Salmo 139

Salmo 139

Sáb, 07 Dic 19 Lectio Divina - Salmos

È uno dei Salmi più belli dell’intero Salterio. Manifesta chiari agganci tematici e letterari con Geremia e con Giobbe. Il salmo è una meditazione sulla onniscienza divina e, sotto questo punto di vista, è da confrontare con la meditazione che Giobbe fa sul timore dell’uomo sotto lo sguardo di Dio (Giobbe 7,17-20ss).

Gli aramaismi (vv. 4.8.16.19), la maturità del pensiero teologico e la familiarità che i profeti hanno del Salmo, inducono a collocarne la composizione nel post-esilio.

Il Salmo si compone chiaramente di due parti: l’una (vv. 1-18) è una meditazione colloquiale su Dio e con Dio; l’altra, più breve (vv. 19-24), è una specie di protesta d’innocenza sotto forma di preghiera.

Nonostante lo stato di conservazione notevolmente difettoso con cui il testo è giunto fino a noi, il contenuto (soprattutto quello della prima parte) appare fra i più ricchi del Salterio. Il Salmo 139 esprime l’ammirazione dell’uomo religioso che vede e sente il suo essere legato intimamente alla realtà di Dio.

Se la consapevolezza – è stato osservato – dell’intimo, personale rapporto intercorrente fra l’uomo e Dio è una caratteristica qualificante della preghiera dei Salmi, essa raggiunge il vertice proprio in questo Salmo 139.

Genere letterario: Salmo sapienziale (+ motivi innici, di supplica e imprecatori).

Divisione: Dio è onnisciente (vv. 1-6); Dio è onnipresente (vv. 7-12); Dio è creatore (vv. 13-18); Dio è giudice (vv. 19-24).

vv.1-18: In questa prima parte del Salmo, che è la principale, viene trattato il tema della divina realtà vista soprattutto negli attributi della onnivvegenza e della onnipresenza divina: Dio conosce l’intimo dell’uomo (vv. 1-6); in nessun modo l’uomo può sfuggire alla divina onnipresenza (vv. 7-12); Dio ha fatto in modo stupendo l’essere umano (vv. 13-18).

v.1: “Mi scruti”: letteralmente: “Mi hai scrutato”. Per la fede veterotestamentaria su Dio “scrutatore dei reni e del cuore” vedi Geremia 17,10. Questa verità è richiamata, generalmente, nella protesta d’innocenza (cfr. Salmi 7,10; 44,22); ma qui essa sembra vista in rapporto al divino attributo della onniscienza. Il verbo “scrutare” denota una penetrazione particolare, che scende nel segreto della propria coscienza.

– “Mi conosci”: nel Salmo il verbo “conoscere” ricorre sette volte, con speciale concentrazione nei primi sei versetti.

v.2: “Quando seggo e quando mi alzo”: con parole quasi identiche il Signore reagisce all’arroganza di Sennacherib in Isaia 37,28-29.

v.5: “Poni su di me la tua mano”: in segno di protezione e di dominio assoluto di Dio sull’uomo (cfr. Esodo 33,22-23; Isaia 8,11; Ezechiele 1,3; 3,14). Come è indicato chiaramente dall’espressione che segue, il salmista vuole sottolineare, oltre che l’ampiezza, anche la concretezza della divina azione (“mano sulla spalla”) e, indirettamente, della divina conoscenza.

vv.7-12: Questi versetti sono ritenuti come una delle più belle e squisite poesie del Salterio, forse insuperati come descrizione dell’ineludibilità della presenza di Dio (cfr. Amos 9,2).

v.7: “Dove andare lontano …”: la frase è un interrogativo retorico che suppone la risposta negativa. Per il tentavo non riuscito di fuga da Dio, cfr. Giona.

v.12: “Nemmeno le tenebre per te sono oscure…” In Dio le tenebre non hanno spazio e la luce trionfa sempre quando Egli si fa presente.

vv.13-18: Costituiscono il cuore della composizione poetica e ci consegnano la contemplazione ammirata del salmista riguardo all’azione di Dio nel processo formativo della persona umana.

v.13: “Sei tu che hai creato …”: è chiaramente espressa la motivazione della conoscenza profonda di Dio e della lode conseguente del salmista (v. 14).

– “Le mie viscere”: alla lettera: “i miei reni”. Questi sono nella concezione biblica la parte più segreta dell’uomo, la sede della coscienza e della vita sensitiva e affettiva.

– “Mi hai tessuto nel seno di mia madre”: è un’immagine per indicare l’intervento creativo di Dio nella formazione dell’uomo. La presenza attiva di Dio nelle tenebre delle “viscere” e del “seno” è dimostrata dalla sua azione creatrice sia dei “reni”, sia dello stesso embrione umano nascosto nel seno materno.

v.15: “Profondità della terra”: variante poetica del “seno materno” del v. 13. Per il mistero della crescita del feto nel grembo materno, cfr. Giobbe 10,10-11; 2Maccabei 7,22-23; Sapienza 7,1-2.

v.16: “Tutto era scritto nel tuo libro… i miei giorni erano fissati”: la traduzione è incerta a causa della difficoltà del Testo Masoretico. Con queste immagini l’orante sottolinea l’onniscienza e l’onnipotenza divina anche nei confronti del tempo futuro.

vv.17-18: “Quanto profondi… i tuoi pensieri… quanto grande il loro numero”: cfr. v. 2. Torna qui il sentimento di sgomento e di ammirazione del v. 6 di fronte alla incommensurabilità del divino “pensiero” (cfr. Salmo 92,6).

vv.19-24: Come appendice integrativa sta questo brano conclusivo; in esso il pensiero del salmista si porta sul problema della ribellione umana a Dio (vv. 19-20) in cui egli prende decisamente le parti di Dio.

v.21: “Odio … quelli che ti odiano” (cfr. Salmo 137,7-9). Il salmista dichiara senza mezzi termini di stare dalla parte di Dio contro i suoi nemici, e desidera per loro ciò che desidera Dio. Le espressioni imprecatorie di odio, molto forti, risentono dello stile di tale genere letterario e del linguaggio tipico dell’Antico Testamento.

v.23: “Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore”: riportandosi all’inizio del Salmo, l’orante fa la sua protesta d’innocenza, che è anche fermo proposito di volere camminare non nella “via di menzogna”, ma in quella eterna, sotto lo sguardo scrutatore e vigilante di Dio.