Salmo 112

Salmo 112

Dom, 07 Abr 19 Lectio Divina - Salmos

Il salmo 112 è un salmo sapienziale. La preoccupazione della sapienza è di promuovere la felicità dell'uomo, nel timore di Dio. Il bene ricercato non ha nulla di egocentrico e si apre a tutto ciò che circonda l'uomo: Dio, il prossimo, le realtà della vita. Questo principio generale ha qui la sua piena applicazione; la tendenza sapienziale del salmo si può osservare fin dalle prime parole: "Beato l'uomo...". Tutti i temi accennati in brevi massime hanno per oggetto una vita felice e ben riuscita. Il segreto del successo è la lealtà e la bontà.

Il testo si conclude con un proverbio a mo' di regola: "Il desiderio degli empi fallisce".

La beatitudine di chi teme Dio (vv. 1-3).
v.1: "Beato l'uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti". Stabilendo un ponte di collegamento con il salmo 111, v 10, il nostro salmo introduce, attraverso la beatitudine, la gioia di chi crede in Jahweh. La fede si incarna nell'amore effettivo e appassionato per la parola di Dio e per i suoi precetti. Il giusto arde di zelo e trova la gioia solo nella fedeltà alla torah.
v.2: "Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta". Il giusto, secondo la teoria della retribuzione, ha lunga vita e una discendenza numerosa, benefici sommamente apprezzati in una struttura rurale e in un orizzonte escatologico ancora semplificato. Su questa distesa generazionale che costituisce la famiglia e la genealogia del giusto, si stende la benedizione di Dio, fonte di benessere e di pace.
v.3: "Onore e ricchezza nella sua casa, la sua giustizia rimane per sempre". Connessa alla prosperità della famiglia e della discendenza c'è quella della casa, cioè delle strutture sociali, che nel giusto, secondo il meccanismo della retribuzione, devono fiorire in ricchezza e benessere. 

L'uomo pietoso dà in prestito (vv. 4-6).
v.4: "Spunta nelle tenebre come luce per i giusti, buono, misericordioso e giusto". Come una luce nelle tenebre, il giusto risplende per gli altri come modello e diventa un esempio vivente e una dimostrazione della misericordia, grazia e giustizia di Dio. Di lui Isaia 58, 10 dice: "Se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio".
v.5: "Felice l'uomo pietoso che dà in prestito, amministra i suoi beni con giustizia". Il concreto impegno dell'amore è esemplificato in questo versetto. Il tono e la costruzione sono quelli di una beatitudine che nasce dal "dare in prestito", naturalmente senza interesse, nello spirito della legge biblica: "Se vi sarà in mezzo a te qualche fratello che sia bisognoso in una delle tue città del paese che il Signore tuo Dio ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova" (Deuteronomio 15, 7-11). È un testo che si riferisce all'anno sabbatico e quindi all'anno del giubileo. Possiamo anche ricordarlo durante i nostri anni giubilari come segno concreto di conversione? Questa generosità senza riserve attira la benedizione del Signore.
v.6: "Egli non vacillerà in eterno: il giusto sarà sempre ricordato". Nella confusione e nell'evanescenza destinata all'empio (v 10) il giusto si erge sicuro e stabile per sempre, perché è fondato sulla roccia che è Dio. Ma per giungere a questa "eternità" è necessario aver percorso il cammino della giustizia e della carità. L'eternità è precisata secondo lo schema ben noto dell'immortalità mnemonica nella fama dei posteri. Per il giusto c'è un memoriale nella storia: il suo nome e la sua presenza rinasceranno, perché la giustizia è come una qualità divina e quindi può superare il tempo e il limite, durando per tutta la storia e oltre.

Chi confida in Jahweh non teme (vv. 7-8).
v.7: "Non temerà annunzio dì sventura, saldo è il suo cuore, confida nel Signore". Con questa strofa si apre la seconda parte del salmo, che segue lo stesso movimento della prima. Si accumulano i verbi della fede e della stabilità: due elementi intimamente interdipendenti nella visione biblica.
Nel v. 1 l'orante dichiarava di "temere" Dio, ora dichiara di "non temere" il male, raffigurato come un messaggero che porta cattive notizie. Nel v. 1, l'orante proclamava la sua gloria nell'amare Dio e la sua legge, ora dichiara di "confidare" pienamente in Dio. Nei vv. 2-3 si celebrava la solidità della stirpe e della casa del giusto, ora si esalta la saldezza e la sicurezza del cuore, simile a quella della parola di Dio, che non varia secondo i venti della storia.
v.8: "Sicuro è il suo cuore, non teme, finché trionferà dei suoi nemici". Il risultato finale di questa fiducia è sceneggiato plasticamente nel v. 8b. Il giusto è come Jahweh trionfatore. che dall'alto della sua vittoria getta uno sguardo al nemico, cioè al male, che viene piegato, umiliato, trascinato nella polvere. Sul suo collo pesa il calcagno del vincitore.

