Salmo 119

Salmo 119

Mar, 28 May 19 Lectio Divina - Salmos

Questo Salmo può apparire difficile per due motivi: è il più lungo (176 versetti) e ripetitivo; sembra che basti leggere un versetto per sapere quello che dicono gli altri. In realtà è una scuola di preghiera in azione: è lode e desiderio della Parola di Dio. Il ripetere continuamente con parole diverse gli stessi contenuti, costituisce un'ottima introduzione alla comprensione della preghiera.

È un Salmo che troviamo disseminato in tutta la Liturgia delle Ore delle 4 settimane; si potrebbe dire che è il Salmo della Bibbia perché, praticamente, penetra tutta l'esistenza del credente: dal punto di vista conoscitivo, affettivo, della fede e della prassi. È il Salmo di tutti, del popolo di Dio.

Un giorno, quasi sicuramente dopo l'esilio di Israele, un autore sacro ebbe una trovata: quella di cantare la sua devozione alla Legge mediante il procedimento alfabetico, in uno sfoggio di virtuosismo. Se l'autore dei salmi 111-112 ha dimostrato la sua abilità nel comprimere le 22 lettere dell'alfabeto nello spazio di undici versi o ventidue emistichi, l'autore di questo Salmo 119 vuole dimostrare la sua abilità dedicando ad ogni lettera dell'alfabeto otto versi di seguito. Il risultato letterario è quello di inserire in ogni strofa qualunque cosa abbia attinenza al tema prescelto: la Legge.

L'originalità di questo Salmo è che ogni lettera dell'alfabeto supporta una strofa di otto versi. La tecnica è semplice: dal momento che il tema è la Legge o la devozione alla Legge, l'autore prende otto sinonimi basilari e alcuni di scorta, con i quali cerca di riempire gli otto versi. Il principio viene applicato con sufficiente regolarità ma anche con alcune licenze (Schokel).

Gli otto termini di base ebraici scelti sono: Torà (volontà/Legge), miswòt (comandi), mispatìm (comandamenti/decisioni), huqqìm (statuti/norme), piqqudìm (decreti/ordini), èdòt (precetti /regole), dàbàr (parola/consegna), ìmrà (promessa/istruzione). In italiano disponiamo di un repertorio più ampio: legge, precetto, comandamento, decreto, statuto, ordine, decisione, norma, regola, consegna, parola, istruzione, via, promessa, sentenza, bene. II fatto che il termine Torah= Legge, sia ripetuto 176 volte in 16 maniere diverse, mette in evidenza che questa parola vuol dire varie cose: legge, istruzione, insegnamento. È istruzione che viene da Dio, ed è pertanto normativa. Contrariamente alla lingua italiana, dove la parola "legge" indica un'imposizione da parte di un'autorità, Torah richiama la partecipazione del conoscere di Dio all'uomo. Pertanto dobbiamo essere grati a Dio che trasmette all'uomo la sua vita, la sua sapienza, il suo modo di amare, di pensare e di agire. In questo senso è "istruzione", "insegnamento", "rivelazione" (cf Deuteronomio 4, 5-6. 7-8. 35-36. 39-40). Nell’impossibilità di spiegare tutte le strofe, ne consideriamo soltanto alcune.

vv.1-8: la prima strofa è programmatica e inizia come beatitudine, come il Salmo 1. Quanto segue resta inscritto nella sfera della vera felicità, che è indissolubilmente legata alla Legge e alla volontà del Signore. È la prima volta che l'orante si dirige a Dio e lo fa entrare come autore di tutta la Legge che verrà sminuzzata nel Salmo.

Dio che comanda è presente nei 4 libri dell'Esodo, Levitico, Numeri e soprattutto nel Deuteronomio. Fin dal principio si propone una relazione personale con il Signore che fonda la relazione con la Legge. Al comando si aggiunge l'apprendimento o tirocinio (Imd del v. 7, che compare due volte nel Salmo), il cui correlativo è "l'insegnamento" di Dio (10 volte).

