Salmo 124

Salmo 124

Mié, 14 Ago 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo 124 (123) ricorda un pericolo mortale da cui Dio ha liberato e salvato il suo popolo. Lo si può dividere in due parti:
vv.1-5: evocazione di ciò che sarebbe successo se Dio non fosse stato con il suo popolo;
vv.6-8: evocazione del pericolo attraversato e significato dell'intervento di Dio.

Il Salmo incomincia nei primi due versetti a ricordare il drammatico frangente in cui Dio è intervenuto: "Dio è stato per noi". Chi è Dio? Colui che è dalla nostra parte, che si è schierato con noi e ha combattuto per noi. Questo però viene detto al negativo: "Se il Signore non fosse stato con noi ...".

Si tratta di una situazione di massimo pericolo che viene modificata dall'intervento di Dio. Quando la grande paura finisce e si è nel sollievo per essere scampati, si ha bisogno di esorcizzare la paura e il pericolo continuando a evocare le sue caratteristiche più terribili, quasi che questo aiuti a esprimere con maggior pienezza l’esperienza di salvezza vissuta in quella circostanza.

Immaginiamo un incidente mortale dal quale uno esce vivo, mentre quello che stava al fianco muore sull'istante… La vicinanza palpabile della morte, il suo brivido, producono uno choc spirituale, come un vuoto improvviso: tocchiamo la contingenza radicale della nostra esistenza. Uno resta senza parola, tremante, e il tremare attesta che la vita continua (Schokel).

Nel Salmo gli scampati evocano il fantasma della morte da cui Dio li ha liberati e insieme invitano altri a dare testimonianza di ciò che Dio ha fatto: "Lo dica Israele".

I vv.3-5 narrano il pericolo corso a causa di una esplicita volontà di male da parte di altri uomini. La traduzione migliore sarebbe: "Ci avrebbero inghiottiti vivi nel furore della loro ira contro di noi".

Chi sono questi oppositori? Nel Salmo assumono sembianze di animali che spalancano le fauci per inghiottire. Quando si è preda della violenza, si smette di essere uomini. Ricorda il Salmo 22: "Mi circondano tori di Basan... leoni... una muta di cani". Questo descrive l'esperienza dell'assoluta debolezza di chi è in balìa di un altro.

- L'altra immagine che viene usata è quella dell'acqua che travolge e, arrivando fino alla gola, uccide. Qui si può fare riferimento ai torrenti del Negheb del Salmo 126. Se il Signore non fosse intervenuto, noi saremmo stati travolti dalla violenza impetuosa della fiumana che si rovescia contro di noi e che ci avrebbe portati via come fuscelli d'albero o di paglia secca: cf Salmo 18,5-6; 69,2-3.

v.6: "Sia benedetto il Signore che non ci ha dati in preda ai loro denti". Nel momento del terribile pericolo sorge il grido a Dio che salva, perciò esplode il sollievo. La preghiera dei Salmi è un’educazione della nostra sensibilità, del nostro modo di sentire e di vedere le cose

v.7: "Noi siamo stati liberati come un uccello dal laccio dei cacciatori; il laccio si è spezzato e noi siamo scampati". I verbi sono al passivo e quindi il soggetto è Dio. Non siamo noi che ci liberiamo, è Dio che ci libera. L'immagine utilizzata dal salmista vuole insistere sul fatto che noi non possiamo salvarci da soli: più l'uccello si agita e più il laccio si stringe. Mentre le acque alludono ai nemici che ci sommergono e ci ammazzano, i lacci sono le strategie che i “cacciatori” usano per farci inciampare e cadere: è il laccio della tentazione dell'ingiustizia, della violenza, del peccato, del male. Da questi lacci ci libera solo il Signore e quando Dio fa questo si può esclamare:

v.8: "Benedetto il Signore... Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che ha fatto cielo e terra". Questo versetto è quasi una ripetizione del salmo 121,2 e si è trasformato in una formula liturgica. Il nome Jahwèh è l'unico, autentico aiuto. Se pensiamo alla storia del popolo d'Israele, al passaggio del Mar Rosso, alla deportazione in esilio e alle mille situazioni drammatiche in cui è venuto a trovarsi, possiamo ben capire come solo il Signore sia in grado di salvare.

Trasposizione cristiana.
S. Agostino proietta questo salmo alla glorificazione e lo mette sulle labbra dei risuscitati o glorificati, specialmente dei martiri. Hanno attraversato il torrente della persecuzione e hanno salvato l'anima con l'aiuto del Signore. Pensiamo a Gesù che è perseguitato, condannato, crocifisso, sepolto e risuscitato. Pensiamo a Paolo che può dire: "Dov'è, o morte, la tua vittoria?". Pensiamo alla vita apostolica di tanti cristiani, missionari, laici, sacerdoti, religiosi, sparsi in tutto il mondo, i quali per annunciare il vangelo vanno incontro quotidianamente a pericoli di ogni genere e spesso danno anche la vita. Chi li sostiene in queste fatiche? Solo l'amore per il Signore.

"Dio è dalla parte del perseguitato. Sempre. Se un giusto perseguita il giusto, Dio è dalla parte del perseguitato. Se un empio perseguita il giusto, Dio è dalla parte del perseguitato. Se l'empio perseguita un empio, Dio è dalla parte del perseguitato" (Sefer ha-Aggadà, in: G.F. Ravasi: Il libro dei salmi, vol. III, p. 564).

Nella lode si può anticipare la vittoria e mentre si è nel pericolo si può in tutta verità dire: "Benedetto il Signore, che non ci ha dati in preda ai loro denti", perché ormai il vero dare è già stato fatto; noi siamo già stati dati al Signore Gesù e allora non c'è più nulla che possa farci del male.