Salmo 92

Salmo 92

Mié, 07 Nov 18 Lectio Divina - Salmos

Secondo il titolo, è il canto del Sabato. Ancor oggi è cantato all’ingresso del Sabato, al tramonto del Venerdì. Il Salmo era utilizzato nella liturgia del Sabato e, più esattamente, secondo l’attestazione del Talmud, per la libazione del vino che accompagnava il sacrificio del primo agnello del Sabato (cfr. Nm 28,9). È una lirica gioiosa, musicale (vv. 2-5), piena di ottimismo, che annunzia l’amore e la fedeltà di Dio. Il nome del Signore (JAHWH) ricorre sette volte.
E' l’unico salmo che inizia con l’aggettivo “buono” (v. 2) , tradotto dalla Bibbia CEI con “bello”. È presente la simbologia della polarità (empio-giusto), del mondo vegetale, musicale, del tempo e dello spazio.

Genere letterario: salmo di ringraziamento (+ motivi innici e sapienziali).

Divisione: vv. 2-4: appello introduttivo; vv. 5-12: corpo dell’inno; vv. 13-16: la prosperità del giusto.

vv.2-4: L’introduzione ampia e solenne, come negli inni, ha elementi dei salmi di ringraziamento (cfr. Sal 9,2-3; 34,3-4;), tra cui “dar lode”, verbo caratteristico del ringraziamento. Il salmista vuole “dar lode” (= ringraziare) il Signore, “cantare” con un canto liturgico accompagnato da strumenti musicali.
– “O Altissimo”: è il titolo antico di Dio usato spesso nei Salmi per indicare la sua trascendenza.
“Annunziare”: il modo più alto di lodare il Signore è raccontarne le meraviglie scaturite dal suo “amore” e dalla sua “fedeltà”.
Al mattino… lungo la notte”: cioè ininterrottamente. Si vuole indicare che la lode non dovrà mai venir meno; anche questa è una caratteristica della preghiera di ringraziamento (cfr. Sal 34,2; Is 38,20).

vv.5-12: Siamo alla narrazione dei favori ricevuti. Tali favori, più che narrati, sono indicati dal salmista con un’affermazione generica all’inizio (v. 5) e, alla fine (vv. 11-12) con l’accenno, pure in termini generici, alla vittoria conseguita sui nemici. In realtà la narrazione si trasforma in celebrazione innica delle meravigliose opere di Dio, culminanti nella vittoria finale sugli empi (v. 8), come sui nemici del bene in genere (v. 10).
v.5: “Meraviglie… opere delle tue mani”: sono gli atti di Dio della creazione e della storia salvifica (cfr. Sal 36,7; 40,6; 104,24; 139,14; Rm 11,33).
v.6: “Come sono grandi…”: il poeta è estasiato nella contemplazione della grandezza di Dio (cfr. Sal 8,2.10); “come” indica meraviglia.
vv.7-8: Alle meraviglie di Dio e all’insondabilità dei suoi pensieri, il salmista collega la stoltezza dell’uomo, che non riconosce Dio e perciò agisce contro la sua legge.
v.7: “L’uomo insensato non intende…”: alla inscrutabilità del pensiero divino il salmista aggancia un motivo sapienziale, cioè la colpevole ignoranza, o disconoscenza, della divina condotta da parte dello stolto.
v.8: “germogliano come l’erba…”: il successo passeggero dei peccatori è breve e vano, “passa” veloce, anche se sembra perenne e duraturo, cfr. Sal 36,2; 73,17-20; Is 40,6-7.
v.9: “Ma tu sei l’eccelso per sempre…”: in contrasto con la fugacità dell’empio e la sua eterna rovina, l’orante ci fa contemplare Dio nella sua immutabilità eterna e trascendentale (cfr. Sal 9,8.37; 11,4; 14,2). Siamo al vertice dell’inno. In contrasto con la sorte rovinosa che, alla fine, attende gli empi, è proclamata qui la indefettibilità di Dio insieme alla sua eccelsa sovranità.
v.11: “Tu mi doni la forza…”: il termine “forza” alla lettera è “corno”. È segno di potenza (Sal 75,5-6; 89,18; 132,17; 148,14; Lc 1,69).
v.12: “I miei occhi disprezzeranno i miei nemici, e contro gli iniqui…”: il salmista si sente fortificato e irrobustito dal Signore, e come un generale vittorioso compiaciuto già guarda dall’alto con disprezzo i nemici e gli empi in rotta, di cui sembra ascoltare notizie infauste di grida, di sangue e di morte.

vv.13-16: Per contrasto con la misera fine degli empi e dei malfattori, nemici di Dio (vv. 8.10.12), l’orante con immagini del mondo vegetale descrive la floridezza del giusto, già preannunciata nel v. 1. In questo brano finale, di tenore sapienziale, il salmista riprende il problema della “fioritura” degli empi a cui aveva fatto accenno nel v. 8. Ad esso, nel v. 10, aveva dato la soluzione, per così dire, negativa; ora presenta quella positiva, contrapponendo alla loro effimera floridezza quella genuina, non caduca, dei giusti. In ciò il salmista vede la piena giustificazione del divino operato nel campo della retribuzione, dal momento che, secondo le apparenze, gli empi sarebbero favoriti e i giusti danneggiati.
v.13: “Cedro del Libano”: i cedri del Libano sono famosi per la loro robustezza e longevità. È la nota immagine con cui è rappresentato il giusto nel Salmo 1: un albero verdeggiante, carico di frutti (Sal 1,3); è l’immagine (e insegnamento) con cui si apre il Salterio! Nel Salmo 37,35, inoltre, troviamo l’empio che crede di potersi paragonare, per la sua floridezza, al “cedro verdeggiante”.
v.14: “Piantati nella casa del Signore”: il giusto è rappresentato in modo simile nel Salmo 1, ma “piantato lunghi corsi d’acqua”. Qui si accenna all’Arca del tempio del Signore, come segno di ancor maggiore fertilità per la prosperità degli alberi.
v.15: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti”: l’eterna (e fruttuosa) giovinezza, affermata per il giusto che vive in intima comunione con Dio nella sua “casa”, è concepita come partecipazione della stessa vita divina che, per natura, non conosce tramonto.
v.16: “Per annunziare…”: richiamando il v. 3, così fortificato e protetto dal Signore il salmista, giusto, è pronto a proclamare la rettitudine del Signore, la sua giustizia e stabilità eterna come roccia di difesa (cfr. Dt 32,4; Sap 12,12-13). Il motivo finale del salmo è riportato anche dai Sal 18,50; 21,14; 30,13.