Il verbo principale dell'osservanza viene ripetuto tre volte nella prima strofa; tre volte appare drk-via (13 volte in totale), che definisce la vita come un progredire, in marcia, alla ricerca di orientamento e nel superamento di ostacoli. Si ripete "cuore/mente" (in totale 15 volte), per affermare la sincerità di tante parole e la loro unità nella fonte ulteriore. La prima strofa è quindi programmatica.

vv.25-32: La quarta strofa corrisponde con la lettera D. È una raffica di "vie" che viene compensata dal verbo "attaccarsi/incollarsi: "Il mio respiro è incollato alla polvere" (25); "aderisco ai tuoi precetti" (31). Il verbo serve a descrivere una situazione familiare tragica (25), poi pone come completamento i precetti (31). Con l'antitesi "incollato alla polvere/fammi rivivere", evoca un pericolo mortale Cfr. i Salmi 44,26 e 22,16). Raccontare a Dio il nostro vagare è una bella forma di preghiera. Egli ha pazienza nell'ascoltare e volontà di rispondere (ma la risposta resta fuori del Salmo).

vv.89-96: dodicesima strofa, con la lettera L. È la lettera del cuore, della lingua e del pane, della notte e della torcia, del vestire, del prendere e dell'apprendere. Quando si attribuisce un valore speciale ad una lettera dell'alfabeto, la L occupa il centro (non matematico, poiché è la dodicesima di ventidue).

Il tema dell'eternità attira motivi cosmici di creazione: perennità celeste (89) e stabilità della terra (90b). In contrasto entra la condizione caduca dell'uomo: perisce per la sofferenza (92), per la persecuzione del nemico (95); ha bisogno che il Signore lo salvi (94) e gli dia o gli conservi la vita (93). L'orante chiede aiuto al Signore perché si sente "suo". Con questo aiuto riuscirà a "non dimenticare mai" i comandi divini (93). La parola di Dio, cui il salmista ha fatto tante volte riferimento, appare adesso "piantata nel cielo", dove acquista la sua stabilità e sicurezza. Tutta la creazione perdura "al servizio di Dio" (91), eseguendo i suoi ordini. L'ultimo verso afferma: "di ogni cosa perfetta ho visto il limite": questo termine, "completamento o fine" è il limite, il termine e la fine di un essere. Profilo e forma sono perfezione dall'interno, limitazione dall'esterno. Il testo dice che il limite o la frontiera è la realtà insondabile di Dio (Giobbe 11,7). Il salmista ha visto che ogni cosa finita o perfetta ha un limite o una fine; solo il comando di Dio si dilata immensamente.

vv.161-168: ventunesima strofa, con la lettera S. Nell'alfabeto ebraico classico una lettera S è rappresentata con due fonemi: un s comune, che solitamente si trascrive s', e l'altra come la sh inglese o la sch tedesca, il suono italiano sci di "sciame", che solitamente si trascrive s. Secoli più tardi i masoreti le distinsero con un punto sopra la terza asta o la prima della lettera. Nella penultima strofa confluiscono queste due lettere: la seconda è ricchissima di vocaboli. Ad essa appartiene una delle parole preferite dall'autore: smr= custodire, serbare, osservare, a cui dedica gli ultimi due versi della strofa.

È giusto che non manchi nella serie la parola slwm, donde schalom= pace (165); amore cui si contrappongono la menzogna e la falsità (163). L'orante si sente perseguitato senza motivo (come in Salmo 35,7.19; 109,13).

Di fronte alla parola di Dio prova tremore e gioia (161b. 162a), in una strana polarità; la gioia è come quella descritta da Isaia (9,2): un bottino copioso e inatteso. Nel v 164 leggiamo una dichiarazione che ha ispirato pratiche di preghiera: "sette volte al giorno". Sovrappone un ritmo spirituale, devozionale, al ritmo biologico; anche se è vero che la "lode" del salmista poteva condensarsi in un verso o giaculatoria (Hallelu-Yah).
- L'inciampare del v 165 ci fa ricordare il tema della via. Di fronte ad un attendere pigro e inerte, il v. 166 ci offre una sintesi di speranza e azione.

Temi presentì nel Salmo
Condizione pellegrinante.
Il Salmo tratta del desiderio, della speranza, della gioia e della nostalgia di Dio. Potrebbe essere definito il Salmo del pellegrino: "Io sono straniero sulla terra" (19). Se mi nascondi i tuoi comandi, che cosa mi resta? Non c'è più tempio, né città; posso solo far valere il diritto dell'emigrante. L'unico luogo in cui posso nascondermi sono i tuoi comandi: "Sono canti per me i tuoi comandi, nella terra del mio pellegrinaggio" (54).

Compunzione e conversione.
Il salmista dichiara di non essere sempre stato un uomo di integra condotta e di non avere sempre cercato Dio con tutto il cuore: "Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua parola" (67): "Bene per me se sono stato umiliato” (71). Forse noi attribuiamo poco conto alle umiliazioni: "Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato" (75); "Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo i tuoi giudizi" (120).

