectio Divina - Salmos

Per alcuni paralleli letterari e ideologici a volte si pone questo Salmo nel genere dei “Salmi regali”, scorgendovi nel personaggio interpellato nel v. 1 la figura del re; tuttavia sembra che qui prevalga il genere sapienziale. Questo salmo sviluppa il concetto della protezione divina che viene accordata al giusto. L’oracolo che termina il Salmo (vv. 14-16) suppone che il fedele certamente conoscerà la prova, ma Dio lo salverà.

Nel testo ebraico manca il titolo, mentre nei LXX si attribuisce il salmo a Davide. La simbologia è data dallo spazio, dal tempo, da immagini venatorie, belliche, somatiche e teriomorfe.

Genere letterario: salmo sapienziale (+ motivi liturgici, di fiducia e oracolo finale).

Divisione: vv. 1-2: esortazione alla fiducia; vv. 3-13: efficacia della divina protezione; vv. 14-16: oracolo di conferma.

vv.1-2: Il salmista, sotto le vesti di un sapiente, di un sacerdote e di un profeta, esorta il fedele che si è messo sotto la protezione del Signore a professare la sua fede e fiducia in lui. Il Signore, che lo ha già fatto per il passato, libererà anche in seguito il suo fedele da ogni pericolo.
– “Tu che abiti al riparo…”: l’espressione indica la certezza della protezione del Signore, determinata da verbi che indicano stabilità: “abiti… “dimori”. I termini “Altissimo”… “Onnipotente”…sono due titoli antichi di Dio derivati dal mondo cananaico (elyon… sadday).

vv.3-4: “Laccio… penne… ali…”: immagini venatorie (cfr. Sal 38,13). Si esprime la sicurezza della protezione divina; le ali possono alludere a quelle dei cherubini sormontanti l’Arca dell’Alleanza situata nel tempio, trono della presenza di Dio (cfr. Sal 17,8; 36,8).
– La peste”: qui e nel v. 6 è personificata.
vv.5-8: “Scudo… corazza… frecce”: immagini belliche con le quali si sottolinea di nuovo la liberazione di Dio, dovuta alla “fedeltà” verso il suo protetto. Questi sarà salvato e gli empi suoi nemici con tutti gli assalitori scompariranno (vv. 7-8).
– “Freccia…”: la metafora indica una malattia che colpisce improvvisamente (cfr. Sal 38,3; Gb 6,4; Ez 5,16).
– “Lo sterminio che devasta a mezzogiorno”: in forza del parallelismo del primo emistichio, lo “sterminio” (tradotto anche “morbo, epidemia, contagio…”) indica qui una malattia generica contagiosa, anch’essa personificata, come la peste. Altre versioni traducono questo emistichio: “dal demone del mezzogiorno”.
v.13: “Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi”: con queste immagini, desunte probabilmente dall’iconografia religiosa dell’Antico Oriente, si designano le potenze demoniache, sulle quali è assicurata al fedele la piena vittoria. Il passo è utilizzato da Gesù nella “missione” dei discepoli (cfr. Lc 10,19).

vv.14-16: Per bocca di un sacerdote o di un profeta cultuale il Signore, a chiusura del salmo, prende direttamente la parola per confermare quanto assicurato dal salmista, sulla divina protezione.
–“A me si è affidato”: alla lett.: “ha aderito a me…”. È usato qui nel Testo Masoretico il verbo che significa: “aderire a…”, “legarsi a…”. Viene espresso il rapporto stabile d’amore tra un uomo e la donna che egli intende sposare (cfr. Gn 34,8; Dt 21,1).
– “Ha conosciuto”: il valore biblico del “conoscere” è vasto e profondo; abbraccia l’intera persona umana, anima e corpo. Qui si sottolinea la vera religiosità del fedele, che aderisce totalmente a Dio.
– “Il mio nome”: equivale al Signore stesso. Il fedele è “colui che conosce il nome del Signore” (cfr. Sal 9,1; 20,2-4; 1Re 8,43).
– “Lo sazierò di lunghi giorni”: si allude alla benedizione di Dio riguardante la lunghezza della vita come quella dei patriarchi (cfr. Gn 25.8; 35,28-29). La longevità è una delle “benedizioni” che la comunità d’Israele si attende da Dio per il suo re, ma anche uno dei doni più preziosi promessi a chi ha raggiunto la sapienza e ne mette in pratica i dettami (cfr. Pv 3,2.16). Essa è un bene di ordine temporale per sé; tuttavia, essendo espressione della divina salvezza ed essendo concepita come partecipazione alla indefettibilità della vita stessa di Dio, la “lunghezza dei giorni” assicurata o promessa all’uomo pio tende a superare, almeno nei Salmi, i confini della presente vita terrena, per sfociare nel concetto più ricco di “vita eterna”, in Dio e con Dio (cfr. Sal 16,11).

Nel Nuovo Testamento i vv. 11-12 sono citati dal diavolo nei testi della tentazione di Gesù (Mt 4,5-6; Lc 4,9-11). Il riferimento ai “leoni” del v. 13 si trova in 1Pt 5,8-10, ove si identifica il “leone” con satana e si preannuncia anche il soccorso efficace di Dio, come nell’intero salmo.