La sua potenza e giustizia per sempre (v 9).
v.9: "Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane per sempre, la sua potenza s'innalza nella gloria". Ritorna il motivo della liberalità apparso nel v. 5. Il v. 9b riprende il v. 3b. Il bene fatto sfida il tempo perché è simile al bene che Dio effonde con la sua giustizia salvifica. Il bene compiuto si trasforma anche nel titolo d'orgoglio del giusto, che in finale è presentato quasi come un'icona dal fondo d’oro. La sua fronte (letteralmente: "il suo corno", segno di potenza) si erge nella luce della gloria di Dio, avvolta quasi da un'aureola, come Jahweh nel Sal 111,3 era avvolto di splendore e maestà: "Le sue opere sono splendore di bellezza, la sua giustizia dura per sempre". Il vigore del giusto ne rialza il prestigio (BJ).

Il trionfo del giusto però non è solo militare, come suggerisce il v. 8b; è anche teologico, perché, se "tenere alta la fronte" è segno del trionfo bellico e giudiziario (cf Salmo 18, 3; 75, 5-6. 11; 1Samuele 2,1), il tenerla alta nella gloria vuol dire partecipare alla gloria stessa della grandezza divina. Con questo orizzonte luminoso in pratica si chiude il salmo.

Prima di concludere tuttavia il poeta con due pennellate accosta, in appendice e in contrasto con la figura del giusto il quadro fosco dell'empio, del perverso, del malvagio, tante volte denunciato e maltrattato nella letteratura sapienziale.

La tavola oscura dell'empio (v 10).
v.10: "L'empio vede e si adira, digrigna i denti e si consuma. Ma il desiderio degli empi fallisce". Quattro verbi designano tutto il livore e la delusione rabbiosa dell'empio: egli guarda la pace e la felicità del giusto, è sconvolto per questo dall'ira e dall'odio, come una belva digrigna i denti e si consuma, svanendo come i suoi sogni dorati ed attuando così tutti gli effetti della maledizione divina. In questa disperazione opposta alla gioia dei giusti, sembra quasi di intuire un preludio del grandioso affresco di Matteo 25,34 ss. sul giudizio universale.

Trasposizione cristiana
Il salmo rispecchia l'ideale dell'uomo fedele al suo Patto con Dio, nel suo modo di comportarsi e nella sorte che la vita gli riserva. Nel considerare la giustizia richiesta dall'Alleanza e definita nel Decalogo e nei Profeti, pone l'accento sull'osservanza della Legge divina nei rapporti con gli altri, cioè nella solidarietà umana (cf vv. 5. 9). Tale apertura ai fratelli bisognosi e sofferenti è, secondo il salmo 112, quasi la porta attraverso la quale la grazia e la benedizione del Dio dell'Alleanza entrano in una vita così orientata e ne assicurano infine il successo.

L'uomo perfettamente fedele alla divina Alleanza è divenuto realtà in Gesù. Ogni versetto del nostro salmo può parlare di Lui. Da Gesù una nuova luce s’irradia sul salmo 112. Ricordare Matteo 25,21-23 e 31-46.

Paolo nel promuovere la colletta in favore dei cristiani bisognosi di Gerusalemme cita il v 9 del salmo 112: "Ha largheggiato, ha dato ai poveri; la sua giustizia dura in eterno". Il confronto che l’apostolo fa è tra la generosità di Dio e quella dei cristiani. Un comportamento che Matteo 5,48 riferisce così nel suo Vangelo: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" e che Luca 6,36 esprime con: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro"; Matteo poco prima ne ha dato la motivazione: "Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (5, 45). Questo fatto di far "sorgere il sole" e di far "brillare la luce su tutti indistintamente, non corregge forse la limitazione del Salmo 112.4, che si limita soltanto ai "giusti?" (cfr Ravasi, Il libro dei Salmi, Deissler, I Salmi).