Trasposizione cristiana.
Un cristiano quando recita o medita questo Salmo, non può dimenticare l'insegnamento di Paolo riguardo alla Legge. Molti titoli, simboli, privilegi attribuiti nel giudaismo alla Torah, sono attribuiti nel Nuovo Testamento a Gesù Cristo: luce, acqua dalla roccia, via, verità, vita…

Pertanto, dove leggiamo "legge" o "comando" possiamo pensare a Gesù come Messia.

Ricordando che nella sua origine il termine Toràh significa piuttosto "istruzione", "orientamento", la trasposizione è facile; le richieste del Salmo le possiamo rivolgere a Gesù o al Padre per mezzo di Gesù. Gesù è anche la Parola che Dio manda nel mondo, la Luce che illumina ogni uomo, l'ultima parola definitiva del Padre (Ebrei 1,1-4). In questo modo possiamo leggere il Salmo.

"Luce sulla mia strada" (105); "eredità eterna" (111); "rifugio" (114); "appoggio" (117), "garante" (122); "salvezza" (123): sono esempi presi da tre strofe in cui riconosciamo le prerogative del Signore verso di noi. Altre affermazioni possono essere poste anche sulla bocca di Gesù: "Mi consumo di zelo (157), "Detesto e aborrisco la menzogna" (163), "Dalla mia bocca sgorga la lode" (171), "Le tue orme erano la mia musica in casa di estranei" (54).

  • § Per convincersi che l'amore è la prima fonte di conoscenza, si possono meditare i vv.2. 7. 10. 11. 32. 34. 36. 58. 69.
  • § Per comprendere come può vivere un cuore quando è orientato a Dio, si può riflettere sul verbo darash= "cercare", nei vv. 2. 10. 45. 94. 155.
  • § Per imparare a vivere da pellegrini che desiderano la parola di Dio, su può meditare su: Genesi 23,4; 47,8-9; Levitico 25,23: 2Corinti 5, 6-10; Efesini 2,19-22; Ebrei 11, 8-16; IPietro 1,1. 17; 2,11.
  • § Per rendersi conto che in questo Salmo il cuore si distende in un abbandono totale e non si stanca mai di ricercare l'oggetto amato, leggere i vv. 20. 32. 55. 62. 72.103. 123. 127.131. 164.172.
  • § Per la preghiera personale, porre l'unico nome di Gesù al posto di tutti i sinonimi, aggiustando se occorre, la frase. Es. "Aprimi gli occhi, perché io veda le meraviglie di Gesù"; "Sono straniero sulla terra, non nascondermi Gesù"; "...maledetto chi devia da Gesù".

Breve sintesi delle 22 strofe

* Prima strofa (vv. 1-8). Introduzione. La beatitudine delle persone che sono fedeli nel vivere la Legge dell'Alleanza. Jahweh, tu garantisci felicità a chi è fedele alla tua Legge.

* Seconda strofa (vv. 9-16). La fedeltà alla Parola è garanzia di limpidezza interiore. E allora la decisione del salmista (e poi di Israele) è quella di accogliere profondamente "nel cuore" la Parola, come il più grande tesoro. Cosa che dà gioia profonda.

* Terza strofa (vv. 17-24). La domanda del salmista (e poi di Israele) "straniero/emigrante" è di vivere per poter essere fedele alla Parola; la domanda che il "velo" che annebbia gli occhi, sia tolto per poter contemplare le meraviglie della Parola.

* Quarta strofa (vv. 25-32). Se Jahweh rispose con attenzione al primo impegno per la Legge del salmista, ora che quest'uomo è "nella polvere", lo ascolti e lo sollevi con altrettanta urgenza.

* Quinta strofa (vv. 33-40). Attraverso una serie di sette "imperativi" (mostrami, fammi comprendere, guidami, fammi cercare, allontana, mantieni la promessa, tieni lontano), la domanda è che attenzione e sensibilità siano concentrate nella comprensione, nell'amore, nella fedeltà alla Torah, per evitare la vergogna della infedeltà a Jahweh.

* Sesta strofa (vv. 41-48). Domanda che Jahweh mantenga la sua promessa di liberazione e aiuti il salmista (e Israele) nell'annunzio della Parola di verità.

* Settima strofa (vv. 49-56). Domanda che Jahweh ricordi/mantenga la sua Parola, perché essa è fondamento della speranza del salmista (e di Israele) e conforto/sostegno nell'attacco dei nemici.

