Salmo 127

Salmo 127

Sáb, 07 Sep 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo è focalizzato sull’efficacia della partecipazione di Dio alla vita sociale e personale. L’unità del testo, che sembra a prima vista diviso in due parti, è data dall’ambivalenza della voce “casa”, che nella prima parte (vv. 1-2) è usata nel senso reale e nella seconda parte è supposta nel suo significato traslato di “famiglia”. Il Salmo 127 vuole indicare che sia il pane quotidiano che la discendenza di figli sono dono di Dio.

Il carme si compone di due detti “proverbiali” originariamente autonomi. Il primo (vv. 1-2) ammonisce circa la “vanità” degli sforzi umani quando non sono corroborati dalla benedizione divina, la quale soltanto può garantire il successo; il secondo (vv. 3-5) esalta la sorte dell’uomo che, circondato da una corona di figli -divina benedizione anch’essa- può guardare al futuro con la sicurezza di un “prode” ben agguerrito. Il legame che ha consentito la combinazione dei due detti in un’unica composizione può ravvisarsi appunto nella menzione della “casa” da costruire nel versetto iniziale; essa, presa in senso morale, cioè come “famiglia”, si confà bene con il tema della seconda parte, che verte appunto sui “figli”.

Il Salmo è attribuito, nel titolo, a Salomone (è il secondo che, dopo il Salmo 72, porta tale attribuzione), forse perché fu lui a costruire la “casa” di Jahwèh, il tempio; oppure perché Salomone è considerato l’autore (o, meglio, l’ispiratore) della letteratura sapienziale (cfr. 1Re 4,32).

Il salmo è abbastanza armonico. La simbologia è spaziale, temporale, bellica e antropologica.

Genere letterario: Salmo sapienziale.

Divisione: vv. 1-2: la “casa” senza il Signore; vv. 3-5: la “casa-famiglia” con il Signore.

vv.1-2: È il primo detto; in esso la necessità del divino intervento nell’attività umana è mostrata in tre casi, e cioè: nella costruzione di una casa (v. 1a), nella “custodia” di una città (v. 1b) e nella dura fatica giornaliera (v. 2).

v.1: “Se il Signore non costruisce la casa…”: è il Signore il “custode” del popolo e della città; è Lui il “vigilante” (Geremia 1,11-12) su Israele che in lui spera (cfr. Salmo 130, 5-7). È proprio del linguaggio biblico presentare la divina “cooperazione” in termini assoluti, che sembrano escludere la libera e doverosa iniziativa dell’uomo.

v.2: “Pane di sudore”: letteralmente: “pane di fatiche”. L’uomo, scacciato per la sua colpa dal paradiso terrestre, luogo di delizie, è condannato alla dura fatica dei campi, da cui “fra triboli e spine” dovrà trarre, con sudore, il proprio sostentamento (Genesi 3,17-19); è la triste immagine che la Bibbia dà dell’uomo abbandonato a se stesso; quadro che solo la divina liberalità può mutare radicalmente (cfr. Salmo 104,123.28; 145,15-16; inoltre Matteo 6,23-24).

- “Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”: in questo versetto è descritta la fatica dell’uomo per guadagnarsi il pane avvertendo però che senza Dio il risultato è negativo. Ma con Dio, quando si è “suoi amici” i frutti vengono più facilmente, anche quando si dorme.

vv.3-5: Tema di questo secondo detto è la discendenza che, nella concezione socio-religiosa della famiglia propria del mondo biblico ed orientale, è una ricchezza proveniente dalla divina liberalità (v. 3) e, nello stesso tempo, una garanzia per il futuro (vv. 4-5).

v.3: “Dono del Signore sono i figli”: letteralmente: “eredità del Signore”. È la stessa definizione della terra promessa, di cui i figli servono ad assicurare e rafforzare il possesso. Per i “figli” come dono di Dio, cfr. Genesi 17,16. L’espressione “eredità del Signore” designa usualmente la Terra promessa data da Dio a Israele come sua stabile dimora; qui essa sta ad indicare che i figli sono un “dono” divino e che servono ad assicurare la continuità e stabilità della nazione eletta.

v.4: “Come frecce…”: l’immagine è bellica. Si esprime la convinzione che i figli avuti nella giovane età sono più forti e robusti di quelli avuti da genitori più avanzati negli anni (cfr. Genesi 37,3). Nel contesto del Salmo con questa metafora si vuole significare che un padre con i figli forti può affrontare la vita come un “eroe”.

v.5: “Alla porta…”: la “porta” era il luogo dove si trattavano gli affari (cfr. Deuteronomio 21,19; 22,15; Ruth 4,1, ecc.). Il salmista immagina di potere contare di una schiera di vigorosi giovanotti, i suoi figli, che lo proteggeranno in ogni circostanza (“non resterà confuso”).