Salmo 129

Salmo 129

Sáb, 21 Sep 19 Lectio Divina - Salmos

È un Salmo che vuole cantare la fiducia in Jahwèh, unica certezza per il popolo d’Israele. Probabilmente è stato composto nel periodo del post-esilio. Strutturalmente è un graduale (cioè “Salmo delle ascensioni”) nei vv.1-2; invece i versetti 1-4 riguardano il passato e i versetti 5-6 il futuro. Nella prima parte risalta l’immagine dell’aratura (v. 3) e nella seconda quella della mietitura (v. 7).

L’autore pertanto, in primo luogo, dando uno sguardo al passato può affermare che, sebbene la storia del suo popolo sia segnata da una lunga serie di oppressioni straniere, Dio non ha mai permesso che esso soccombesse in modo irreparabile; sempre egli “ha reciso i lacci” dell’oppressione (v. 4).

Proprio su questo dato di fatto il salmista fonda la sua certezza di fede che anche nel futuro le cose non andranno diversamente, per il sicuro intervento del divino vendicatore d’Israele.

La simbologia è temporale, spaziale, agricola e liturgica. Questo carme è simile al Salmo 124 e per l’ostilità menzionata riecheggia il Salmo 120.

Genere letterario: Salmo di fiducia.

Divisione: vv. 1-4: racconto del passato doloroso; vv. 5-8: supplica per un futuro migliore.

vv.1-4: Come nel Salmo 124, viene presentato ex abrupto il tema dell’oppressione subita da Israele, a cui fa seguito immediatamente quello della divina benedizione.

v.1: “Dalla giovinezza”: allusione al periodo dell’Esodo (cfr. Osea 2,17; Geremia 2,2); infatti, poiché l’affermazione è messa in bocca ad Israele, la “giovinezza” della nazione eletta coincide con le vicende dell’Esodo: oppressione egiziana, prodigiosa liberazione, peripezie del deserto.

– “Molto mi hanno perseguitato”: anche nel Salmo 124,2 troviamo analoga ripetizione della frase iniziale del Salmo, cosa che serve a dare particolare risalto all’affermazione.

– “Ma non hanno prevalso”: il salmista può dirlo con orgoglio, a nome d’Israele, di non essere stato schiacciato e annullato definitivamente dai nemici, per grazia di Dio (v. 3) (cfr. Lamentazioni 3,2).

v.3: “Sul mio dorso hanno arato…”: il simbolo agricolo dell’aratura richiama la flagellazione e la devastazione della guerra (cfr. Michea 3,12; Isaia 50,6; 53,4-5). L’immagine del suolo lacerato dai lunghi solchi dell’aratro rende molto bene la durezza delle oppressioni che si sono abbattute “sul dorso” d’Israele.

v.4: “Il Signore è giusto…”: si attribuisce la causa della sopravvivenza da tante angherie e oppressioni al Signore che è “giusto” (= fedele alla sua Alleanza).

– “Il giogo degli empi”: sono le nazioni straniere, così definite per la loro empia oppressione dell’eredità di Jahwèh, cioè di Sion che essi “odiano” (v. 5).

vv.5-8: Siamo alla seconda parte del Salmo: qui lo sguardo è rivolto al futuro. I nemici che nel passato non sono riusciti a piegare Israele, nel futuro subiranno la stessa sorte che intendevano imporre alla nazione eletta: saranno sconfitti e umiliati irrimediabilmente.

v.5: “Siano confusi…”: per questa sorte prevista per gli “empi” vedi analoga espressione in Salmo 123,3; sono espressioni tra loro simili, che si usano nelle Lamentazioni, dove sono generalmente intese in chiave “imprecatoria” (cfr. Salmo 6,1; 40,15, ecc.).

– “Quanti odiano Sion”: sono quelli che odiano il Signore e il suo popolo (cfr. Isaia 4,3; 64,10; Michea 3,10.12; Salmo 51,20). Sion è il luogo della presenza della casa di Davide e del tempio del Signore, ove il popolo si raccoglie a pregare.

v.6: Siano come l’erba dei tetti”: la radicale inconsistenza dei nemici di Sion di fronte all’irresistibile onnipotenza di Colui che la difende, cioè di Dio, è illustrata con l’assoluta inutilità dell’erba che germoglia fra il terriccio dei tetti, ma non è buona a nulla.

v.7: “Non se ne riempie la mano il mietitore …”: dopo l’immagine dell’erba dei tetti, che non avendo radici subito dissecca, segue l’immagine del grano, che falciato si rivela inservibile, poco consistente per non avere maturato il seme nella spiga.

Ambedue i paragoni (vv.6-7) servono a descrivere il rapido annientamento dei nemici di Dio e del suo popolo, auspicato dal salmista.