* Ottava strofa (vv. 57-64). Unico desiderio è la comunione piena con Jahweh, insieme a tutti coloro che, nella continua vigilanza, si impegnano per Dio.

* Nona strofa (vv. 65-72). Ringraziamento del salmista (e poi di Israele) per la fedeltà di Jahweh, anche nella sua "punizione" e nell'attacco dei nemici. La prova è stata una grande lezione di sapienza.

* Decima strofa (vv. 73-80). Se Jahweh ha plasmato il salmista (e Israele), gli doni anche lucidità e profondità di comprensione della Parola. Ciò darà gioia alla comunità dei credenti, mentre stordirà i miscredenti.

* Undicesima strofa (vv. 81-88). La fedeltà appassionata alla legge ha causato nel salmista (e in Israele) un attacco di morte da parte dei miscredenti. E allora domanda che Jahweh intervenga a liberarlo.

* Dodicesima strofa (vv. 89-96). Dalla contemplazione della Parola immutabile/stabile/fedele di Jahweh, viene il desiderio di una fedeltà piena, proprio mentre si scatena l'attacco dei nemici.

* Tredicesima strofa (vv. 97-104). Dalla contemplazione appassionata della Legge di Jahweh, sgorga il gusto della Parola, la "sapienza", che porta a una piena fedeltà (cf Salmi 19,8 e 111,10; Deuteronomio 4,6).

* Quattordicesima strofa (vv. 105-112). Altro aspetto della contemplazione della Parola: essa è "luce" che illumina la strada del salmista (e di Israele) e lo porta a piena fedeltà nel servizio a Jahweh, anche nella persecuzione.

* Quindicesima strofa (vv. 113-120). Sdegno verso coloro che non sono radicali nella fedeltà alla Parola di Jahweh e verso coloro che sono ipocriti. Questo nella speranza del salmista (e di Israele) di non essere deluso da Jahweh.

* Sedicesima strofa (vv. 121-128). Domanda che Jahweh tenga conto della fedeltà del salmista (e di Israele) e quindi intervenga a difenderlo da coloro che ora lo opprimono.

* Diciassettesima strofa (vv. 129-136). Testimonianza e anche domanda di fare esperienza della inesauribile, meravigliosa ricchezza della Parola.

* Diciottesima strofa (vv. 137-144). Nuova contemplazione della legge, compresa e gustata come parola pura, giusta, liberante.

* Diciannovesima strofa (vv. 145-152): Descrizione della situazione di oppressione da parte di "nemici". Però, proprio in questa situazione, il salmista (e Israele) rimane fedele alla Parola di Jahweh.

* Ventesima strofa (vv. 152-160). Nuova domanda perché Jahweh intervenga a liberare il salmista (e Israele), attaccato da rinnegati.

* Ventunesima strofa (vv. 161-168): Lamento del salmista (e di Israele) perché persone che hanno ricevuto una educazione superiore, lo attaccano senza motivo. Eppure, anche in questo attacco, il salmista riesce a cantare continuamente a Jahweh, perché per lui la Parola è la cosa più preziosa.

* Ventiduesima strofa (vv. 169-176). A conclusione del Salmo, il salmista (e poi Israele) testimonia per l'ultima volta la sua gioia -e quindi il suo canto- perché ha scelto la piena fedeltà alla Parola di Jahweh. E se nella sua vita qualche volta si è smarrito, domanda che Jahweh lo cerchi, perché egli mai ha dimenticato la Parola del suo Signore.

Domande per la preghiera e il discernimento personale:
Dei 176 versetti del Salmo 119, ora che cosa mi rimane? Vale la pena di viverlo?
Quale testimonianza esso mi dà della Legge/Parola di Jahweh?
Che cosa è per me la Legge /Parola di Dio:
alla luce dell'esperienza di fede del Salmo 119?
alla luce dell'esperienza di fede di Israele?
alla luce della persona e del Vangelo di Gesù di Nazaret?
alla luce della testimonianza di fede della chiesa delle origini?
Quale conclusione ne ricavo per la mia vita?

"Bisogna sempre pensare che Dio vede i segreti della nostra anima, la nudità della nostra vita, quello che noi nascondiamo e mostriamo. Egli ci guida e ci ama, conosce i nostri pensieri, i nostri atti presenti e futuri e ci offre la sua confidenza avvicinandosi a noi. È perciò impossibile non tendere a lui nel segreto di un cuore limpido e di una fede perfetta" (Bahya Ibn Paquda: "Doveri del cuore" in G. Ravasi, I Salmi ,vol. II, p 499).