Salmo 123

Salmo 123

Mié, 07 Ago 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 123 (122) comincia con un rapido movimento ascensionale dello sguardo. Questo gesto degli occhi è simbolo di una misteriosa elevazione spirituale, visto che il cielo è simbolo della trascendenza divina. Gli occhi, che si sono sollevati, ora si fissano: il salmista si ferma, prolunga l'attesa, differisce la conclusione, "finché...". Attraverso due paragoni, uno maschile e l’altro femminile, si passa dall'io al noi comunitario, dai padroni umani al Signore nostro Dio.

I nomi "servi - padroni - schiava - padrona" possono essere politici: re o vassalli, regina madre e serva, ma possono essere anche domestici. La servitù non viene sentita qui come schiavitù, ma come dipendenza. Allora il gesto degli occhi esprime un atteggiamento che il salmista coglie e fissa plasticamente. Anche la mano serve per il gesto, forse per un semplice cenno: non minaccia, forse dà ordini, certamente favori. Quindi fra gli occhi e la mano si instaura come un campo di comunicazione personale.

Per gli occhi vedere i Salmi 25,15; 119,82; 141,8; 69,4; Per la mano benefica si possono vedere i Salmi 104,27; 31,20.

Finora non c'è stata una richiesta, ma un semplice sguardo in attesa. Adesso si esprime il desiderio, che implora pietà. Ricordiamo che uno dei titoli classici di Dio è "pietoso" (Salmi: 86,15; 103,8; 111,4; 112,4: 116,5; 145,8). Nel salterio questa richiesta a Dio viene rivolta più di venti volte e passerà nella liturgia con l’invocazione: Kyrie, eleison; (cfr. Daniele 3,42).

Gli ultimi due versetti riportano un grido: è come se, a nome di tutti, il pellegrino che va a Gerusalemme dicesse: "Basta, non ne posso più!".

Il Salmo si era aperto con il levare lo sguardo al Signore, ora lo si implora di chinarsi su persecutori e perseguitati. Il non poterne più si riferisce agli scherni subiti, ma anche a quelli restituiti. Il Salmo fa capire che coloro che approfittano di Gerusalemme per i loro bassi interessi, non sono le sole fonti di disgusto. Per questo il pellegrino dice: "Noi siamo troppo sazi... del disprezzo" per i "superbi": il disprezzo con il quale noi rispondiamo loro. È una violenza reciproca che ci si fa. I "sazi e i superbi" non sono i padroni benevoli di prima; da questi non ci si aspetta nulla, perché concedono solo disprezzo. Si sono fatti padroni ma non con fini benefici.

Trasposizione cristiana
Gesù Cristo è il Servo per amore, fedele alla volontà del Padre. Per compiere questa volontà, accetta liberamente di essere sazio di scherno e disprezzo: "Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto ed essere disprezzato" (Marco 9,12). Nella risurrezione il Padre lo ha esaltato dalla sua umiliazione. Chi si mette alla sua sequela dovrà seguirne le orme, vivendo ogni insulto per causa sua come una beatitudine (Matteo 5, 11).

La parabola del fariseo e del pubblicano mostra il "soddisfatto" e il "disprezzato" (Luca 18, 9-14). Anche Gesù dirà "basta" a chi lo invita alla violenza (Luca 22,38).